Ike Reilly – Born on Fire ( Rock Ridge/ Firebrand Rec., 2015)

Ike Reilly

Uno dei tanti “beautiful loser” sconosciuti al pubblico ma che da anni (almeno tre lustri) si sbatte sui palchi di mezza America a dimostrare di quale pasta è fatto e pubblica album di buona qualità ma che nessuno conosce ed ascolta.
Ha anche avuto il suo momento di gloria quando, ormai tanti anni orsono, nel 2001 l’etichetta Universal gli pubblica l’album “Salesmen and Racists” ma il disco, pur essendo un prodotto di buona qualità, non vende e la major lo scarica.
Seguono diversi dischi indipendenti, purtroppo con lo stesso esito dei precedenti ma la vecchia amicizia con Tom Morello gioca a suo favore e aiuta Ike Reilly con questo nuovo lavoro pubblicandolo tramite la sua etichetta Firebrand Records.
Ascoltare questa musica oggi suona un poco strano, in quanto rimanda inevitabilmente agli anni ’70: un rock urbano infestato da suoni garage con chitarre distorte, ma anche echi soul, funk e blues; sullo sfondo cori black, fiati appena accennati ed un organo che avvicina il sound ai Replacements, ai primi Mink De Ville, ai Rolling Stones e decine di altri rocker, ma rivisitato tutto sommato in maniera originale e personale.
Reilly è un puro, su questo non ci piove. Non c’è un brano sottotono, da ” Do The Death Slide!” un ottimo blues-funk rock impreziosito da un bell’assolo di armonica degno di un vecchio bluesman, a “The Black Kat” dalle sonorità esplicitamente rollingstoniane, oppure la chitarra che rumoreggia e sporca i suoni di un country sgangherato in “Upper Mississippi River Valley Girl” condita da cori gospel luciferini. Decisamente interessante è “Let’s Live Like We’re Dyin’”, inizio Big Easy style, poi diventa un talkin’ boogie condito da chitarre taglienti, fiati, armonica e cori femminili, passando poi per il folk rock della title track posta all’apertura, “Hangin’ Around” invece mi ricorda un altro loser, Willie Nile (in particolare per le affinità vocali) e la gustosa ballata posta in chiusura, dal titolo ” Paradise Lane”, nella quale si fa accompagnare da Morello alla chitarra (per fortuna senza rovinare troppo la canzone).
Inciso con la sua band “The Assassination” dove emergono i suoi compagni di una vita, il batterista Dave Cottini ed il chitarrista Phil Karnats, “Born on Fire” è un lavoro imprevedibile, eccitante e dinamico, che sprigiona un sound originale ed insieme derivativo. Reilly è riuscito nell’ intento di pubblicare il suo personale capolavoro: un album notevole.

Voto: 8,0

Tracklist:

01 – Born On Fire
02 – A Job Like That (Lasalle & Grand)
03 – Underneath The Moon
04 – Do The Death Slide!
05 – Am I Still The One For You
06 – Two Weeks-a-Work, One Night-a-Love
07 – Hangin’ Around
08 – Notes From The Denver International Airport
09 – The Black Kat
10 – Let’s Live Like We’re Dyin’
11 – Upper Mississippi River Valley Girl
12 – Good Looking Boy
13 – Paradise Lane (feat. Tom Morello)

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6 pensieri su “Ike Reilly – Born on Fire ( Rock Ridge/ Firebrand Rec., 2015)

  1. Come ti dicevo, di Ike Reilly ho solo un disco (quello dle 2010) e l’ho sempre trovato carino anche se, lo ammetto, non lo ascolto spessissimo.

    Di sicuro lo recupererò e lo ascolterò appena possibile: ho appena trovato l’ultimo di Ryan Adams (1989) e l’ultimo di Joe Ely. Mi mancano Ike (appunto) e il nuovo di Jesse Malin.
    Diciamo che l’autunno è sempre foriero di buone uscite musicali.
    L’anno scorso beccai Tom Petty, sempre RYan Adams e i Gaslight Anthem (https://lapinsu.wordpress.com/2014/10/30/4590/)

    Ora queste altre 4 succulente uscite…

    Aspettando il Boss, che secondo i bene informati dovrebbe tornare in tour l’anno prossimo e quindi dovrebbe uscire anche un suo disco.

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    • Si, i soliti bene informati dicono che avrebbe già pronti addirittura due album (di cui uno senza la E-Street Band), mah …ho imparato a farmi scivolare addosso certe informazioni ed attendo con una calma…apparente 😉
      Invece non demordo sul fatto che venga pubblicato a Novembre il cofanetto dedicato all’ anniversario dell’ uscita di The River (spero con allegato un bel DVD di un concerto completo del periodo ’80/’81).
      E comunque quest’anno di prodotti di qualità ne sono usciti parecchi, faccio veramente fatica a starci dietro, sia per l’ ascolto che per l’ acquisto. Infatti Joe Ely non l’ho ancora preso…. 😉

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      • Il cofanetto di The River lo aspetto con ansia pure io e per il tuo stesso motivo: uno di quei live-show.
        Già quello di Darkness contiene un live memorabile, ma qui si andrebbe oltre.
        Se poi faranno (e tanto lo faranno) il cofanetto di BITUSA con uno di quei memorabili concerti, allora viene giù pure il padreterno a guardarselo.

        In tutta onestà ti dico anche che se esce o meno un nuovo disco mi cambia poco la vita. I dischi migliori Bruce li ha già fatti e dopo The Rising non ha più toccato vette di eccellenza, anzi spesso ha fatto cilecca (working on a dream o l’ultimo High Hopes). A me interessa solo poterlo tornare a vedere dal vivo, solo quello.
        Speriamo bene 🙂
        E nell’attesa ci consoliamo con tutti questi bei dischi che tu e mysterio85 (qui il suo blog https://unusualrock.wordpress.com/) prontamente mi segnalate ogni volta 🙂

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      • Questa volta ti ringrazio io della dritta per il blog di mysterio85, ho ascoltato musica interessante (uno che pubblica video dei “Bastard Sons of Johnny Cash” direi che si può definire un tipo giusto….).

        Per il discorso di Bruce dal vivo, sono d’accordo in parte, mi spiego meglio e forse nel recente passato ho già affrontato proprio con te l’argomento: Bruce l’ho visto otto volte (dal 21 Giugno 1985 sino i più recenti, saltando “volutamente” il tour di Devil & Dust e, purtroppo il live periodo Seeger Session Band, l’unico per il quale mi pento amaramente, ma avevo due figli piccoli e non me la sono sentita di lasciare a casa mia moglie, pure lei fan del boss, quindi ha predominato il mio lato razionale).
        Ed ovviamente l’ultimo, il quale l’ho vissuto con un certo distacco,mi è sembrato un carrozzone musicale, quasi un circo non più l’evento che avevo vissuto in passato, ma forse mi sto sbagliando e sono io che sono cambiato, ho assorbito altri generi musicali che seguo con più interesse.
        Comunque nel caso Bruce tornasse in Italia andrei certamente ad un suo concerto se si presentasse con un combo di pochi elementi , magari i soli Lofgren , Garry doubleiuTallent ,Mighty Max e Professor Roy ) ci andrei di corsa. So che è impopolare ma questo è il mio punto di vista …. (non maledirmi) 😉 ciao

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      • Leggo sempre con piacere la tua umiltà di pensiero, questo tuo metterti sempre in discussione e considerare la tua opinione solo come una delle tante possibili.
        Comunque, se vivi con un po’ di distacco gli ultimi tour e se li consideri di livello inferiore a quelli passati, credo che tu lo faccia con cognizione di causa.
        Io non ho potuto vivere in prima persona “l’età dell’oro” springsteeniana, i primi anni 80, e la magia di quegli show l’ho potuta solo intuire dai video recuperabili in rete o dai ricordi di chi, come te, c’era.
        Credo che quei vertici musicali siano irraggiungibili per il Boss e credo che tutti siano d’accordo che il più brutto show del bitusa tour sia comunque più bello del migliore show degli ultimi anni.
        Io stesso se faccio il confronto tra i primi live che vidi (reunion tour a Bologna e THe Rising Tour a Milano sotto il diluvio) e gli ultimi rilevo un calo, ma ciò no toglie però, che siano ancora fantastici show. 3 ore e più di musica e divertimento. E’ per questo che non vedo l’ora che torni in Italia a cantare!!!!!

        Non ti maledico, quindi, perchè ti capisco e, in parte, sono d’accordo con te. Però uno la propria moglie la ama pure quando invecchia e prende qualche chilo e le rughe fanno capolino intorno agli occhi. Ecco, con Bruce per me è la stessa cosa 🙂

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