Legendary Shack Shakers – The Southern Surreal (Alternative Tentacles Rec., 2015)

Legendary Shack Shakers

Quando hanno iniziato nel 2001, i ribelli di Nashville “Legendary Shack Shackers” erano ben lontani dall’ essere leggendari. Ora, dopo quattordici anni, diverse centinaia di concerti travolgenti e sette album alle spalle, possiamo dire che si stanno avvicinando meritevolmente a quanto si erano fregiati sul proprio nome.
Coloro che hanno familiarità col gruppo e col frontman e fondatore (Col) JD Wilkes sanno cosa aspettarsi dai Shack Shakers. A cinque anni dal precedente album, ci regalano il solito miscuglio di rockabilly, country e swamp blues, rivisitati in maniera folle ed irriverente. Dal groove lento e denso di rumorismo waitsiano di “Born Under a Bad Sign” posto in chiusura del disco, al rockabilly contorto ad alto tasso energetico di “Mud” con la chitarra twangin’ stile spaghetti Western che alimenta anche il brano “Cold”, Wilkes e soci ci portano in giro attraverso la musica delle regioni più oscure del profondo sud.
Oltre al leader fanno parte attualmente della band Rod Hamdallah (chitarra elettrica), Mark Robertson (basso e contrabbasso), Brett Whitacre (batteria) e troviamo come ospiti l’ attore e musicista (e loro fan di lunga data) Billy Bob Thornton, Duane Denison,chitarra del gruppo Jesus Lizard e Ralph Carney, sassofonista conosciuto per aver lavorato con Tom Waits.
Dal brano “Dead Bury the Dead”, una rumba dall’ andatura minacciosa con un assolo tagliente del chitarrista Hamdallah si passa al surfy garage in “MisAmerica”. “Down to the Bone” è uno swamp blues cantato con una voce filtrata che dona un’ aria decisamente sinistra al brano. Quando Wilkes tira fuori il suo banjo luciferino per il brano “The Buzzard and the Bell” combina un bluegrass selvatico che purtroppo dura meno di due minuti e finisce proprio quando sta diventando interessante. Stesso discorso per il breve intermezzo strumentale “Fool’s Tooth”, meno di un minuto di percussioni tribali e armonica blues.”Demon Rum” piano, contrabbasso e spazzole sulla batteria ad accompagnare un brano slow country fifties che sembra una outtake estrapolata da una registrazione di Hank III. “The One that Got Away” è un hillbilly country con ospite alla voce Lucy Cochran, mentre “Young Heart, Old Soul” è un brano dalle atmosfere rockabilly/ska, che fanno diventare il disco sfrenatamente eclettico ed imprevedibile e che danno loro la possibilità di trovare qualche nuovo fan al gruppo.
Pure nei testi appaiono alcune stranezze, con parole gergali oppure inventate, forse per dare maggiore importanza al “surreale” nel titolo del disco. Poi la chiusura con il brano “The Dog Was Dead”, uno strampalato talkin’ (ospite Billy Bob Thornton) che divora lo spazio su un disco di breve durata (35 minuti circa).
Chi è abituato al loro modo di essere e di proporre musica, di fatto poco cambia rispetto al passato, sono i soliti Shack Shakers come li conosciamo ormai da anni e di certo nulla aggiunge questo disco al loro status di “leggendario” ostentato fin dai tempi della loro prima uscita.

Voto:7,0

Tracklist:

1. Cow Tools
2. Mud
3. MisAmerica
4. The Grinning Man
5. Cold
6. (Let the) Dead Bury the Dead
7. The One That Got Away
8. Young Heart, Old Soul
9. Fool’s Tooth
10. The Dog Was Dead
11. Down to the Bone
12. Christ Alrighty
13. Demon Rum
14. The Buzzard and the Bell
15. Born Under a Bad Sign

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