Lucero – All a Man Should Do ( Ato Records, 2015)

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Vidi questo gruppo in versione live diversi anni orsono nel piccolo ma splendido locale di Pavia -Spaziomusica – quando ancora il loro sound alternative country era grezzo, con un’ attitudine punk, complice la voce del leader Ben Nichols aspra e rauca, anche se emergeva anche una determinante componente di rock urbano (andate a cercarvi uno dei precedenti dischi della band come “Lucero”, “That Much Further West” oppure “Rebels,Rogue & Sworn Brothers” dove è forte l’influenza di gruppi come The Replacements, Ramones, ma anche di Springsteen ed il southern rock dei Drive By Truckers, per fare un esempio).

Nel 2009 hanno poi virato verso un sound più consono a Memphis, città dalla quale provengono, ed il sound ci ha guadagnato di spessore ed intensità, miscelando un suono garage e chitarristico con l’innesto di fiati (ad essere sinceri, a volte fin troppo ridondanti) rhythm’n’blues.
Tra “1372 Overton Park” del 2009 ed il successivo “Women & Work” del 2013 ci sono stati diversi momenti in cui si pensava che la band si sciogliesse (nel frattempo Nichols ha pubblicato un disco solista) e Ben si è spesso esibito da solo oppure in compagnia del solo Rick Steff all’ accordion; ma poi evidentemente gli ostacoli sono stati superati e hanno deciso di pubblicare questo nuovo disco “All a Man should do”
anche se si può notare un nuovo mutamento nel suono, diventato più intimista e meno aggressivo, ad opera proprio del duo che ha preso le redini sia della stesura dei testi, più riflessivi (Nichols) accompagnati dal cambio di rotta di un suono più melodico (Steff).
Il disco comincia con una bella “Baby Don’t You Want Me” seguita dal primo singolo estratto “Went Looking for Warren Zevon’s Los Angeles”, un racconto malinconico scritto da Nichols con in testa il brano di Zevon “Desperado under the Eaves” che canticchiava per le strade di L.A. quando riusciva a trovare il tempo per la sua ragazza texana che nel frattempo si era spostata a vivere proprio nella metropoli californiana.
Tra le dieci canzoni presenti, compare l’unica cover “I’m in Love with a Girl” dei Big Star riproposta come omaggio al gruppo, ma anche alla città di Memphis ed agli Ardent Studios dove hanno deciso di registrare l’album e guarda caso dove ci lavora un ex Big Star (Jody Stephens) che ha dato il suo contributo alle backing vocals nell’incisione del pezzo.
Da segnalare “They Called Her Killer” sorretta da una fisarmonica, “I Woke Up In New Orleans” dolce e malinconica con il pianoforte a guidare il tappeto sonoro, ma è con “Can’t You Hear Them Howl” e più in particolare con la conclusiva “My Girl & Me in ’93” che si riascolta in parte il sound dei due dischi precedenti, con l’inserimento dei fiati che spazzano via l’ inquietudine e la malinconia presente negli altri brani, bilanciando le sorti di un disco che col repentino cambio di suono, se all’inizio può essere un fattore positivo, dopo diversi ascolti però corre il rischio di diventare un poco tedioso, anche se si tratta pur sempre di un lavoro interessante, maturo e senza dubbio coraggioso.

Voto: 7,0

Tracklist:

1. Baby Don’t You Want Me
2. Went Looking for Warren Zevon’s Los Angeles
3. The Man I Was
4. Can’t You Hear Them Howl
5. I Woke Up In New Orleans
6. Throwback No. 2
7. They Called Her Killer
8. Young Outlaws
9. I’m in Love with a Girl
10. My Girl & Me in ’93

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