Bruce Springsteen – Come on (Let’s go tonight)

rattlesnake

In attesa del cofanetto celebrativo del doppio album “The River” dal titolo “The Ties That Bind” in uscita il prossimo 4 Dicembre, mi è venuta voglia di rispolverare il precedente “The Promise” uscito nel 2010 e che invece riguardava l’album del 1978.
Quando uscì fremevo dalla voglia di guardare il concerto in DVD ed ascoltare le canzoni inedite (che possedevo già in svariati bootleg, ma con una qualità audio ovviamente pessima), che sfogliai con scarso interesse quelle pagine annesse al box, che riportavano le copie del notes sul quale Bruce scrisse i suoi appunti e le sue canzoni. Abbiamo cosi tanta fame di novità che a ciò che già possediamo, a volte non diamo la giusta importanza.

“Darkness” è indubbiamente l’album di Bruce al quale sono più affezionato e quello che mi ha appagato di più emotivamente; uno dei motivi suppongo dipenda dal fatto che fu il primo disco di Bruce che ascoltai, così come la prima canzone fu quella che dava il titolo al disco: il periodo era il lontano 1981, ero un ragazzino di 14 anni che scopriva un mondo musicale diverso da quello quotidiano fatto di canzonette. Anche se a dire il vero la prima canzone in assoluto di Bruce che ascoltai fu quella che più tardi scoprii intitolarsi “Jackson Cage” qualche tempo prima di quella menzionata, ma all’ epoca ero inconsapevole dell’ identità dell’ artista e del titolo della canzone, la quale passò per radio (la mitica Radio West) e mi piacque così tanto che mi appuntai il titolo “storpiato” su un foglio, con la speranza di poterla riascoltare ancora per radio oppure spulciando tra le riviste specializzate del periodo (Ciao 2001, Mucchio Selvaggio oppure il Buscadero) perché all’epoca non c’era San Google o YouTube che in pochi secondi ti davano magicamente il responso, per una cosa ora così semplice dovevi farti il mazzo ( ma questa è un’altra storia) …..ehm, dicevo, la canzone di cui voglio parlare è quella che secondo le cronache diede il via alle sessions vere e proprie per le registrazioni dell’ album “Darkness” ovvero quelle che iniziarono nella tarda estate del 1977, al ritorno del girovagare per le strade polverose del deserto dello Utah, decisione presa da Bruce subito dopo aver saputo della tragica fine di Elvis (era il 16 Agosto) il quale non prese bene questa notizia, quindi decise di partire subito in compagnia di Miami Steve e del fotografo Eric Meola su una Ford Galaxy 500 Cabriolet Rossa. Quei giorni furono immortalati dalle foto di Meola (e presenti nel cofanetto) evocative dello stato d’animo dei tre amici in quei giorni. E tutto ciò servì eccome, in quanto Bruce tornò rigenerato e, spostate le session allo Studio Record Plant, incise la prima di una serie incredibile di canzoni, abbozzandola alla chitarra e poi dopo aver ricevuto un cenno di approvazione da Jon Landau, si spostò al piano e la suonò tutta: è intitolata “Come On (Let’s go tonight)” con un testo che parla della morte di Elvis , ma non vedrà la luce sino alla pubblicazione del cofanetto celebrativo, mentre la base musicale venne utilizzata per la canzone “Factory” preferendogli un testo piu’ personale, in linea col suo concept album.

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8 pensieri su “Bruce Springsteen – Come on (Let’s go tonight)

  1. Credo che “The Promise” sia una delle più belle cose che il Boss abbia messo in loop negli ultimi anni.

    D’altronde, come hai giustamente sottolineato tu, il periodo ‘Darkness’ è quello più prolifico dal lontano ’73… E, fino a The River, è anche il migliore (estremamente soggettivo ovviamente).

    Bellissimo post, ciao Massimo

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    • Grazie Andrea….ti ho rubato il mestiere, avendo tu un blog praticamente dedicato a lui; mentre io sono una specie di giuda nei suoi confronti, mi ha aperto gli occhi da ragazzino ma recentemente l’ ho (quasi) abbandonato, preferendogli altri generi ed altri gruppi, ogni tanto torno ad ascoltarlo…e non si tratta soltanto di rimorso di coscienza… ciao e buona giornata

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  2. Come già ti ho scritto più volte, anche per me Darkness è il disco più importante per me tra quelli che abbia inciso il Boss, quello che mi piace di più. Convengo con molti che forse non sia il più bello, ma per me ha un significato troppo profondo.
    Va da sì che accolsi il cofanetto The Promise come un’epifania, come un fedele cui fosse svelato il terzo segreto di Fatima.
    Ho ascoltato e amato tutti i brani (in special modo l’ultima traccia, quella nascosta: The Way); ho sospirato al pensiero di cosa sarebbe potuto essere Darkness e il Boss l’avesse inciso doppio, come the river; ho cercato di capire l’amore che tutti i fan hanno per The Promise (il brano), che invece io non riesco mai a sentire mio e continuo a considerare una brutta copia di Racing In the street; ho visto il concerto e il documentario, gradendo e sorridendo.
    Pensavo di sapere tutto su Darkness, poi leggo questo post e scopro che “Come On (Let’s Go Tonight)” fu la prima canzone incisa durante le session per Darkness e d’un tratto capisco molte più cose sul disco di quanto ne sapessi prima, perchè quel brano così struggente (l’ho sempre trovato solo struggente, non chiedermi perchè) mi ha fatto per un istante capire perfettamente cosa passasse per la testa ed il cuore di quel ragazzo del NewJersey che, non ancora trentenne, si apprestava ad incidere alcune tra le più belle canzoni della storia del rock.
    Quindi, stavolta non ringrazio Bruce, stavolta ringrazio te che con una banalissima didascalia hai aperto un mondo!

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