Parker Millsap – The Very Last Day – (Okrahoma/Thirty Tigers Rec.,2016)

Millsap

Il ventitreenne Parker Millsap è in possesso di una voce roca e potente e di un talento particolare che gli permette di fare musica con impeto da vero rocker, in modo diretto, senza fronzoli, passando da un’ impostazione delle sue canzoni di stampo folk, via via inserendo contaminazioni country, gospel, blues e rock’n’roll, donandoci un potente mix musicale decisamente godibile.
Ad accompagnare Parker, troviamo Daniel Foulks al violino, Michael Rose al basso, Patrick Ryan alla batteria e Tim Laver al piano.
“Hades Pleads”, posta in apertura è piena di ritmo, con la voce aggressiva di Parker a dominare una vera esplosione di suoni selvaggi, nonostante gli strumenti qui utilizzati siano pressochè acustici, sostenuti da un violino frenetico, dalle sonorità quasi cajun.
Segue “Pining”, brano folk con innesti melodici che richiamano il R’n’B, grazie all’apporto, nella parte centrale, di un ottimo lavoro al pianoforte. Il giovane Millsap si propone come un artista esperto e già maturo, nonostante i soli due album all’attivo. “Morning Blues” è una ballata country blues, inizio con sola voce ed acustica strimpellata, poi la canzone prende corpo ed il violino diventa ancora grande protagonista; sarà solo un’impressione ma la parte melodica mi ricorda alcune canzoni di Mellencamp del periodo The Lonesome Jubilee e Big Daddy, con la mitica Lisa Germano al fiddle. “Heaven Sent” è bella ed intensa: approccio cantautorale con chitarra acustica sugli scudi, mentre nel finale è sostenuta da un coro di voci femminili. Curiosamente, la title track è forse il brano più debole della raccolta: attenzione non vuol dire certo che è un brutto pezzo, ma ha un che di già sentito che ci riporta sui binari della normalità ( anche se penso che alcuni suoi colleghi farebbero a pugni pur di avere un brano simile in un loro album); “Hands Up” è invece un country’n’roll piacevole e coinvolgente. “Jealous Sun” è per contro un brano folk acustico, solo voce e chitarra, ottimo intermezzo nel quale spicca la bella voce di Parker. Con “Wherever You Are” siamo dalle parti dell’heartland rock, infatti si tratta di una canzone epica con una splendida melodia cantata con grinta. “You Gotta Move” è l’unica cover del disco, ed è proprio il vecchio brano blues di Mississippi Fred McDowell ma inciso da innumerevoli artisti e la versione di Millsap non sfigura affatto, anzi è proposta in modo tradizionale, da bluesman navigato, voce con leggero eco, chitarra acustica slide, armonica blues ed un fiddle accompagnano questa rilettura classica ma anche personale. “A Little Fire” è un bel brano cristallino dalla classica struttura folk, mentre Tribulation Hymn conclude l’album ed è l’ennesima sorpresa: una bellissima ballata irish folk-rock epica e piena di feeling con Parker supportato da una voce femminile e dal solito grande violino che suona come un traditional.
Non dico altro, solitamente mi diletto a recensire soltanto dischi belli (per mia fortuna) ma sfido chiunque a trovare difetti a questo grande album.

Voto: 8,0

Tracklist:

1. Hades Pleads
2. Pining
3. Morning Blues
4. Heaven Sent
5. The Very Last Day
6. Hands Up
7. Jealous Sun
8. Wherever You Are
9. You Gotta Move
10. A Little Fire
11. Tribulation Hymn

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale:

http://www.parkermillsap.com/

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