Son Lewis – Talking with Ghosts (Self Recording, 2016)

Son Lewis

 

 

Son Lewis è una figura attiva della scena musicale blues del New Jersey da parecchio tempo, ha iniziato a suonare la chitarra nel 1960, influenzato da artisti come Robert Johnson, Hubert Sumlin (che ha accompagnato diverse volte sul palco), Otis Rush ed Elmore James. Il suo particolare stile di chitarra si è sviluppato sotto la guida del chitarrista blues Danny Kalb (fondatore dei Blues Project, una band di blues seminale del 1960). La sua reputazione è cresciuta per le solide performance della Lewis Blues Band, nella quale hanno militato membri della Mink DeVille Band e del gruppo di Rickie Lee Jones.
Il nuovo album è composto da 14 canzoni, cover di brani più o meno famosi, delle quali dieci registrate in studio inframmezzate da quattro brani registrati dal vivo. “Blue Shadows falling” è un blues urbano proveniente dalla penna di B.B.King, con la chitarra di Lewis intenta a ricamare assoli, poi è la volta della cover “Mixed Up, Shook Up Girl” del mitico Willy DeVille, versione più rallentata ma rimane abbastanza fedele all’ originale. E’ un vero piacere notare che un altro artista si è ricordato di omaggiarlo interpretando un suo brano.“Candy Man” ripresa dal vivo solo voce e chitarra acustica è un onesto country blues ma nulla più, “Soul Deep” cover del brano del countryman Wayne Carson (autore, tra l’altro della famosissima “Always on my mind”) rifatta anche da altri artisti (Tina Turner,The Box Tops, Gary U.S. Bonds); “Drop Down Mama” altra canzone catturata dal vivo, è un rock’n’roll per sola voce e chitarra, mentre la successiva è una cover di Chuck Berry ,“Too Much Monkey Business” uno swing boogie efficace; “Walking Blues” tratto dal repertorio di Son House ma celebre nella versione di Robert Johnson viene riproposta nel classico stile con la chitarra slide protagonista, mentre la successiva “Liar” si discosta dal resto delle canzoni proposte sinora e suona come un urban rock notturno. Con “Nine Below Zero” di Muddy Waters si torna sui territori di classic blues, ”One Meatball” ancora in resa live è tratta dal songbook di Dave Van Ronk ed è un folk blues acustico: Son Lewis è un Jukebox umano, basta dare un’occhiata al suo sito dove riporta il numero di canzoni che in tutti questi anni ha interpretato in concerto e tra queste trovate “Use me” di Bill Withers che in questo caso viene però riproposta con un fastidioso synth e non è certo tra le mie favorite. Per contro “How Long” è un bel pezzo blues arricchito da un assolo di piano che rimane impresso a lungo. In chiusura, un brano di Howlin Wolf “ Shake for me” riproposto nel classico Chicago blues sound.
Un dischetto senza pretese che ripercorre alcuni classici del blues (ma non solo) mescolati a canzoni quasi sconosciute, col merito di consegnarci una cover di Willy DeVille, autentico valore aggiunto.

Voto: 6,5

Tracklist:
1. Blue Shadows Falling (4:27)
2. Mixed Up, Shook Up Girl (6:15)
3. Candy Man (Live) (2:53)
4. Soul Deep (3:08)
5. Drop Down Mamma (Live) (3:15)
6. Too Much Monkey Business (3:29)
7. Walking Blues (3:29)
8. Liar (3:18)
9. Love You Like A Man (Live) (3:19)
10. Nine Below Zero (3:42)
11. One Meatball (Live) (3:45)
12. Use Me (3:34)
13. How Long (3:12)
14. Shake For Me (2:33)

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