106 – The Rope (Rivertale Records, 2016)

106

106 è un personaggio originale,in senso positivo ovviamente, ed è un vero artista: cantante, autore e chitarrista eclettico, è capace di passare da episodi in veste di solista dove è in grado di scarnificare la musica blues rendendola un rauco ululato oscuro che sembra provenire dalle paludi della Louisiana, oppure consegnandoci un disco acustico di blues tradizionale, sino alle svariate collaborazioni passando dai Black Smokers (un duo, in compagnia di Ivano Zanotti alla batteria, titolare di un sound personale con attitudine punk e spruzzate di surf ma allo stesso tempo accostabile ai primi album dei Black Key, ai NMAS, a Lightnin’ Malcolm & Cedric Burnside oppure Moreland & Arbuckle) ai Chemako (gruppo formato assieme ad alcuni ex componenti dei Chicken Mambo di Fabrizio Poggi), sino al recente trio in compagnia di Bertolotti e Re.
Pochi di voi avranno inteso che dietro questo numero, nome singolare, si nasconde in realtà Marcello Milanese, artista a 360° (è anche pittore e costruisce le ormai famose cigar box guitar) alessandrino come il sottoscritto che reputo un amico anche se non ci siamo mai frequentati assiduamente, sono quasi trent’anni che ci conosciamo e che ci incrociamo un pò ovunque: come spettatore ai suoi concerti, nei locali della nostra provincia, ai concerti di artisti internazionali come Tito & Tarantula, Brian Setzer, Willy DeVille ed altri ancora, accomunati da una insana passione per la musica “non di tendenza”, lui come protagonista ed il sottoscritto come spettatore e voce narrante fuoricampo.

Ammetto che questo nuovo lavoro mi ha spiazzato favorevolmente per vari motivi; in primis, Marcello essendo maturato artisticamente si è messo ancor più in gioco rispetto al passato (nonostante abbia più volte negli anni passati rivoltato come un calzino la tradizione roots rock e blues) mischiando in “The Rope” sonorità folk, blues, musica celtica, messicana e soul con innesti elettronici che non stonano affatto, anzi arricchiscono e contaminano gli undici brani che compongono il disco. Poi mi ha sorpreso il lungo elenco di ospiti presenti, non perchè non se lo meriti, anzi spero che con questo disco riesca ad allargare la sua schiera di fans, ci sono autentiche icone come ad esempio il sassofonista Johnny Reno (autore di dischi r’n’r solisti e session man per Stevie Ray Vaughan e Chris Isaak) nel bel brano “Back to You” con melodie del Jersey Shore, poi troviamo Alex Ruiz (diventato famoso per aver partecipato alle colonne sonore dei film Machete e Kill Bill), Rick Del Castillo alla chitarra elettrica(musicista amico di Robert Rodriguez), Patricia Vonne (attrice e cantante e sorella di Robert Rodriguez) e, last but not least, la famosa sezione ritmica ex Rocking Chairs di Graziano Romani ed ex della band di Ligabue, Antonio “Rigo” Righetti al basso e Robby Pellati alla batteria.
Probabilmente Marcello dovrà ringraziare la Rivertale Production per alcuni di questi ospiti, che ritroviamo anche nell’ultimo disco dei compagni di etichetta Sugar Ray Dogs (altro gruppo da non perdere), ma se lo merita eccome.
Ma potrebbe tranquillamente farne a meno degli ospiti in quanto, anche in questo disco, suona in tutti i brani parecchi strumenti come il sitar, la chitarra twelve strings,chitarra acoustica ed elettrica,la mandola, il theremin e le percussioni.

Passando ai brani che compongono il disco, “Drink Better” apre le danze con un sound del border messicano alla Tito & Tarantula ma infarcito da tastiere black e suoni elettronici; di “Back To You” abbiamo già detto ed è un gran bel brano, “The Rope” cantato con voce filtrata è un combat rock celtico di grande presa, “Galway Weather” è una ballata malinconica dal sapore irlandese sorretta dalla voce roca di Marcello, “World on Fire” è roots rock con un’armonica sugli scudi ed il cantato rauco di Milanese alternato ad un intervento rappato di Vanessa Del Fierro in lingua spagnola, la cover de “La Pistola Y El Corazon” (Los Lobos)suona come fosse un brano irish folk e non un traditional messicano, è quindi stravolta e resa ancor più drammatica dell’originale.
“Road to Del Rio” con base strumentale ha un sound desertico mentre con “Queen of Hearts” si torna a pescare blues nelle acque fangose del Mississippi,in “Out of Darkness” che vede la partecipazione di Patricia Vonne alla voce, è una ballata che sembra una out-take della colonna sonora del film “Dal tramonto all’alba”.
“Guinness for Breakfast” è un irish folk imbastardito con la tromba dixie ed un sound countrieggiante decisamente godibile e difficilmente etichettabile.
La chiusura spetta a “The Last Boat” episodio acustico con la chitarra arpeggiata, poi quando entrano gli archi riportano al vecchio amore musicale di Milanese, il buon vecchio Tom Waits con quell’aria malinconica che pervade in tutto il brano.
Non tutto è perfetto, per fortuna, in quanto Marcello continua a far musica istintiva che piace prima di tutto a se stesso e non cede a compromessi di nessun genere. Questo è 106 aka Marcello Milanese, prendere o lasciare. Io prendo,senza esitazioni.

Voto:7,0

Tracklist:

1. DRINK BETTER
2. BACK TO YOU
3. THE ROPE
4. GALWAY WEATHER
5. WORLD ON FIRE
6. LA PISTOLA Y EL CORAZON
7. ROAD TO DEL RIO
8. QUEEN OF HEARTS
9. OUT OF THE DARKNESS
10. GUINNESS FOR BREAKFAST
11. THE LAST BOAT

http://www.rivertale.net

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2 pensieri su “106 – The Rope (Rivertale Records, 2016)

  1. L’artista non lo conoscevo, ma la tua recensione mi ha talmente convinto che correrò a comprare l’album, perché questi “stravolgimenti” del blues mi hanno sempre appassionato. Non è casuale che, da quando case discografiche di nicchia, tipo la Fat Possum (tanto per citare un nome) ci hanno fatto scoprire degli artisti particolari, questo genere musicale ha ripreso vita, riprendendosi la magia che ci aveva fatto innamorare, e proprio oer questo non morirà mai.

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