Dwight Yoakam – Swimmin’Pools,Movie Stars…… (Sugar Hill Rec.,2016)

Dwight

Titolo che fraintende notevolmente le aspettative (aggiungo per fortuna, tirando un sospiro di sollievo…) in quanto riporta alla California ed a Los Angeles, zona nella quale Dwight Yoakam si è trasferito da tempo immemore, ma che invece per il suo ventesimo disco in studio utilizza per rileggere in versione bluegrass e hillbilly undici suoi brani del passato più la cover “Purple Rain” di Prince, mancato proprio durante le registrazioni di questo disco e sorta di omaggio in chiave bluegrass e country.
Un gradito ritorno alle origini per il cantante del Kentucky che in sede di produzione è aiutato da Gary Paczosa (Alison Krauss e Dolly Parton) e Jon Randall (cantante country) e da una band di prim’ordine con Stuart Duncan (fiddle), Bryan Sutton (chitarra), Adam Steffey (mandolino) e Scott Vestal (banjo), che creano un tappeto sonoro ad accompagnare la voce particolare di Dwight sempre più intrigante e singhiozzante. Non aspettatevi un disco acustico nel vero senso del termine: gli strumenti sono tutti a corda ma l’energia e la grinta espressa donano un’attitudine rock, trasformando brani da back porch in episodi quasi irruenti e di rock’n’roll primordiali.

“What I don’t Know” che apre la raccolta è un bluegrass classico e corale, per chi non è molto avvezzo al genere diciamo che richiama un poco la famosa “Man of Constant sorrow”, mentre la successiva “Free to Go” è un episodio di energico honky tonk; “Sad sad music” aggiunge anche accenni della celebre Mountain music, la musica dei monti Appalachi. “These Arms” inizia più classica nello stile del nostro con l’acustica arpeggiata ad accompagnare la voce di Yoakam ma successivamente un vortice di violini, banjo, mandolini ed hand claps invade e riempie il suono da festa contadina, gradita anche dagli stessi musicisti, a testimonianza dei cori e “gritos” presenti.
“I Wouldn’t Put It Past Me” non la ricordavo ed è una gradita sorpresa bluegrass, anche qui cori, violini e mandolini si mescolano (andrò a cercarmi la versione originale incisa nell’album “Long Way Home” dell’ormai lontano 1998).
“Listen” è un hillbilly con un bell’assolo centrale di chitarra acustica, sound corposo di cori ed hand claps oltre ad un notevole utilizzo di strumentazione a corda, mentre la voce qui si fa più malinconica. “Two Doors Down” non perde una virgola della sua bellezza originale, una ballata presente nell’album “This Time” anzi qui acquista maggiore vitalità con i sapori del border espressi dall’acustica e dal fiddle. “Guitars, Cadillac” invece faccio fatica ad assimilarla in questa versione acustica, seppure molto bella, essendo uno dei suoi primi successi in chiave hillbilly con quella veemenza ed attitudine punk (poi denominato cowpunk) che l’aveva presentato al mondo intero come un’ alternativa al mondo country patinato di Nashville.
“Home for sale” altro episodio riuscito in chiave hillbilly dove mandolini e background vocals sono i protagonisti assieme alla voce di Dwight.
“Gone(That’ll Be Me)” bluegrass tirato con il mandolino impazzito lascia il posto alla sorpresa del disco, la cover di “Purple Rain” già anticipata in apertura, che Dwight e soci la trasformano in uno struggente e malinconico quanto bellissimo episodio country ad alto tasso emotivo.

Lavoro forse nato in un periodo a corto di idee (anche se ricordo che gli ultimi due album, ” Two Pears” del 2012 e “Second Hand Heart” dello scorso anno sono veramente notevoli) oppure, evitando di essere maligni, un’idea nata dallo stesso autore di voler re-incidere alcuni suoi brani ormai divenuti classici in versione roots, fatto sta che Dwight Yoakam è forse l’unico rimasto della sua generazione a raccontare la tradizione musicale in maniera, passatemi il termine, “moderna” e con una grande classe.

Voto: 7,5

Tracklist:

1. What I Don’t Know
2. Free To Go
3. Sad, Sad Music
4. These Arms
5. I Wouldn’t Put It Past Me
6. Listen
7. Two Doors Down
8. Guitars, Cadillacs
9. Home For Sale
10. Please, Please Baby
11. Gone (That’ll Be Me)
12. Purple Rain

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