Leonard Cohen – You Want It Darker (Sony Music, 2016)

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Anche questa volta Leonard Cohen mi ha spiazzato.
Mi accingevo a pubblicare finalmente la recensione del suo ultimo disco uscito il mese scorso quando ho appreso della sua morte, avvenuta Lunedì 7 novembre, ma per volere della famiglia la notizia non è stata resa pubblica fino a dopo la celebrazione di un memoriale nella sinagoga della sua congregazione di origine, la Shaar Hashomayim di Montreal, tenutasi ieri Giovedì 10 novembre.

A questo punto ho deciso di non mutare nulla di quanto da me scritto nei giorni scorsi, quando Cohen era ancora vivo, ma che comunque già manteneva accentuate le tematiche sulla propria mortalità.

Buona Lettura per questa sorta di testamento in musica e grazie al sommo poeta Cohen
per quello che ha saputo trasmetterci.

(29 Ottobre 2016).

Cohen meriterebbe il Nobel almeno quanto Dylan: inoltre, avendo iniziato come scrittore e poeta, i letterati e luminari non avrebbero di che lagnarsi; anzi auguro che gli venga assegnato il prossimo anno (sigh).
Il maestro Cohen, all’età di 82 anni pubblica un nuovo album (prodotto dal figlio Adam e da Patrick Leonard) dal titolo “You want it darker” ed è il 14° album in 50 anni di carriera, ma è il terzo in soli quattro anni dopo “Old ideas” del 2012 e “Popular problems” di due anni orsono. Ad accompagnarlo in questo nuovo lavoro troviamo il poli-strumentista Patrick Leonard alle tastiere e piano, Rob Humphreys alla batteria, Neil Larsen all’organo B3, Sean Hurley al basso, Bill Bottrell alla chitarra elettrica, Michael Chaves, tastiere e programming ed il figlio Adam Cohen che cura gli arrangiamenti.

“You want it darker”, la canzone che da il titolo ed apre il disco è stupenda e inizia con un coro di voci (il Cantor Gideon Zelermyer & the Shaar Hashomayim Synagogue Choir di Montreal) che accompagnano la voce dell’artista con il ritornello in ebraico “Hineni, hineni” (le parole di Abramo nella Bibbia) poi ripetute in inglese da Cohen “I’m ready, my lord”. Una canzone ipnotica che assume una dimensione ancora più drammatica in questa fase della sua esistenza: la mortalità è uno dei temi più ricorrenti esposti sul disco. La voce di Cohen qui è intensa, profonda e quasi sussurrata, sul coro di voci del coro della sinagoga.
“Treaty” è una ballata pianistica che si avvicina molto al sound di Tom Waits, la voce è ancora bassa e la melodia malinconica ma il coro di voci femminili dona un’atmosfera rilassata grazie anche al supporto degli archi.
“On the Level” ha una struttura quasi gospel, scarnificata nell’utilizzo degli strumenti, con una batteria ed un organo in sottofondo ma in primo piano risalta la voce di Leonard con i cori femminili ed un pianoforte, che donano un risultato decisamente emozionante. Altra grande canzone.

“Leaving the Table” è ancora meglio: intro di chitarra e poi la voce ruvida e profonda di Cohen crea un’atmosfera carica che giunge dal passato, su una melodia epica e sognante (gli arrangiamenti del figlio Adam qui richiamano i classici strumentali anni ’50 come “Sleepwalk”).
“If I Didn’t Have Your Love” è, se possibile, ancor più lenta e rarefatta, il cantato è sussurrato, poi la canzone cresce, ma solo leggermente e si aggiungono una batteria ed una chitarra, per un brano che scivola via senza ulteriori sorprese verso la successiva “Traveling Light”, intro con chitarra arpeggiata e violino tzigano, poi entrano i cori femminili in attesa della voce sussurrata di Cohen apre ad atmosfere classiche che proseguono in “It Seemed the Better Way” dove compare ancora un violino struggente a fare da sottofondo, con percussioni e cori, alla voce di Cohen. Le atmosfere rimangono classiche in una intrigante “Steer Your Way”, dove alle armonie vocali appaiono Alison Krauss e Dana Glover.
In chiusura, una ripresa strumentale per quartetto d’archi di “Treaty”, ideale titolo di coda sulla vita di questo artista.

Speriamo non si tratti di un testamento musicale ma abbia ancora la possibilità di donarci altre gemme musicali: il collaboratore ormai storico Pat Leonard ha rivelato in una recentissima intervista che il cantautore è già al lavoro per il prossimo album. Disco ancora una volta dotato di una musicalità limpida nonostante si tratti di un lavoro crepuscolare e malinconico, ma emozionante e potente.

Voto: 7,5

Tracklist:

01. You Want It Darker
02. Treaty
03. On the Level
04. Leaving the Table
05. If I Didn’t Have Your Love
06. Traveling Light
07. It Seemed the Better Way
08. Steer Your Way
09. String Reprise/ Treaty

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