Cory Branan – Adios (Bloodshot Rec., 2017)

Cory Branan

 

Cory Branan, cantautore quarantaduenne di Memphis con quattro album alle spalle, ex componente dei Lucero e cantautore peno di risorse (addirittura paragonato ad illustri colleghi come Leonard Cohen e John Prine) in ‘Adios’, registrato dopo la morte del suo papà e la nascita di suo figlio, continua imperterrito il suo percorso sonoro nell’ alternative country da hard working class man, sulle orme di Steve Earle ma anche nel folk punk alla Chuck Ragan (suo grande ammiratore).
Ispirato da artisti che sono evidenti ascoltando le varie tracce del disco, e vengono in mente i nomi di Tom Waits, Randy Newman e Tom Petty ma Cory Branan ci mette del suo (nel bene e nel male) ed il risultato è più che accettabile nonostante sia volutamente prolisso nei ben 14 brani che compongono il disco, registrato nello stato del Mississippi (presso i Tweed Studios ad Oxford) in compagnia di Amanda Shires (violino e voce – moglie di Jason Isbell) e Robbie Crowell (Deer Tick) alla batteria, tra i vari ospiti presenti. “I Only Know” nella manciata di secondi di durata, mostra sonorità folk ed un cantato maturo dallo spirito vaudeville, più approfondito nella “Visiting Hours” posta quasi in chiusura dell’album con un eccesso di effetti sonori che stonano un poco col resto.”Imogene” è una bella ballata folk rock con chitarra e voce che richiamano il grande Tom Petty, mentre ascoltando “Blacksburg” non si può non accostare a certi brani di Springsteen (sia per la struttura della canzone che per la presenza del sax).”Yeah, So What” è un brano country rock tirato e decisamente orecchiabile mentre “You Got Through” è un altro brano che ripropone un sound caro a Tom Petty con l’organo, chitarra ed hand clap ad accompagnare la voce impostata di Cory. “The Vow” è un country tune particolarmente ispirato, con in mente John Prine; “Walls, MS” scorre via senza molti sussulti, mentre “Cold Blue Moonlight” folk notturno e cantautorale ha punti in comune con il già citato Tom Waits.
“Another Nightmare in America” un country punk suonato (e cantato) con l’influenza di Tom Petty, “Chameleon Moon” esplora ancora territori di country folk tradizionale (col piacevole supporto di un sax in sottofondo) ed è in questi brani che lo apprezziamo maggiormente, un pò meno quando ama sperimentare ed inserire suoni strani e bizzarri nelle sue canzoni come nella già citata “Visiting Hours”.
“Equinox” è un gradevole episodio folk acustico poi arricchito di cornamuse, mentre “Don’t Go” ancora una ballata folk rilassata che racconta una storia dedicata ad una coppia di amanti nella seconda guerra mondiale fino alla fine dei loro giorni, che però prima di morire ricordano: “Peccato per il coprifuoco, mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di baciarti nel 1941”.
Chiusura in chiave roots per il valzerone “texicano” di “My Father Was An Accordion Player” con accompagnamento di pianoforte per un brano delicato e quasi notturno.
A quasi 15 anni dall’inizio della sua carriera, Branan suona come se avesse finalmente trovato il giusto equilibrio tra audacia e minimalismo, tra umorismo e dolore.

Voto: ***1/2

Tracklist:

01.I Only Know
02.Imogene
03.Blacksburg
04.Yeah, So What
05.You Got Through
06.The Vow
07.Walls, MS
08.Cold Blue Moonlight
09.Another Nightmare in America
10.Chameleon Moon
11.Equinox
12.Don’t Go
13.Visiting Hours
14.My Father Was an Accordian Player

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2 pensieri su “Cory Branan – Adios (Bloodshot Rec., 2017)

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