Mark Lanegan Band – Gargoyle (Heavenly Recordings, 2017)

Front

Lanegan è arrivato al terzo disco della sua decisa svolta artistica. Dopo la parentesi di “Imitation” un disco di cover, Mark Lanegan ha deciso di intraprendere un percorso musicale che si allontana dagli episodi folk rock degli inizi: con “Bubblegum” nel 2004, un ottimo album per bellezza e varietà dei suoni.
Prima di allora c’erano gli Screaming Trees e le numerose collaborazioni che gli hanno valso la notorietà meritata (con Isobel Campbell, Duke Garwood, Greg Dulli, Moby, ecc). Ma nel 2012 inizia una svolta, dapprima quasi impercettibile con l’eccellente “Blues Funeral”, poi con “Phantom Radio” nel 2014 ed ora con “Gargoyle”. A Lanegan non interessa più la musica che faceva prima , guarda avanti e cambia tutti i componenti della band che lo accompagnava da lontano 2004, chiama alcuni amici in qualità di ospiti, come Josh Homme, Greg Dulli e Duke Garwood, il suono si è fatto più elettronico e la sua classica voce profonda e oscura spesso si trasforma, ma è il songwriting a sorprendere e diventa più interessante. Ma questo purtroppo a volte non basta a produrre ottimi album. Il blues oscuro e demoniaco che aveva il suo marchio di fabbrica è quasi sparito, in particolare nei primi tre brani del disco, che presentano sonorità a volte quasi imbarazzanti (sembra di ascoltare brani dei Depeche Mode oppure nel migliore dei casi di David Bowie) che coprono in parte anche la sua splendida voce.
“Death’s Head Tattoo” brano dall’ atmosfera cupa, un hard rock ipnotico rovinato dalle incursioni elettroniche, per fortuna ci mette la pezza la voce di Mark. “Nocturne” è una ripresa del classico sound di Lanegan, la melodia è accattivante e il ritmo prende bene ma il synth e le chitarre filtrate rovinano il brano, anche questa volta salvato dal cantato di Lanegan.
“Blue Blue Sea” è un brano triste e malinconico su un sound elettronico banalotto ed inconcludente. Forse è giunto il momento per Lanegan di affidarsi ad un produttore che gli indichi la giusta via da percorrere, perchè se nei testi ha raggiunto una maturità compositiva decisamente invidiabile, è il sound che non convince. Almeno sino a “Beehive”, che si riprende (sempre però senza elevarsi) ed è una ballata elettrica con elementi pop ed un ritmo avvolgente.
“Sister” è intensa, una sorta di moderno gospel guidato dalle note di un organo ed una chitarra elettrica, col supporto dei cori e di un languido sax che entra progressivamente nelle maglie sonore.
“Emperor” è un brano rock ritmato, quasi scanzonato che ci presenta un Lanegan inedito, più “solare” (passatemi il termine, che qui è comunque da usare con estrema cautela) e mi ricorda molto alcune canzoni di Iggy Pop, quasi da ballare.
“Goodbye To Beauty” è il mio brano preferito. Torna la chitarra acustica, poi compare una slide ed il piano e subito le atmosfere si riempiono; la melodia è sognante e la voce di Lanegan è molto evocativa e quasi commuove.
Nel successivo blues acidulo e futuristico con base drum&bass di “Drunk On Destruction” ha un incedere drammatico e quasi ostico. Riporta ad atmosfere anni ’80. “First Day Of Winter” è un altro brano carico di atmosfera quasi onirica ed una dolce melodia carica di voci femminili quasi celestiali, che accompagnano la voce profonda di Lanegan. “Old Swan” chiude con un sound pop rock (stile U2 ), su un tappeto di chitarre e ritmo in levare.
“Gargoyle” è un album altalenante che presenta un nuovo Lanegan che ha volontà a ricercare nuovi territori, abbandonando la certezza del suo passato e forse osando un po troppo, ma forse meglio così, non si può certo definire un artista statico.
Magari dopo numerosi ascolti lo si potrà meglio assorbire, ma ora lo considero un episodio che sta a metà tra le sue precedenti uscite discografiche.

Voto: ***

Tracklist:

01.Death’s Head Tattoo
02.Nocturne
03.Blue Blue Sea
04.Beehive
05.Sister
06.Emperor
07.Goodbye To Beauty
08.Drunk On Destruction
09.First Day Of Winter
10.Old Swan

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2 pensieri su “Mark Lanegan Band – Gargoyle (Heavenly Recordings, 2017)

  1. Non potevi descrivere meglio amico mio. Mark come tutti ad una certa età musicale sta cercando di cambiare “pelle” un compito difficile. Lui piace almeno a me per il suo essere ombroso e tormentato ma è evidente che sta cambiando il suo modo di approcciarsi alla vita. Pienamente d’accordo con te! Sull’ascolto …. più ascolto questo album… più resta irremovibile. Affezione per me più che piacere…. 😃

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