The Magpie Salute – The Magpie Salute (Eagle/ Universal Rec.,2017)

The Magpie Salute

Con sorpresa ho scoperto che questo gruppo è composto in gran parte da ex membri dei grandi Black Crowes. Il gruppo è oramai inattivo da circa due anni ed i due leader, i fratelli Robinson hanno scelto strade soliste: Chris ha i suoi fidi Brotherhood, mentre Rich, seppure in precedenza abbia registrato dischi a suo nome, non ha una band in pianta stabile quindi ha deciso di utilizzare musicisti di alto livello ex Black Crowes come l’ottimo chitarrista Marc Ford, il bassista Sven Pipien ed Eddie Harsh tastierista che è morto subito dopo aver terminato le registrazioni di questo album (il disco è dedicato a lui), il batterista Joe Magistro ed il chitarrista Nico Bereciartua e Matt Slocum. Chris inoltre si fa spesso sostituire alla voce solista da John Hogg (ex Hookah Brown) mente alle backgroung vocals ci sono Charity White (ex back up singer dei Black Crowes), Katrine Ottosen ed Adrian Reju.

Il disco comincia con l’hard rock di “Omission” unico brano inciso in studio risulta nella norma, anzi al sottoscritto è pure un poco ostico. Ma la situazione migliora decisamente con il brano successivo “Coming Home” (il resto del disco è stato inciso ai Applehead recording studios di Woodstock, con la presenza del pubblico, seppure poco numeroso) estrapolato dal songbook di Delaney & Bonnie, elettrica e godibile, con le chitarre il piano e l’organo che si rincorrono accompagnati dalle voci coriste. Un brano che lascia trasparire un forte sapore southern blues sapientemente jammato dalla band.
“What is Home” è preso dal repertorio dei Corvi Neri e, seppure ben suonato, aggiunge poco o nulla alla proposta originale, mentre “Wiser Time” è una bella rilettura di un brano famoso dei Black Crowes, con la parte centrale jammata e strumentale.”Going Down South” scritta da jazzista Bobby Hutcherson viene riproposta con una lunga jam strumentale coinvolgente che esprime la bravura di ogni singolo componente della band.”War Drums” è tratta dal repertorio dei War e non è affatto male con una lunga jam strumentale che dura più di nove minuti, ma uno degli apici del disco è senz’altro la rilettura di “Ain’t No More Cane (On The Brazos)” il traditional ripreso un poco da tutti i grandi artisti degli States da The Band ai Gov’t Mule sino a Lyle Lovett. Qui l’impronta è di The Band (e non solo perchè è registrata in quel di Woodstock)ed è una gioia per le nostre orecchie ascoltare un brano di simile portata.
“Fearless” dei Pink Floyd è rimaneggiata alla loro maniera e ne esce un bel brano che non si discosta troppo dal resto. “Glad and Sorry” è stata resa famosa dai Faces di Rod Stewart, grande gioco di organo piano e chitarre, poi entrano le voci che si intersecano tra loro e ne esce un’ottima e piacevole resa sonora.
Finale in grande spolvero con la bellissima “Time Will Tell” di Bob Marley (già ripresa in passato dai Black Crowes)che ci conferma la solidità di una band dal notevole potenziale che in futuro potrà, se vorranno, regalarci grandi cose.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1 Omission
2 Comin’ Home
3 What Is Home
4 Wiser Time
5 Goin’ Down South
6 War Drums
7 Ain’t No More Cane
8 Fearless
9 Glad And Sorry
10 Time Will Tell

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