Will Hoge – Anchors (Thirty Tigers Rec., 2017)

Cover

 

 

Seguo con molto interesse questo cantautore del Tennessee sin dal suo esordio, avvenuto all’inizio degli anni zero e proseguito con una serie di album che è un vero peccato siano rimasti nascosti al grande pubblico, nonostante alcuni siano stati pubblicati da etichette discografiche come Atlantic e Rykodisc , anche se mal supportati da promozioni quasi del tutto assenti. Nel corso degli anni comunque, Will Hoge si è fatto conoscere in giro per gli States andando in tour con una miriade di artisti tra i quali segnalo: Marc Broussard, ZZ Top, Jason Isbell, Edwin Mc Cain, Sheryl Crow e Keith Urban. Nel 2007 “Draw The Curtains” il suo quinto album è finalmente ben accolto da pubblico e critica ma sfortunatamente Will, a pochi mesi dalla pubblicazione, rimane vittima di un incidente stradale mentre è alla guida di uno scooter e viene ricoverato in ospedale in situazioni critiche e subirà uno stop di circa nove mesi. Dopo essersi ristabilito , torna studio a registrare altre canzoni che poi comporranno il seguente “The Wreckage” che uscirà nel Settembre del 2009. Seguono poi “Number Seven” del 2011 e l’album del 2013 ” Never Give In” che gli da un poco di notorietà negli States , in quanto un suo brano, “Strong” viene scelto dalla Chevy trucks per una pubblicità televisiva. Il disco successivo del 2015 è “Small Town Dreams” un  bell’album di americana country rock ma forse con un’impronta troppo commerciale. Infatti pure lui sembra accorgersene e decide di licenziare la band e partire per un lungo tour acustico in solitario durante il quale scrive molte canzoni ed alcune fanno parte di questa raccolta intitolata “Anchors”, un disco uscito a fine Agosto 2017. Per le registrazioni del disco  si circonda di bravi session men , tra i quali figurano Brad Rice (Ryan Adams) e Tom Donovan alla chitarra, Dominic Davis (Jack White) al basso e Jerry Roe (Rodney Crowell) alla batteria, poi Dave Cohen al piano ed il più conosciuto Fats Kaplin al violino, mandolino e pedal steel, Come ospite è presente Sheryl Crow che accompagna Will alla voce in “Little Bit Of Rust”, uno dei pezzi più country del disco, una bella ballata roots-rock con mandolino, violino ed assolo di slide. Il risultato è un album dalle coordinate rock di stampo classico, con Tom Petty (sigh!) e Bruce Springsteen in testa, ma non è un semplice emulo, dentro queste tracce si trova molta originalità e genuinità. A partire dal brano che apre l’album, “The Reckoning” una ballata rock con accenti country soul con la splendida voce di Will accompagnata da una serie di chitarre e dal mandolino che fanno il resto, creando un’ottima melodia. “The Grand Charade” è un’altra ballata acustica piena di malinconia , come spesso sono le canzoni di Hoge: oltre agli strumenti a corda ,un piano e dei fiati accennati  in sottofondo creano ancora un’altra melodia molto avvolgente. Di “Little Bit Of Rust” abbiamo già detto in precedenza, è orecchiabile ma di buon livello anche se non disdegnerebbe qualche passaggio radiofonico. “Cold Night In Santa Fe” è una ballata di stampo southern : piano in grande evidenza sostenuto da una chitarra elettrica che accompagna la voce che diventa la protagonista.” Baby’s Eyes”  è un gran bel brano che ha l’unica pecca di rimandare immediatamente a Tom Petty oppure ai Travelin’ Wilburys.
“(This Ain’t) An Original Sin” è un bel brano rock  ritmato e springsteeniano fino al midollo, un buon assolo di chitarra prende le distanze e dona un poco di originalità al brano che termina in un vortice di suoni e di cori.
“Through Missing You” è un ottimo esempio di canzone country cantautorale sullo stile di Chris Knight oppure James Ingram per fare i primi esempi che mi vengono in mente ed il sound pieno di pathos regge bene nonostante sia chiaramente un brano radiofonico, impreziosito da un bel assolo di slide. “Anchors” è un brano interiore anche se qui la strumentazione è ricca, regala emozioni all’ascoltatore. “Angel Wings” è uno dei momenti più alti del disco, è una ballata country supportata dalla pedal steel e ricorda i celebri brani di Bob Seger che Hoge canta con un’interpretazione da manuale. La successiva “17”,  inizia con un mandolino, nel cantato rimanda piacevolmente ancora a Bob Seger ma ad un certo punto la canzone cambia sonorità e si fa più soul e mescola elementi di Van Morrison nella voce e con l’ingresso dei fiati è un gran finale con una slide fantastica. “Young As We Will Ever Be” chiude un gran disco forse un poco derivativo: anche questa canzone rimanda al jingle jangle di Tom Petty con l’assolo di  chitarra alla Mike Campbell, ed è un gran bel sentire.  Will Hoge, a mio modesto parere, in passato ha fatto cose migliori , ma questo disco merita perchè suona spontaneo e genuino e senza volerlo ci regala sonorità che col tempo purtroppo saranno sempre più rare da ascoltare nelle nuove uscite discografiche.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1 The Reckoning
2 This Grand Charade
3 Little Bit of Rust
4 Cold Night in Santa Fe
5 Baby’s Eyes
6 (This Ain’t) An Original Sin
7 Through Missing You
8 Anchors
9 Angels Wings
10 17
11 Young as We Will Ever Be 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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