Midnight Special – Un film di di Jeff Nichols (Warner Bros, USA 2016)

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Con Michael  Shannon, Kirsten Dunst, Joel Edgerton Adam Driver e Sam Shepard.

Durata 110 minuti.

Cominciamo dalle note positive : il regista Jeff Nichols , apprezzato dal sottoscritto ( e non solo per essere il fratello di Ben , frontman del gruppo indie rock “Lucero”) per alcuni suoi film precedenti, in primis “Mud “, film del 2014 con Matthew Mc Conaughey ma anche “Tale Shelter” e “Shotgun Stories” entrambi con l’attore feticcio di Nichols , Michael Shannon, che ritroviamo protagonista anche in questo film, in compagnia di altri attori di prim’ordine come Joel Edgerton , Kirsten Dunst, Adam Driver ed il grande Sam Shepard. In attesa di vedere il nuovo film uscito nei giorni scorsi col titolo “Loving” storia vera di Richard e Mildred Loving coppia mista che decide di sposarsi nella Virginia di fine anni ’50 (stato che all’epoca puniva con il carcere le unioni miste), ho finalmente deciso di guardare questo film, anche se le recensioni non mi avevano certo incoraggiato a visionarlo. In effetti il film non mi è piaciuto per nulla. A parte le buone interpretazioni dei vari attori, nonostante tutto, (addirittura la Dunst ha una parte decisamente sbiadita ma non certo per colpa sua, anzi lei fa di tutto per rendersi credibile, ma la sceneggiatura non l’ha certo aiutata), la storia si basa su un uomo che ha un figlio di otto anni che deve proteggere da chiunque: dalla luce del sole che potrebbe causargli danni irreparabili, da una setta religiosa che lo vuole catturare e pure dagli agenti del governo degli Stati Uniti che non vedono l’ora di poterlo interrogare, perché il bambino ha dei super poteri che provengono da un mondo alieno di cui tutti vogliono sapere.

Jeff Nichols ha vissuto l’amara esperienza di avere il figlio piccolo affetto da una malattia che ha gettato nel panico l’intera famiglia. La situazione poi si è risolta positivamente ma ha lasciato nella propria vita delle cicatrici profonde ed è per questo motivo che ha deciso di girare questo film ma purtroppo passa con estrema disinvoltura dall’ on the road al mistery fantascientifico in maniera molto poco efficace creando una confusione di generi e di tematiche .
Film decisamente deludente.

Voto: 4,5

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Il diritto di uccidere (Eye in the Sky) – di Gavin Hood (Gran Bretagna, 2016)

Con Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman, Iain Glen, Barkhad Abdi

Siamo sullo stesso filone del film “Good Kill”, un film intelligente, ben recitato, capace di coinvolgere e far riflettere.
Un film sul nuovo modo di fare ed intendere la guerra al terrorismo ( ma potenzialmente non solo a quello ….) grazie all’utilizzo di droni che ti permettono di colpire a distanza, a migliaia di chilometri dall’obiettivo ( leggi in Nevada, U.S.A.) seduti davanti a un monitor. Ma per gli operativi è un compito per niente facile. forse proprio per questo motivo, dove non si è coinvolti direttamente ma “soltanto” emotivamente, quindi i dubbi e le incertezze si fanno sempre più pesanti.
A tal proposito condivido il post di un blogger che ha scritto diversi mesi orsono in merito al film in questione.

La domanda non è da poco: quanto vale una vita umana? Se non è pensabile attribuirle un valore economico, non è nemmeno semplice darle un valore puramente quantitativo: cento vite valgono più di una? A questo quesito si trova di fronte un gruppo di militari e politici quando deve decidere come fermare una cellula terroristica […]

via Il diritto di uccidere – Eye in the sky — statoprecario

I migliori Film del 2016 – Top 15

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Oltre alla musica, i libri e le serie tv, di seguito concludo (qualcuno dirà pure finalmente…heheheh..) con la lista dei migliori film che ho visto negli ultimi dodici mesi.

15. Captain Fantastic

14. La grande scommessa

13. 13 Hours

12. The Neighbor

11. 10 Cloverfield Lane

10. Bone Tomahawk

09. Il caso Spotlight

08. Elle

07. The Nice Guys

06. Blood Father

05. Hell or High Water

04. Codice 999

03. The Hateful Eight

02. Animali Notturni

01. Revenant – Redivivo

Quest’anno si ricomincia col nuovo film di Scorsese intitolato “Silence” in uscita fra pochi giorni (il 12 Gennaio) poi, a seguire, tra i tanti troviamo: Arrival di Denis Villeneuve (con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker),La La Land (con Ryan Goslin ed Emma Stone),Sleepless (con J. Foxx), Ghost in the Shell, Split, T2 Trainspotting, John Wick 2 (speriamo bene…), King Arthur di Guy Ritchie, Cargo, It, Blade Runner 2049 (!!??), Alien Covenant di Ridley Scott, Mute, La cura del benessere, The Crowded Room con Leonardo di Caprio, ben due film con Matthew McConaughey (Gold e White Boy Rick) e Misfortune con John Cusack.

Buona visione !

The Duel -Un film di Kieran Darcy-Smith (USA, 2016)

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Con Liam Hemsworth, Emory Cohen, Woody Harrelson, William Hurt, Alice Braga
Durata 110 minuti

“The Duel” è un film western con protagonisti il buon attore Woody Harrelson ed il giovane Liam Hemsworth mentre la sceneggiatura è di Matt Cook, lo stesso che curato il bel film “Codice 999” che, con ogni probabilità, finirà nella mia lista dei migliori film di quest’anno.
Siamo nel Texas della seconda metà del 1800 ed il film comincia proprio con un duello, come potevano essercene a decine in quel periodo ed in quella terra di conquista, tra un uomo del villaggio di Helena, in Texas ed un reduce dalla guerra di secessione: i due si sfidano secondo l’usanza del luogo con gli avambracci di entrambi legati con una pezza e nella mano libera un coltello che finirà per bagnare di sangue entrambi ma il vincitore sarà uno soltanto ed accanto al corpo del morto rimane un bambino.
Passano più di venti anni, ed il bambino diventa uomo, David Kingston (Hemsworth),un Texas Ranger al quale il governatore (William Hurt) gli affida il compito di infiltrarsi nel villaggio Monte Hermon, una cittadina di frontiera, dove vive il predicatore Abraham (Harrelson) che è anche il responsabile della morte di suo padre.
In realtà è inviato per scoprire chi uccide e lascia i cadaveri di messicani nel Rio Grande, il fiume di confine.
David si reca al villaggio in compagnia della moglie messicana, stanca di rimanere tutta sola a casa, ma si rivelerà una mossa sbagliata.
Il loro arrivo nel villaggio è malvisto dalla esigua popolazione ma è il Predicatore che decide e li accoglie dando loro un’ abitazione ed un lavoro a David, un incarico di sceriffo del paese.

Dopo alcuni giorni la moglie di David, in seguito ad una visita improvvisa di Abraham, si sente male, ha la febbre alta e delira, quindi David deve fare in fretta per scoprire il mistero della scomparsa dei messicani ed andarsene al più presto da quel villaggio di pazzi.

In realtà diventa un vero western soltanto nella seconda parte anche se la parte iniziale serve per spiegare bene la trama e poi c’è un duello finale che è ben fatto e ad effetto. Un discreto film per passare un paio d’ore senza pensare ai problemi quotidiani, con un genere che lentamente sta tornando in auge. In giro c’è decisamente di peggio.

Voto: 6,5

Hell or High Water – Un film di David Mackenzie (USA, 2016)

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Con Chris Pine, Ben Foster, Jeff Bridges, Katy Mixon, Gil Birmingham, Kevin Rankin, Dale Dickey.
Titolo originale: Comancheria
Durata 102 minuti

Una ballata in chiave Western moderno, infarcita da una trama poliziesca che racconta di due fratelli, Toby (Chris Pine), disoccupato ed il fratello Tanner (Ben Foster), appena uscito dal carcere dopo dieci anni, che decidono di compiere delle rapine, tutte alle filiali di una stessa banca, la Texas Midlands e prelevare solo soldi di piccolo taglio ed all’ orario di apertura degli sportelli, quando non ci sono clienti. Poi pulire i soldi al più vicino Casinò ed utilizzare gli assegni per pagare i debiti e chiudere l’ipoteca del ranch di famiglia, dove hanno appena scoperto il petrolio, per i due figli di Toby unici eredi e per lasciarsi indietro generazioni di povertà cronica. Le banche hanno preso quello che loro avevano e ora decidono di riprenderselo. Un bel piano, non c’è che dire, che diventa geniale quando aprono un conto fiduciario presso la stessa banca che hanno rapinato in modo che la polizia non riesca a mettere il naso sulle loro attività patrimoniali. Purtroppo però Tanner è fuori di testa e violento, ci mette poco ad incasinare il tutto ed involontariamente aiuta un Texas ranger (Jeff Bridges) di per se già arguto ed intelligente, che vuole chiudere in bellezza la sua lunga carriera prima di andare in pensione.
Altro protagonista del film è senza dubbio il Texas, con i suoi paesaggi sperduti e polverosi ma sempre pieni di fascino, aiutato da una ottima fotografia e da una colonna sonora di prim’ordine, curata da Nick Cave e Warren Ellis e con canzoni di outlaws countrymen come Townes Van Zandt, Waylon Jennings, Ray Wilie Hubbard e Chris Stapleton.
La trama è sorretta anche da una buona sceneggiatura che scava nella minaccia velata che si cela dietro le banche, ciniche e che rendono i poveri sempre più poveri. Ma presenta anche due fratelli, molto diversi tra loro ma che si vogliono un gran bene e lo dimostrano, ognuno a modo suo.
Il sogno americano ormai ha cessato di esistere, in una nazione sempre più in crisi, senza un futuro certo ma con un presente cinico ed amaro.
Splendida interpretazione di Jeff Bridges, bravi anche Ben Foster e Chris Pine.

Voto: 7,5

Blood Father – Un film di Jean-François Richet (USA/Francia, 2016)

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Con Mel Gibson, Erin Moriarty, Diego Luna, Michael Parks, William H. Macy
Durata 90 minuti

Ho visto questo film in lingua originale, in quanto non è ancora uscito in Italia,con la solita difficoltà, ma devo dire che alla fine ne è valsa la pena. Fin dalle prime scene, che mostrano le foto segnaletiche di una ragazzina di 14 anni scomparsa e subito in sequenza la stessa ragazza, qualche anno dopo, davanti alla cassa di un supermercato che compra alcune scatole di munizioni da 9 mm, delle gomme da masticare, ma quando chiede un pacchetto di sigarette gli vengono negate in quanto non mostra i documenti (neanche troppo sottile l’ ironia sul libero utilizzo delle armi negli States).
La storia del film parte dalle vicende di questa ragazza scappata da casa che si è messa con un tipo poco raccomandabile (Diego Luna) ed un padre (Mel Gibson) che ha un enorme rimpianto nell’aver perso gli anni più belli della sua unica figlia, Lydia (la bella Erin Moriarty) mentre era impegnato ad ubriacarsi, a drogarsi oltre che entrare ed uscire di galera.
Mel Gibson regge quasi in solitario l’esile trama, anche se non mancano bravi comprimari come William H. Macy (uno dei protagonisti della serie TV “Shameless”), Dale Dickey e Michael Parks.
Lydia è una bella ventenne che si è persa nel malaffare tra alcool, droga e armi, alla quale è mancato un padre che sapesse indicarle la retta via, mentre la madre (che non si vede) da una telefonata si intende che se n’è lavata le mani per farsi una nuova vita, quindi la figlia è finita nelle mani di un piccolo Narcos di confine, che riesce a renderla docile con la cocaina e la rende partecipe alla vita da fuorilegge complice di crimini, ma in un raro momento di lucidità, la ragazza si ribella e spara al fidanzato fuorilegge e si dà a una fuga disperata.
Ma dovrà rivolgersi all’unica persona che sa non gli girerà le spalle, il padre che la sta ancora cercando dopo sette lunghi anni e quando si rifa viva con una telefonata lui stenta a crederci, salvo saltare sulla sua auto scassata ed andare a prenderla, portarla a nascondersi nella sua roulotte nel deserto del Nuovo Messico che funge anche da tattoo shop e per lui diventa la cosa più importante della sua vita da ex alcolizzato e carcerato in libertà vigilata. John Link ha ucciso per sopravvivere al carcere ma gli sono rimasti gli unici amici che abbia mai avuto.
Tra i tanti reietti che Link ha conosciuto durante la sua vita incontriamo alcuni personaggi veramente spregevoli, compreso alcuni biker nazisti per i quali si è fatto per loro ben nove anni di carcere, ma nessuno gli darà una mano, anzi dovrà guardarsi pure da loro per cercare di salvare la sua unica figlia da solo.
Purtroppo non sarà per nulla semplice e metterà a dura prova la sua voglia di riscatto ma la figlia alla fine si ritroverà a vivere finalmente la vita piena, lasciandosi dietro la vergogna e gli istinti negativi perchè quando si deve la vita a qualcuno deve valere la pena viverla pienamente.

Tratto dal romanzo di Peter Craig (qui anche in veste di sceneggiatore) al regista Jean-François Richet basta affidarsi al grande mestiere di un Mel Gibson in stato di grazia (il film è stato girato con un low budget) anche se un poco imbolsito per un ruolo tutto muscoli ed azione, ma è ancora in grado di padroneggiare la scena trasformandola in un road movie sanguinolento, dove protagonista è un personaggio vero, che simboleggia un “loser” rimasto ai margini della società, che si è inventato un’esistenza fatta di povertà ma pur sempre con un buona dose di dignità.

Voto: 7,0

I Saw The Light. La vera storia di Hank Williams – Un film di Marc Abraham (USA,2015)

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con Tom Hiddleston, Elizabeth Olsen, David Krumholtz, Josh Pais, James DuMont, Wrenn Schmidt, Cherry Jones, Bradley Whitford, Maddie Hasson, Justin Lebrun, Rebecca Chulew.
Genere Biografico
Durata 123 minuti circa.

Il titolo “La vera storia di Hank Williams” mi ha subito messo in guardia ed ho guardato il film con una certa diffidenza, poi ripagata alla fine del film.
I saw the Light cerca di ricostruire gli ultimi anni di vita della leggenda country Hank Williams, morto a 29 anni sul sedile posteriore di una Cadillac il 1° Gennaio 1953 per abusi di droga, alcol ed antidolorifici, usati per combattere il continuo mal di schiena che affliggeva l’artista, a causa di una patologia cronica alla colonna vertebrale.
L’attore Tom Hiddleston cerca di immedesimarsi nel ruolo principale senza purtroppo riuscirci sino in fondo, inoltre la storia non si concentra sulla vita artistica del cantante, molto importante soprattutto per le successive generazioni di cantanti (da Bob Dylan a Johnny Cash, Jerry Lee Lewis, Elvis, Jimi Hendrix, Leonard Cohen,ecc..) ma narra in modo quasi ossessivo le sue vicissitudini matrimoniali e sentimentali.
Non approfondisce neppure il rapporto che aveva con la religione ed i suoi modi da gentiluomo del Sud degli States. Quindi dobbiamo accontentarci di osservare il rapporto coniugale con la prima moglie Audrey, che si incrina molto presto a causa dell’infedeltà cronica di Hank, condita da pesanti bevute di superalcolici.
Un’occasione persa, se si pensa alla caratura del personaggio; da considerare lo sforzo che Hiddleston ci ha messo nel cantare le canzoni più celebri di Williams supervisionate dal celebre cantante Rodney Crowell, qui presente come produttore esecutivo della colonna sonora, l’unica che può considerarsi decisamente riuscita.
Ci sarà un motivo se tutti i discendenti di Hank sono tra i ringraziamenti alla fine del film, tranne il nipote Hank III, che si è dissociato subito, da vero spirito ribelle e colui che più si avvicina al carattere del nonno.

Voto: 5,0