Boogie Beasts – Deep (Naked Rec., 2019)

Deep

Secondo disco del gruppo belga, denso di atmosfere luciferine del blues del delta, inquietanti ed ipnotiche, governate dall’ armonica lancinante di Fabian Bennardo nell’iniziale “Inside” e dalle chitarre di Jan Jaspers e Mathias Dale, nella successiva “Emotion”; i Boogie Beasts sembrano i Black Keys (periodo Fat Possum) che accompagnano R.L. Burnside in un Juke-joint del Mississippi a notte fonda. “Mad” è un blues nervoso con un ritmo ripetitivo, la chitarra poi diventa fuzzy ed un attimo dopo si insinua l’armonica e diventa un inno all’ Hill country blues; i suoni si fanno più cupi nella successiva “Long Gone” con l’armonica in loop, il drumming ripetitivo e la chitarra sempre presente con assoli continui.
“No Good” è un lento assassino su un talkin’ quasi “dark”, atmosfere da incubo con risveglio nel mezzo del bayou, mentre “I Don’t Know Why” è meno sporca ma sempre densa di melma del grande fiume. Da ascoltare in piena notte in auto su una strada deserta, ma fate attenzione a non spingere sull’ acceleratore.
“Trouble”, il titolo è tutto un programma, apre l’armonica poi il sound si fa più rock per un brano che si discosta dal resto. Ci pensa la successiva “Gonna Be Your Man” a riportarti nei meandri dello swamp blues notturno ed ipnotico ed il cantato qui è in francese (ma c’è una connessione con la musica da loro proposta in quanto, tramite l’ idioma ibrido denominato “Cajun” che fu portato nei territori vicino alla foce del Mississippi dagli Acadiens, i discendenti dei colonizzatori francesi che dal Quebec in Canada si insediarono in Louisiana verso metà del 1700 in seguito ad una deportazione voluta dai coloni britannici). Apertura della batteria , poi l’armonica si fonde con un sound più sostenuto e decisamente rock in “Night Time Hero”, mentre la conclusiva “In Front of You” è un boogie blues primordiale tutto giocato sulla voce filtrata, chitarra, armonica e percussioni.
File under Delta & Swamp Blues.

Voto ***

Tracklist:

1. Inside
2. Emotion
3. Mad
4. Long Gone
5. No Good
6. I Don’t Know Why
7. Trouble
8. Gonna Be Your Man
9. Night Time Hero
10. In Front Of You

Little Steven and The Disciples Of Soul – Soulfire Live ! (3 CD, Universal Rec., 2018)

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Lo scorso anno Steven Van Zandt si è ripresentato con un nuovo album, “Soulfire” disco potente, grondante di sonorità soul e R&B che poi ha presentato negli show live di un tour in giro per il mondo che non è ancora terminato. Di solito non scrivo di dischi live ma in questo caso è diverso, questo triplo album è ciò che vi siete persi se non siete andati ad un suo concerto. Rabbia mista a delusione è vedere il braccio destro di “quel” Bruce, quasi snobbato dai fan italiani della E-Street Band (i suoi concerti non hanno fatto certo sold out, anzi..) però tutti molto attenti agli spostamenti del Boss (quando non è rinchiuso in quel ridicolo teatro di Broadway) per sperare nel sogno proibito di poterlo incontrare, in quanto dalle nostre parti ormai sembra venirci soltanto in vacanza.
Ebbene, questo triplo album è quasi essenziale per chi cerca divertimento e suoni meticci di rock americano contaminato con la black music, funky, soul e R&B; riascoltare il redivivo Jersey Sound che anche il mitico Southside Johnny continua imperterrito a suonare coi fidi Asbury Jukes in ogni angolo del pianeta (a Marzo/Aprile 2019 dovrebbe passare dall’Italia e vi consiglio di non perderlo).

Ovviamente gran parte dello show è incentrato sulle nuove canzoni tratte dal recente disco in studio ma c’è (molto)spazio per le cover e le vecchie composizioni del nostro come “Love On The Wrong Side of Town”, fantastica canzone scritta per Southside Johnny, passando per i suoi successi tratti dagli album degli anni ’80 (in primis ” Men Without Women” pubblicato nel 1982 con le mie preferite “Princess Of Little Italy” ed “Until the good is Gone”).

Coi fidi Disciples of Soul producono un suono pieno e corposo: i fiati si fondono con le chitarre e le coriste ci fanno rivivere i fasti del soul anni settanta ormai dimenticato e riesce a mettere sullo stesso palco artisti di grande caratura come James Brown, Marvin Gaye, Stevie Wonder e Curtis Mayfield ma pure l’amico di famiglia Gary US Bonds, che omaggia con una canzone scritta da entrambi, “Standing in the line of fire”. Ma le sorprese non finiscono qui: chi conosce Miami Steve sa benissimo che adora pure i suoni garage, il reggae, il doo wop e tutta la musica in generale (infatti conduce anche un programma radiofonico in qualità di dj e talent scout) e quindi infila qua e la durante lo show canzoni più disparate, passando da “I’m a patriot” alla famosa “Bitter Fruit”, dalla ballata rock urbana contaminata dal doo wop di “The City Weeps tonight” al rock di “Ride the Night Away”, fino al gran finale della fantastica “I Don’t Wanna Go Home” ed “Out of Darkness” canzoni che non hanno certo bisogno di presentazioni.
Alla fine si è sfiniti ma appagati, come dopo una serata di festa passata tra pochi veri amici a ridere e scherzare ed a riempirti il cuore di gioia.

Voto: ****

Tracklist:

1 Mike Stoller Intro 2:05
2 Soulfire 4:31
3 I’m Coming Back 4:17
4 Blues Is My Business (Intro) 2:08
5 Blues Is My Business 9:04
6 Love On The Wrong Side Of Town 4:02
7 Until The Good Is Gone (Intro) 0:51
8 Until The Good Is Gone 9:30
9 Angel Eyes 5:04
10 Some Things Just Don’t Change 6:41
11 Saint Valentine’s Day (Intro) 0:12
12 Saint Valentine’s Day 5:48
13 Standing In The Line Of Fire (Intro) 0:12
14 Standing In The Line Of Fire 4:49
15 I Saw The Light 4:43
16 Salvation 6:15
17 The City Weeps Tonight (Intro) 4:19
18 The City Weeps Tonight 4:11
19 Down And Out In New York City 12:16
20 Princess Of Little Italy (Intro) 2:41
21 Princess Of Little Italy 6:12
22 Solidarity 6:26
23 Leonard Peltier 2:58
24 I Am A Patriot 4:11
25 Groovin’ Is Easy 4:28
26 Ride The Night Away (Intro) 0:16
27 Ride The Night Away 5:28
28 Bitter Fruit 8:20
29 Forever 4:32
30 Checkpoint Charlie (Intro) 1:34
31 Checkpoint Charlie 4:52
32 I Don’t Want To Go Home 4:37
33 Out Of The Darkness (Intro) 0:24
34 Out Of The Darkness 5:34

The Disciples Of Soul are:

Backing Vocals – Erika Jerry, JaQuita May, Jessica Wagner, Sara Devine, Tania Jones
Baritone Sax – Eddie Manion
Bass – Jack Daley
Drums – Rich Mercurio
Guitar, Slide Guitar– Marc Ribler
Organ (B3 Hammond), Accordion, Synthesizer – Andy Burton
Percussion – Anthony Almonte
Piano, Mandolin – Lowell “Banana” Levinger*
Tenor Saxophone, Alto Saxophone, Flute, Oboe – Stan Harrison
Trombone – Clark Gayton
Trumpet – Ravi Best, Ron Tooley
Vocals, Guitar – Stevie Van Zand

The Bonnevilles – Cascina Bellaria – Sezzadio (Al) – Live 15/09/18

The Bonnevilles

Non parlo quasi mai dei concerti ai quali assisto in quanto reputo quasi inutile scrivere di artisti nella loro versione live quando parli già dei loro dischi, anche perchè in questo ambito abbiamo ormai raggiunto in generale un ottimo livello (non ricordo di aver visto negli ultimi anni un concerto mediocre). In questo caso invece dei loro dischi non ne ho mai parlato (come di molti altri artisti) forse per mancanza di tempo, ma meritano anche se suonano musica di nicchia. Il genere si avvicina a quello che prediligo, ovvero un rock blues rozzo, malsano e di derivazione punk. Il duo, composto da Andrew Mc Gibbon Jr. (chitarra e voce) e Chris Mc Mullan (batteria), ricorda gruppi come The Black Keys e The White Stripes degli esordi ma anche sonorità care ai North Mississippi AllStars, Cedric Burnside (nipote di R.L.) e Lightin’ Malcolm, Left Lane Cruisers, per citarne alcuni e altre cose legate alla Fat Possum Records; solo che loro provengono dalla cittadina di Lurgan, non lontano da Belfast in Irlanda Del Nord, ma vi assicuro che di sonorità irish non se ne sentono (anche se in altro ambito sono le benvenute!), però avrete certo a che fare con la classica irruenza sonora che ne deriva da coloro che vivono in quei luoghi.

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Un’ora e mezza abbondante di concerto, tosto e divertente nella splendida cornice della Cascina Bellaria, un punto illuminato nel mezzo del nulla,nella notte e nel buio delle campagne alessandrine, che propone (con grande passione unita ad una grande dose di coraggio), ogni anno d’estate un ottimo programma di concerti con gruppi e band che provengono da ogni parte del mondo.

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A volte, basta volerlo, è possibile proporre ottima musica non di tendenza quasi ovunque basta non pensare ai facili guadagni; con questa musica in Italia rischi solo di rimetterci. Serve solo una gran passione (oltre allo spazio dove poter concretizzare i tuoi sogni….).

https://www.cascinabellaria.com/it/

Se pensate che dopo la data di Sezzadio (Al) i The Bonnevilles andranno a suonare in Spagna in città come Barcellona, Valencia, Madrid, Bilbao c’è poco da aggiungere.

Il duo ha proposto gran parte del repertorio estratto dai loro quattro dischi con particolare attenzione a “Arrow Pierce My Heart” del 2016 che me li fece conoscere ed al nuovo “Dirty Photographs”. Ho fatto alcuni video ma purtroppo il mio blog non li supporta in quanto non sono “premium” (….che si fottano….) allora non mi resta che pubblicare qualche video pescato sul tubo.

Buon Divertimento e buona domenica.

Novità Discografiche Settembre / Ottobre 2018

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Prima della sosta estiva mi sembra doveroso dare un’ occhiata alle future uscite discografiche che riguardano un poco tutti i generi musicali :

31 AGOSTO:

Big Red Machine – Big Red Machine (Justin Vernon dei Bon Iver ed Aaron Dessner dei The National);

Anna Calvi – Hunter

Iron & Wine – Weed Garden (EP con sei canzoni)

The Kooks – Let’s Go Sunshine

Amos Lee -My New Moon

Madeleine Peyroux – Anthem (produttore: Larry Klein; singolo: “On My Own”)

Megan Trainor – Treat Myself

07 SETTEMBRE:

Ben Danaher – Still Feel Lucky

Macy Gray – Ruby

Lenny Kravitz – Raise Vibration

Kathy Mattea – Pretty Bird

Paul McCartney – Egypt Station

Rudimental – Toast to Our Differences

Paul Simon – In the Blue Ligh

William Elliott Whitmore – Kilonova

Bob Seger & The Last Heard – Heavy Music: The Complete Cameo Recordings 1966-67

Swamp Dogg – Love, Loss, and Auto-Tune

14 SETTEMBRE:

Asleep At The Wheel- New Routes

Cedric Burnside – Benton County Relic

Alejandro Escovedo – The Crossing

Good Charlotte – Generation Rx

Nile Rodgers & Chic – It’s About Time (singolo: “Till the World Falls)

Uriah Heep – Living The Dream

Paul Weller – True Meanings

Willie Nelson – My Way

Richard Thompson – 13 Rivers

21 SETTEMBRE

Joe Bonamassa – Redemption

Josh Groban – Bridges

Amy Helm – This Too Shall Light

Slash feat. Myles Kennedy and the Conspirators – Living The Dream

Billy F. Gibbons – The Big Bad Blues

Graham Parker – Cloud Symbols

28 Settembre:

Paul Collins – Out Of My Head

Mudhoney – Digital Garbage

Tom Petty – An American Treasure (4 CD Box set di materiale raro ed inedito)

Rod Stewart – Blood Red Roses

Tony Joe White – Bad Mouthin

Joe Strummer – Joe Strummer 001 ( 2 CD con 12 canzoni inedite del periodo post Clash)

Ottobre (1° pt.):

Blues Traveler – Hurry Up & Hang Around

Doyle Bramhall II – Shades (ospiti: Eric Clapton, Norah Jones, Tedeschi Trucks Band, Greyhounds; singolo: “Everything You Need”)

The Reverend Peyton’s Big Damn Band – Poor Until Payday

Bottle Rockets – Bit Logic (produttore: Eric “Roscoe” Ambel )

Cat Power – Wanderer

Eric Church – Desperate Man

Echo & The Bunnymen – The Stars, The Oceans & The Moon

Jackie Greene – The Modern Lives – Vol 2

Nazareth – Tattooed On My Brain

Tom Odell – Jubilee Road

John Hiatt – The Eclipse Sessions (produttore: Kevin McKendree,singolo: “Cry to Me”)

Colter Wall – Songs Of The Plains (produttore: Dave Cobb)

Will Hoge – My American Dream (singolo: “Gilded Walls”)

Elvis Costello & The Imposters – Look Now

Buona estate !!!!

Massimo

Ruby Boots – Don’t Talk About It (Bloodshot Records, 2018)

cover

Cantante australiana trentaseienne ma residente da tempo a Nashville, Bets Chilcott in arte Ruby Boots esce dall’anonimato con questo nuovo disco prodotto da Beau Bedford, con il collega Paul Cauthen alla consolle ed i Texas Gentlemen come backing band. Si tratta di Americana e country rock sullo stile delle colleghe Nikki Lane (presente nel disco), Margo Price, Lindi Ortega e Tift Merritt, anche se il brano che apre il disco, “It’s so cruel” è un vigoroso rock vagamente punkeggiante con chitarre distorte e voce filtrata che fa storcere un poco il naso.
“Believe in Heaven” è ancora sopra le righe malgrado le sonorità sixties e la voce di Ruby sia più gradevole. Finalmente con “Don’t Talk About It” si comincia a ragionare: il brano è un country pop con incursioni rock, scritto a quattro mani con Nikki Lane (presente alle backing vocals), la melodia è decisamente orecchiabile e le chitarre twangy fanno il resto.
“Easy Way Out” comincia come un brano di Tom Petty poi entra in gioco la bella voce di Ruby ed il brano mantiene intatta la sua bellezza. Il disco comincia a piacermi. “Break My Heart Twice” è una ballata malinconica con una bella melodia e cori in sottofondo, ma è la voce di Ruby ad essere al centro del brano con il piano e l’organo di contorno. “I’ll Make It Throught” è un elegante brano pop rock con belle incursioni delle chitarre stile twangy ed il cantato in coppia di Ruby e Nikki Lane che impreziosisce il sound. “Somebody Else” è un rock vibrante con la chitarra protagonista, prima accompagnando la voce della cantante con suoni sporchi ed utilizzo del fuzzbox sino ad un assolo deciso nel finale che torna a visitare suoni “alternativi” e quasi garage. “I Am A Woman” è una ballata rarefatta solo voce che riecheggia e leggeri tocchi di organo,quasi fosse un brano cantato in chiesa durante una funzione religiosa. Il risultato, tuttavia è convincente nonostante la patina troppo raffinata degli arrangiamenti. “Infatuation” è il classico brano radiofonico pop rock con una melodia vincente che potrebbe sfondare nelle radio (americane, ovvio!). Chiusura con la bella “Don’t Give a Damn”, country soul sudista con la voce di Ruby Boots accompagnata dal piano, una chitarra acustica e gli shakers , poi il brano cresce e si inseriscono i cori gospel ed una chitarra elettrica sino a raggiungere un suono pieno e corposo. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più da un album incensato dalla critica statunitense sia prima della sua uscita (era tra gli album più attesi del 2018 per alcune riviste di settore tra cui la discutibile Rolling Stone) che nelle review dopo la pubblicazione, ma a conti fatti è un dischetto senza pretese, che si lascia ascoltare.

Voto: **1/2

Tracklist:

01 It’s So Cruel
02 Believe In Heaven
03 Don’t Talk About It
04 Easy Way Out
05 Don’t Break My Heart Twice
06 I’ll Make It Through
07 Somebody Else
08 I Am A Woman
09 Infatuation
10 Don’t Give A Damn

Barrence Whitfield & The Savages – Soul Flowers Of Titan ( Bloodshot Records, 2018)

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Nuovo disco per il combo di Barrence Whitfield, registrato all’ Ultra Suede Studio di Cincinnati, Ohio e prodotto dal chitarrista Peter Greenberg che firma anche diverse canzoni dell’album col bassista Phil Lenker, entrambi presenti nella band sin dall’esordio avvenuto a metà anni ’80, mentre dal 2011 quando si sono riuniti hanno pubblicato quattro album (compreso questo) tutti governati da un incendiario mix di soul, gospel, rockabilly, garage, R&B e psichedelia.
“Slowly Losing My Mind” apre il disco e veniamo subito investiti da un rock-blues tosto con venature soul e garage, assoli di chitarra a profusione ed interventi della tromba di Michael Mavridoglou.
La successiva “Pain” è un R&B sapientemente mescolato con giuste dosi di rock’n’roll sporcato da incursioni quasi garage, in particolare per il timbro vocale di Barrence che spinge la voce al limite, sino ai toni alti.
“Tall, Black And Bitter” è un rockabilly blues che lascia un buon ricordo appena terminato e vorresti subito riascoltarlo mentre nel brano successivo “Tingling” si tira un poco il fiato anche se il sound rimane teso ed intenso: un ottimo R&B con il sax baritono sempre presente e l’atmosfera si surriscalda con l’intervento dell’organo.
“Sunshine Don’t Make The Sun” è un sudatissimo rock’n’soul pieno di ritmo con la sezione ritmica (Phil Lenker al basso e Andy Jody alla batteria) ed il sax che fanno gli straordinari, con un finale pazzoide dove gli strumenti e l’eco della voce si intrecciano sino a rasentare la cacofonia.
“I’ll Be Coming Home Someday” sembra un brano di Screamin’ Jay Hawkins , un R&B con accenni doo wop ed un sax rauco che segue gli assoli della chitarra elettrica ed insieme creano un’ atmosfera fumosa ed intrigante.
“Let’s Go To Mars” è un bluesaccio vintage Chicago style col vocione di Barrence, il sax e la chitarra a reggere il gran ritmo col sottofondo di un piano, mentre “Adorable” è un brano rock-garage che si tinge subito di black music; “I Can’t Get No Ride” è un meltin’ pot di suoni soul, funk, rock, garage, torrido e molto seventies come il successivo “I’m Gonna Leave You Baby”, un errebì meticcio condito dai fiati, dalle urla di Whitfield e dalla chitarra elettrica di Greenberg. Siamo quasi al termine ed “Edie Please” ci riporta nei seventies con un rock blues psichedelico con piano ed organo ipnotici, voce graffiante e chitarra sempre presente mentre la chiusura spetta all’unico brano lento dal titolo “Say What You Want” che in realtà mescola ballata soul con il sound garage e psichedelico creando un ottimo intreccio musicale.Un ulteriore passo avanti per questo grande shouter.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1. Slowly Losing My Mind 02:05
2. Pain 02:49
3. Tall, Black and Bitter 02:04
4. Tingling 03:13
5. Sunshine Don’t Make the Sun 02:37
6. I’ll Be Home Someday 03:29
7. Let’s Go to Mars 03:05
8. Adorable 02:21
9. I Can’t Get No Ride 02:43
10. I’m Gonna Leave You 02:35
11. Edie Please 02:11
12. Say What You Want 04:26

Brian Fallon – Sleepwalkers ( Island Records, 2018)

Cover

Il nuovo lavoro di Brian Fallon (ex leader dei Gaslight Anthem ed ora degli Horrible Crows) è davvero un gran bel disco, che è coinciso con il ritorno in sala di registrazione insieme a Ted Hutt, produttore dei dischi coi Gaslight Anthem ( “The ’59 Sound” e “American Slang” ) e con la scelta di registrarlo a New Orleans, città piena di ispirazione per gran parte dei musicisti.
“Painkillers”, il precedente disco, esordio solista di Fallon, non mi aveva certo entusiasmato, mentre questo “Sleepwalkers” ti entra subito sottopelle e fatica ad uscire: eterogeneo quanto basta col rock contaminato dal rhythm’ n’blues sixties marchiato Motown, dal soul bianco inglese (Graham Parker, Elvis Costello), dal doo-wop carico di r’n’b della favolosa canzone iniziale “If Your Prayers Don’t Get To Heaven” alla punk rock “Forget Me Not”, che con la successiva “Come Wander With Me” fanno il paio in stile Clash (Joe Strummer ringrazia da lassù), al gospel rock nell’intensa e stupenda “Etta James” (che sembra occhieggiare agli U2 del passato) alla ballata elettroacustica “Her Majesty’s Service” sembra tutto un rimando ad omaggiare questo o quell’artista e detto così sembra una semplice raccolta di canzoni scopiazzate senza ritegno, mentre posso affermare che Fallon è maturato ed ha assimilato tutta la musica per la quale si è appassionato ed ha confezionato un album denso, d’ impatto, onesto e sincero ma allo stesso tempo molto divertente.

“Proof Of Life” è un folk rock carico di epicità mentre con “Little Nightmares”
si torna all’ arrembante r’n’r punk stile Clash, come del resto la successiva “Sleepwalkers” ma in questo caso con sonorità e fiati presi in prestito dagli Asbury Jukes. “My Name Is The Night (Color Me Black)” è un’ariosa rock song a metà strada tra Bruce e gli Who, che potrebbe avere anche un buon successo radiofonico e commerciale, mentre “Neptune” è un tosto r&b che mantiene alto il livello qualitativo del disco.
Con “Watson” si passa con disinvoltura alla ballata ricca di blues urbano mentre l’ultima “See You On The Other Side” è una deliziosa folk song.
Nulla per cui gridare al miracolo, ma fino a ieri Brian Fallon sembrava un poco perso dietro ai suoi fantasmi interiori, mentre ora ha acquisito la voglia di rimettersi in gioco e di divertirsi a creare a ruota libera e, per quanto mi riguarda, ha raggiunto un suo nuovo traguardo.
Sorprendentemente, uno dei dischi migliori ascoltati in questo primo scorcio del 2018.

Voto: ****

Tracklist:

1 If Your Prayers Don’t Get To Heaven
2 Forget Me Not
3 Come Wander With Me
4 Etta James
5 Her Majesty’s Service
6 Proof Of Life
7 Little Nightmares
8 Sleepwalkers
9 My Name Is The Night (Color Me Black)
10 Neptune
11 Watson
12 See You On The Other Side

Novità discografiche Marzo/Aprile 2018

uscite-discografiche-2015

Una valanga di uscite discografiche ci attendono nei prossimi mesi, come d’altronde accade dopo la pausa natalizia e l’inizio di ogni nuovo anno che passa in sordina, la primavera comincia alla grande per tutti i generi musicali.

Joan Baez Whistle Down The Wind (il 2018 sarà l’ultima occasione per poterla vedere live in tour – primo album da dieci anni – produttore: Joe Henry)

The Breeders All Nerve (loro nuovo album in studio dal 2008; singolo: “All Nerve”)

Buffalo Tom Quiet And Peace

Sue Foley The Ice Queen (ospiti: Billy F. Gibbons, Jimmie Vaughan, Chris “Whipper” Layton, Charlie Sexton, JJ Johnson, Johnny Bradley, etc.)

Lance Lopez Tell The Truth ( produttore: Fabrizio Grossi; singolo: “Cash My Check”)

Moby Everything Was Beautiful, And Nothing Hurt (singolo: “Like a Motherless Child”)

Chris Smither Call Me Lucky (first single: “The Blame’s On Me”)

Tracey Thorn Record (ospiti: Corinne Bailey Rae, Shura, Warpaint’s Jenny Lee Lindberg e Stella Mozgawa; singolo: “Queen”)

Titus Andronicus A Productive Cough (singolo: “Number One [In New York})

UB40 featuring Ali, Astro & Mickey A Real Labour Of Love (produttore il frontman Ali Campbell; singolo: “She Loves Me Now”)

Snoop Dogg Snoop Dogg Presents Bible Of Love (Album Gospel composto da ben 32 canzoni; ospiti : Faith Evans, Rance Allen, Tye Tribbett, B Slade, ecc.; singolo: “Words Are Few”)

——> Barrence Whitfield & The Savages Soul Flowers Of Titan (singolo: “Let’s Go to Mars”)

——> Jonathan Wilson Rare Birds (ospiti: Father John Misty, Lucius, Lana Del Rey, singolo: “Over the Midnight”)

——-> David Byrne American Utopia (solo album dopo ben 14 anni dal precedente; t singolo: “Everybody’s Coming To My House”)

Brad Mehldau – After Bach

Editors Violence (singolo: “Magazine”)

Albert Hammond Francis Trouble (membro del gruppo The Strokes; singolo: “Muted Beatings’)

———> Jimi Hendrix Both Sides Of The Sky (10 delle 13 canzoni presenti incise tra il 1968 ed il 1970, sono inedite);

The Fratellis In Your Own Sweet Time (singolo: “The Next Time We Wed”)

Judas Priest Firepower (produttore: Tom Allom; singolo: “Lightning Strike”)

——–> The Nick Moss Band feat. Dennis Gruenling The High Cost Of Low Living

———> Nathaniel Rateliff & The Night Sweats Tearing At The Seams (produttore: Richard Swift; singolo: “You Worry Me”; Digital Deluxe Edition, con due extra tracks)

Lisa Stansfield Deeper

The Decemberists I’ll Be Your Girl (singolo: “Severed”)

Lindi Ortega Liberty

Meshell Ndegeocello Ventriloquism (album cover version di brani di autori come Prince, Janet Jackson, Tina Turner, Sade, ecc..)

Stone Temple Pilots -Stone Temple Pilots (nuovo cantante del gruppo: Jeff Gutt)

Kim Wilde Here Come The Aliens

The Oak Ridge Boys 17th Avenue Revival (produttore: Dave Cobb; singolo: “Brand New Star”)

George Ezra Staying At Tamara’s (ospiti: First Aid Kit; singolo: “Paradise”)

Black Stone Cherry Family Tree (ospite: Warren Haynes; singolo: “Burnin'”)

——–> Squirrel Nut Zippers Beasts Of Burgundy (nuovo album dopo 18 anni; singolo: “Karnival Joe [From Kokomo]”)

———> Paul Thorn Don’t Let The Devil Ride (graditissimo ritorno del cantautore con il prima album gospel registrato presso : Sam Phillips Recording a Memphis, FAME Studios a Muscle Shoals ed alla Preservation Hall a New Orleans; produttori: Billy Maddox, Colin Linden; ospiti: Blind Boys of Alabama, The McCrary Sisters, the Preservation Hall Jazz Horns, Bonnie Bishop)

Bettye LaVette – Things Have Changed (covers di canzoni di Bob Dylan; produttore: Steve Jordan; ospiti: Keith Richards, Trombone Shorty; singolo: “Things Have Changed”)

Jack White Boarding House Reach (singolo: “Connected By Love”)

Leah James While She Sleeps (figlia dell’ex Eagles Don Felder; singolo: “Wildfire”)

Kim Richey Edgeland (ospiti : Chuck Prophet, Pat McLaughlin, Mando Saenz; singolo: “The Get Together”)

The Vaccines Combat Sports (singolo: “I Can’t Quit”)

——–> Dr. Dog Critical Equation (singolo: “Listening In”)

Eels The Deconstruction

Jason Aldean – Rearview Town (singolo: “You Make It Easy”)

Manic Street Preachers Resistance Is Futile

Kylie Minogue Golden (singolo “Dancing”)

——–> John Prine The Tree Of Forgiveness

——–> Old Crow Medicine Show Volunteer (produttore: Dave Cobb; singolo: “Flicker & Shine”)

——–> Josh T. Pearson The Straight Hits! (singolo: “Straight to the Top!”)

——–> Ben Harper and Charlie Musselwhite No Mercy In This Land (singolo: “No Mercy In This Land”)

——–> Blackberry Smoke Find A Light (ospiti: Robert Randolph, Amanda Shires, The Wood Brothers; singolo: “Flesh and Bone”)

——-> Josh Rouse Love In The Modern Age

Sting & Shaggy 44/876 (ospiti: Robbie Shakespeare dal gruppo Sly & Robbie –
singolo: “Don’t Make Me Wait”)

Laura Veirs – The Lookout (ospiti: Sufjan Stevens, Jim James; singolo: “Everybody Needs You”)

Okkervil River In The Rainbow Rain

Inoltre previsti per Maggio :

Frank Turner – Be More Kind (singolo: “1933”)

La Luz Floating Features

Snow Patrol – Wildness

Echo & The Bunnymen – The Stars, The Oceans & The Moon (singolo: “The Stars”)

Trampled By Turtles Life Is Good On The Open Road

Per ora direi che è tutto, buon ascolto !!!

JD McPherson – Undivided Heart & Soul (New West Rec., 2017)

JD

Terzo disco per Jonathan David McPherson,in arte solo JD, artista dell’Oklahoma con un debole per la musica soul e rock’n’roll dei fifties ma rivisitati con un’ attitudine moderna ed attuale “sporcando” il genere vintage con accenni pop dei sixties, oppure il rozzo rock blues stile Black Keys come nel brano “Lucky Penny”:

il soul presente in “Hunting for Sugar” e la ballata melensa di “Jubilee”.
Inciso presso lo Studio B della RCA a Nashville (storica sala d’incisione utilizzata da leggende come Chet Atkins, Don Gibson, Willie Nelson ed Elvis) il disco si apre con “Desperate Love” una concessione al rock’n’roll di stampo 50’s scritta a quattro mani con il giovane collega Parker Millsap, e prosegue negli stessi territori con “Crying’s Just a Thing to Do” scritta insieme a Butch Walker (si odono echi di Eddie Cochran nei riff di chitarra) uno degli episodi più legati al rockabilly classico (che preferisco) con “Bloodhound Rock” brano arricchito da un sound beat smaccatamente british stile, alla Dave Edmunds, con una chitarra boogie che domina per metà del brano quando finalmente entra pure la voce del nostro, sorretta da un organo sixties.

Anche la title track risente dell’influenza di un certo pop rock british che a me risulta comunque poco irresistibile.
“On The Lips” mantiene sempre una struttura pop ma è influenzata dal surf mentre “Style (Is a Losing Game” ricorda i Kinks oppure, per fare un paragone più contemporaneo si può accostare ad un brano degli Strokes (infatti non è tra i miei brani preferiti). “Under the Spell of City Lights” è movimentato e risente ancora di un sound beat a metà strada tra pop e rock british style.
“Let’s Get Out Of Here While We’re Young” chiude l’album sulle note iniziali di un organo sixties poi la chitarra indirizza i suoi riff in territori surf e garage. Il ragazzo ha una voce notevole, i brani si fanno ascoltare e sono coinvolgenti, merito anche del gruppo che lo supporta, composto da Raynier Jacildo al piano e tastiere, Doug Corcoran alla chitarra ed al sassofono, Jimmy Sutton al basso e Jason Smay alla batteria ma si aggiungono anche diversi ospiti, tra i quali Jack Lawrence al basso, Allen Ollendorff alla chitarra e lo stesso co-produttore Dan Moland alla chitarra, basso e backing vocals, qui impreziosite dal duo vocale Holly Laessig e Jess Wolfe (Lucius) e dalla famosa Nicole Atkins.

Sinceramente preferivo il precedente album “Signs & Signifiers” più tradizionale e più ancorato al r’n’r classico col sound beat meno presente, ma è questione di gusti, ovviamente.
Decisamente vintage ma mai nostalgico, l’artista ci insegna che si può pescare nel grande bagaglio musicale del passato pur rimanendo interessanti e suonare freschi ed originali.

Voto: ***

Tracklist:

01. Desperate Love
02. Crying’s Just A Thing You Do
03. Lucky Penny
04. Hunting For Sugar
05. On The Lips
06. Undivided Heart & Soul
07. Bloodhound Rock
08. Style (Is A Losing Game)
09. Jubilee
10. Under The Spell Of City Lights
11. Let’s Get Out Of Here While We’re Young

Cheap Wine – Dreams ( Cheap Wine / IRD, 2017)

Cheap wine

 

Quest’anno la rock band pesarese festeggia i vent’ anni di musica, cominciata con l’esordio discografico del mini album “Pictures” realizzato a livello indipendente, come d’altronde tutta la loro carriera artistica, caratterizzata da una serie di album da fare invidia ad alcune band oltreoceano. La continua maturazione avvenuta negli anni, disco dopo disco, culminata nel 2009 con l’uscita di “Spirits”, ed il live doppio dell’anno seguente, intitolato “Stay Alive!”.
E’ stato tutto un crescendo di maturità nei testi e nel proporre le loro canzoni: nel 2012 un altro disco bellissimo, tratteggiato dall’amarezza e dal pessimismo, “Based On Lies”, uscito in piena crisi economica, era un ritratto della nostra società; “Beggar Town” arriva nel 2014 e segue la linea del predecessore, testi disincantati e musica cupa e potente.
Dopo un altro live, Mary And The Fairy (2015), i Cheap Wine si ripresentano con il nuovissimo “Dreams”, un album pubblicato tramite il crowdfunding (al quale ho partecipato e lo dico con un certo orgoglio; ho ricevuta una copia in anticipo di un mese dalla data ufficiale di uscita, prevista Martedì 3 ottobre 2017, distribuito da Ird).

“Dreams” si presenta come un lavoro molto meno cupo, con testi che affrontano situazioni e temi più favorevoli ed  ottimistici (lo si evince anche dalla foto di copertina piena di colori e di fiori ) e musicalmente posso dire che è forse il loro disco più bello, con Marco Diamantini che, se possibile, ha maturato ancor più la sua espressione vocale, suo fratello Michele è un grande chitarrista potente ma anche virtuoso, in possesso di una buona tecnica ma con grande spontaneità riesce a ricamare trame a tratti davvero irresistibili.
Alessio Raffaelli è un altro protagonista del suono della band pesarese; a tal proposito, ho avuto la fortuna di assistere al loro show lo scorso mese di Giugno alla festa organizzata da Cifarelli per il 50° anniversario della loro azienda sita a Voghera (è periodo di anniversari importanti!) e devo dire che mi sono spesso emozionato durante le loro esecuzioni, c’era una sorta di tensione palpabile ma le vibrazioni erano tutte positive; il suono usciva compatto e la sezione ritmica formata da Andrea Giaro al basso e da Alan Giannini alla batteria davano molto più che un semplice contributo.

Con “Full Of Glow” si parte ed è una canzone di rock tosto e diretto con la chitarra protagonista assieme alla voce di Marco ed un organo in sottofondo creano un sound davvero intrigante , mentre la sezione ritmica tiene il tempo come un metronomo. Giungono, tutti insieme, echi del sound di Neil Young, Green on Red, Tom Petty e Lou Reed.
“Naked” inizia con la chitarra, poi entra l’ organo a dettare le regole sino a quando non subentra la chitarra di Michele che dal sottofondo si fa largo e si lancia in un assolo leggermente noisy.
“The Wise Man’s Finger” si apre con un grande piano elettrico, una melodia da wee wee hours, una ballata urbana notturna e suadente, da ascoltare mentre guidi in piena notte su un asfalto bagnato di pioggia.
“Pieces Of Disquiet” ha un sound tetro e drammatico, ricorda nel sound alcune canzoni di Springsteen degli ultimi dischi;  la voce è quasi un talkin’ e l’uso del piano accentua la drammaticità che ritroviamo anche in brani di Nick Cave o Mark Lanegan: si discosta un poco dal genere che preferisco ma è innegabile, si tratta di una grande canzone. Finale con solo di chitarra.
“Bad Crumbs And Pats On The Back” cambia registro e ci presenta una canzone rock tesa e diretta, con la chitarra e l’organo che ricamano arazzi musicali sotto la voce impostata di Marco. Bella l’intrusione del basso prima del finale corale, accompagnato dall’assolo della chitarra. Grande musica.
“Cradling My Mind” è una ballata di stampo “americana” rilassante ed orecchiabile con cori westcoastiani accompagnati dal pianoforte, ma non è certo da considerare un semplice riempitivo.
“For The Brave” apre una chitarra in chiave surf , poi si aggiungono un organo sixties ed una voce quasi “dark” sostenuta da un gran ritmo che sposta l’asse leggermente verso il border assolato e desertico.
“I Wish I Were The Rainbow” è una ballata rock classica con una melodia semplice ma è la voce ad essere grande protagonista, accompagnata da un organo in sottofondo e la batteria appena accennata. La chitarra qui si prende una pausa ed entra solo nel finale.
“Reflection” apre come un brano dei Led Zep (non scherzo) e poi mantiene un sound acustico per tutta la durata con cello ed organo sixties sugli scudi.
Chiude il brano che da il titolo al disco e chiude un ciclo (nel testo ad un certo punto si cita anche il titolo del primo album della trilogia, Based On Lies) è un brano lento e pieno di pathos, emoziona la voce di Marco che si mescola al crescendo strumentale che ha un finale stupendo.
E’ l’una di notte mentre ascolto con le cuffie questo disco che reputo bellissimo, uno dei più belli ascoltati quest’anno. La mia famiglia dorme e tutto intorno è buio. E quando finisce, credetemi, ho le lacrime agli occhi per l’emozione.
Grande band, grande musica e grandi persone.
Signore e signori, i Cheap Wine sono tornati. Andate a vederli dal vivo, ne rimarrete ipnotizzati.

Voto: ****1/2

Tracklist:

1. Full Of Glow
2. Naked
3. The Wise Man’s Finger
4. Pieces Of Disquiet
5. Bad Crumbs And Pats On The Back
6. Cradling my mind
7. For the brave
8. I wish I were the rainbow
9. Reflection
10.Dreams

 

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