Don Winslow – Nevada Connection ( Einaudi Ed., 2017)

 

Don winslow

 

Pagine: 350
Collana: Stile libero Big
In uscita il 14 novembre 2017

Prosegue la pubblicazione di Einaudi, in parallelo coi nuovi romanzi contemporanei dell’autore anche quelli di inizio carriera, in particolare la serie relativa alle indagini di Neal Carey.
Dopo “London Underground” e “China Girl” entrambi usciti nel 2016 ora è la volta del terzo episodio( titolo originale: “Way Down on the High Lonely” del 1993).
Per completare la serie in lingua italiana ne mancano ancora due:
“A Long Walk up the Water Slide”(1994) e “While Drowning in the Desert” (1996).

Trama:

Cody McCall è scomparso. Ha due anni e a sequestrarlo è stato il padre, dopo una feroce battaglia per la custodia. L’uomo incaricato di ritrovare il bambino è Neal Carey. È l’unico modo che ha per sdebitarsi con chi ha pagato il riscatto grazie al quale il suo esilio cinese ha avuto termine. Alla ricerca del piccolo Cody, Neal si ritrova a passare dalle scintillanti colline di Hollywood alle infuocate pianure del Nevada. Si immerge nel sottomondo criminale del posto – tra casinò da due soldi e bordelli lungo la strada – e si infiltra in un gruppo di fanatici razzisti, i Figli di Seth: suprematisti bianchi che spargono odio e terrorizzano gli abitanti della zona. Con il passare del tempo, il gioco si fa sempre più pericoloso. Per uscirne e salvare Cody, Neal Carey non ha altra scelta che affrontare Ben Hansen, il leader dei Figli di Seth, e mettere fine al suo regno di follia e terrore.

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Banditos – Visionland (Bloodshot Records, 2017)

Banditos

Nuova band in ambito “americana” reduce dal successo di due anni orsono con l’ottimo album omonimo, si ripropongono con questo disco e l’ originale formazione caratterizzata da ben tre cantanti (due uomini ed una donna) che si alternano al microfono sulle note di un rock sudista mescolato da giuste dosi di rock’n’roll, country, blues ed un pizzico di punk.
Il nuovo disco è prodotto da una nostra vecchia conoscenza, il cantautore Israel Nash Gripka che riesce a rendere il prodotto ancor più appetibile grazie alla sua esperienza maturata sul campo.
“Fine Fine Day” è un acido rockabilly blues corale e con divagazioni punk e psichedeliche, mentre la successiva “Strange Heart” mostra un altro lato della band quando Mary Beth Richardson prende la leadership e mostra una voce potente alla Janis Joplin mentre la band suona come fossimo agli inizi degli anni ’70, con un mix di rock, blues e funk degno dei migliori gruppi dell’epoca.
La title track “Visionland” è una lezione di psichedelia su una base country sempre con la voce della Richardson, “Thick’n’Thin” è uno strascicato boogie che richiama gli Stones strafatti di “Exile” mentre “Healin’ Slow” è una ballata dolce e suadente cantata dalla Richardson che fa ancora il verso alla Joplin: un ottimo brano d’atmosfera con un mandolino che ricama una melodia su un sound deep soul con stupendi cori in sottofondo.
“Lonely Boy” ti catapulta in piena era sixties nella solare California, ancora mandolino e cori in evidenza, “Fun All Night” è un rock blues che farebbe felici
molti gruppi anche famosi che non riescono più ad indovinare una canzone decente (ottimo l’utilizzo del kazoo su un sound con contorno di piano boogie, chitarre sferraglianti e cori femminili soul).

“When It Rains” è un’ altra ottima canzone d’atmosfera, corale e suonata in punta di dita, un esempio di come sanno essere versatili anche se forse un poco derivativi. Ma alla fine chi se ne frega se il risultato finale risulta interessante, ben suonato e pieno di vitalità.
In “Still and Quiet” la Richardson gioca a fare la femme fatale su un sound soul blues, con il solito mandolino strimpellato che rompe la monotonia ed inventa un poco di originalità, sulla quale svetta la voce potente della cantante.
Chiude il disco un brano frizzante ed orecchiabile che rimanda a gruppi roots rock come i Georgia Satellites, i Creedence Clearwater Revival (che Dio li benedica!) e altri ancora.

Sudicio Rock’n’roll derivativo mescolato con roots rock, soul, blues ed un’aggiunta di acidità punk, ma ragazzi… averne di gruppi così: dalle nostre parti,ogni Sabato sera il divertimento sarebbe assicurato.

Voto: ***1/2

Tracklist:

01. Fine Fine Day
02. Strange Heart
03. Visionland
04. Thick N’ Thin
05. Healin’ Slow
06. Lonely Boy
07. Fun All Night
08. When It Rains
09. Still and Quiet
10. DDT

Kenny Wayne Shepherd Band – Lay It On Down (Provogue Rec., 2017)

Kenny Wayne Shepherd Band - Lay It On Down (2017)

Giovane promessa (in parte mantenuta) del blues rock negli anni ’90 alla pari di Johnny Lang (che ha da poco pubblicato un nuovo album) e John Mayer (lui l’album l’ha pubblicato alcuni mesi orsono ma dopo un paio di ascolti sul web ho deciso di lasciar perdere, mi sembra suoni troppo pop e poco blues , magari proverò a riascoltarlo ) ha avuto una carriera un po altalenante poi si è riequilibrata una decina di anni fa quando, dopo essersi sposato (con la figlia dell’attore Mel Gibson) ed aver sfornato ben cinque figli (per ora) ha trovato casa nella sua terra, la Louisiana ed ha ricominciato a fare sul serio, prima con gli album “Trouble Is” e “Live On”, entrambi dischi di platino che hanno in parte fatto dimenticare il precedente e deludente “The Place You’re In”. In seguito, Kenny Wayne ha deciso di tornare al blues con il progetto “10 Days Out (Blues From The Backroads)”, un eccellente lavoro che ha coinvolto artisti blues del calibro di B.B. King, Hubert Sumlin, Etta Baker e Bryan Lee, lasciando spazio a questi maestri e ritagliandosi solo un ruolo marginale.
Dal successivo tour è stato tratto l’ottimo “Live In Chicago” del 2010 con la partecipazione di alcuni dei musicisti sopra citati. Segue poi ” How I Go” che prosegue sulle stesse coordinate, culminate poi con “Goin’ Home” del 2014 album nel quale compariva un’altra serie di importanti ospiti. Bissare quell’album era difficile e pur non essendo qualitativamente a quei livelli, il nuovo lavoro suona fresco e genuino anche se ha una patina di sound FM oriented ed un leggero ritorno a contaminazioni più rock, anche se abbastanza innocue.
Realizzato con l’aiuto di Chris Layton (ex batterista di Stevie Ray Vaughan) Kevin McCormick al basso, Jimmy McGorman all’organo e Noah hunt alla voce, è stato registrato nella città natale di Kenny, Shreveport,LA e prodotto da Marshall Altman. “Baby Got Gone” apre l’album, brano rock blues pieno di riff sotto la voce gradevole di Hunt, ma il brano è molto FM oriented.

“Diamond and Gold” è funky e rock con fiati e riff di chitarra a profusione, occhieggia sorniona ai passaggi radiofonici ed è molto orecchiabile.
“Nothing but the Night” è ancora rock radiofonico con accenni r&b. “Lay It On Down” è finalmente un brano degno di menzione, una ballata rock blues dagli umori sudisti con ottime armonie vocali.”She’s SSS” è un rock blues shuffle sporco e chitarristico, organo ed handclaps e finalmente il disco presenta qualche freccia al suo arco. La parte centrale del disco sembra essere qualitativamente migliore e “Hard Lesson Learned” lo dimostra con un cambio di registro verso sonorità più country blues, pedal steel e superbo assolo di elettrica.
“Down for Love” è un ritorno a sonorità rock blues toste e piene di grinta.
“How Low Can You Go” è sempre potente ed oltre al rock blues si notano venature soul e basta l’assolo di chitarra per scaldare gli animi.”Louisiana Rain” titolo abbastanza inflazionato (esistono diverse canzoni con questo titolo, da Tom Petty ad Anders Osborne, da Teddy Morgan a Israel Nasn Gripka) per una canzone molto bella, una ballata dai toni autunnali eppure epica, con un sound costruito su una base new country.
“Ride Of Your Life” piacerà a chi si accontenta di suoni hard blues di grana grossa, mentre alla fine troviamo la versione acustica della title track, che risolleva qualitativamente un disco altalenante, non certo ai livelli degli ultimi dischi di Kenny Wayne. One step up, two step back.

Voto: **1/2

Tracklist:

1 Baby Got Gone
2 Diamonds & Gold
3 Nothing But The Night
4 Lay it on down
5 She’s $$$
6 Hard Lesson Learned
7 Down For Love
8 How Low Can You Go
9 Louisiana Rain
10 Ride Of Your Life
11 Lay it on down (Bonus Track acustica)

RIP Tom Petty (1950 – 2017)

Tom

E’ come quando un’amico d’infanzia che se ne va all’improvviso, portato via da qualche brutta malattia. Lo sgomento nell’apprendere la notizia la scorsa notte è stato intenso. Se n’è andato in seguito ad un arresto cardiaco avvenuto nella sua casa di Malibu, poi è stato portato all’ ospedale di Santa Monica dove è deceduto. Uno dei più grandi rocker americani se ne è andato; e pensare che aveva appena terminato il tour dei 40 anni di carriera con i suoi fidi Heartbreakers, i tre conclusivi all’ Hollywood Bowl di Los Angeles e l’ultimo avvenuto lo scorso Lunedì 25 Settembre.

Rimane la sua musica, di seguito alcuni dei suoi numerosissimi successi ( sarebbero troppi da inserire) :

Bye bye Tom, see you in the promised land !!!

http://www.tompetty.com/

Cheap Wine – Dreams ( Cheap Wine / IRD, 2017)

Cheap wine

 

Quest’anno la rock band pesarese festeggia i vent’ anni di musica, cominciata con l’esordio discografico del mini album “Pictures” realizzato a livello indipendente, come d’altronde tutta la loro carriera artistica, caratterizzata da una serie di album da fare invidia ad alcune band oltreoceano. La continua maturazione avvenuta negli anni, disco dopo disco, culminata nel 2009 con l’uscita di “Spirits”, ed il live doppio dell’anno seguente, intitolato “Stay Alive!”.
E’ stato tutto un crescendo di maturità nei testi e nel proporre le loro canzoni: nel 2012 un altro disco bellissimo, tratteggiato dall’amarezza e dal pessimismo, “Based On Lies”, uscito in piena crisi economica, era un ritratto della nostra società; “Beggar Town” arriva nel 2014 e segue la linea del predecessore, testi disincantati e musica cupa e potente.
Dopo un altro live, Mary And The Fairy (2015), i Cheap Wine si ripresentano con il nuovissimo “Dreams”, un album pubblicato tramite il crowdfunding (al quale ho partecipato e lo dico con un certo orgoglio; ho ricevuta una copia in anticipo di un mese dalla data ufficiale di uscita, prevista Martedì 3 ottobre 2017, distribuito da Ird).

“Dreams” si presenta come un lavoro molto meno cupo, con testi che affrontano situazioni e temi più favorevoli ed  ottimistici (lo si evince anche dalla foto di copertina piena di colori e di fiori ) e musicalmente posso dire che è forse il loro disco più bello, con Marco Diamantini che, se possibile, ha maturato ancor più la sua espressione vocale, suo fratello Michele è un grande chitarrista potente ma anche virtuoso, in possesso di una buona tecnica ma con grande spontaneità riesce a ricamare trame a tratti davvero irresistibili.
Alessio Raffaelli è un altro protagonista del suono della band pesarese; a tal proposito, ho avuto la fortuna di assistere al loro show lo scorso mese di Giugno alla festa organizzata da Cifarelli per il 50° anniversario della loro azienda sita a Voghera (è periodo di anniversari importanti!) e devo dire che mi sono spesso emozionato durante le loro esecuzioni, c’era una sorta di tensione palpabile ma le vibrazioni erano tutte positive; il suono usciva compatto e la sezione ritmica formata da Andrea Giaro al basso e da Alan Giannini alla batteria davano molto più che un semplice contributo.

Con “Full Of Glow” si parte ed è una canzone di rock tosto e diretto con la chitarra protagonista assieme alla voce di Marco ed un organo in sottofondo creano un sound davvero intrigante , mentre la sezione ritmica tiene il tempo come un metronomo. Giungono, tutti insieme, echi del sound di Neil Young, Green on Red, Tom Petty e Lou Reed.
“Naked” inizia con la chitarra, poi entra l’ organo a dettare le regole sino a quando non subentra la chitarra di Michele che dal sottofondo si fa largo e si lancia in un assolo leggermente noisy.
“The Wise Man’s Finger” si apre con un grande piano elettrico, una melodia da wee wee hours, una ballata urbana notturna e suadente, da ascoltare mentre guidi in piena notte su un asfalto bagnato di pioggia.
“Pieces Of Disquiet” ha un sound tetro e drammatico, ricorda nel sound alcune canzoni di Springsteen degli ultimi dischi;  la voce è quasi un talkin’ e l’uso del piano accentua la drammaticità che ritroviamo anche in brani di Nick Cave o Mark Lanegan: si discosta un poco dal genere che preferisco ma è innegabile, si tratta di una grande canzone. Finale con solo di chitarra.
“Bad Crumbs And Pats On The Back” cambia registro e ci presenta una canzone rock tesa e diretta, con la chitarra e l’organo che ricamano arazzi musicali sotto la voce impostata di Marco. Bella l’intrusione del basso prima del finale corale, accompagnato dall’assolo della chitarra. Grande musica.
“Cradling My Mind” è una ballata di stampo “americana” rilassante ed orecchiabile con cori westcoastiani accompagnati dal pianoforte, ma non è certo da considerare un semplice riempitivo.
“For The Brave” apre una chitarra in chiave surf , poi si aggiungono un organo sixties ed una voce quasi “dark” sostenuta da un gran ritmo che sposta l’asse leggermente verso il border assolato e desertico.
“I Wish I Were The Rainbow” è una ballata rock classica con una melodia semplice ma è la voce ad essere grande protagonista, accompagnata da un organo in sottofondo e la batteria appena accennata. La chitarra qui si prende una pausa ed entra solo nel finale.
“Reflection” apre come un brano dei Led Zep (non scherzo) e poi mantiene un sound acustico per tutta la durata con cello ed organo sixties sugli scudi.
Chiude il brano che da il titolo al disco e chiude un ciclo (nel testo ad un certo punto si cita anche il titolo del primo album della trilogia, Based On Lies) è un brano lento e pieno di pathos, emoziona la voce di Marco che si mescola al crescendo strumentale che ha un finale stupendo.
E’ l’una di notte mentre ascolto con le cuffie questo disco che reputo bellissimo, uno dei più belli ascoltati quest’anno. La mia famiglia dorme e tutto intorno è buio. E quando finisce, credetemi, ho le lacrime agli occhi per l’emozione.
Grande band, grande musica e grandi persone.
Signore e signori, i Cheap Wine sono tornati. Andate a vederli dal vivo, ne rimarrete ipnotizzati.

Voto: ****1/2

Tracklist:

1. Full Of Glow
2. Naked
3. The Wise Man’s Finger
4. Pieces Of Disquiet
5. Bad Crumbs And Pats On The Back
6. Cradling my mind
7. For the brave
8. I wish I were the rainbow
9. Reflection
10.Dreams

 

http://www.cheapwine.net

 

 

 

Watermelon Slim – Golden Boy ( Dixie Frog, 2017)

Front

Watermelon Slim, nome d’arte di Bill Homans è un personaggio particolare: nato nel 1949 a Boston ha esordito nel ’73 subito dopo il ritorno dalla guerra in Vietnam che gli ha portato, come tutti i veterani dei grossi problemi psicofisici.Infatti poco dopo la sua carriera musicale subisce una battuta d’arresto (in questo lasso di tempo cambia diversi lavori) sino alle soglie del nuovo millennio: nel 1998 con Doren Recker e Mike Rhodes,decide di formare la blues band Fried Okra Jones. Nel 2002 tramite l’etichetta Southern Records registra l’album “Big Shoes to Fill” e nel tempo libero dal lavoro (autista di camion), ha la possibilità di esibirsi per la prima volta in un tour a livello internazionale.Nel 2003 dopo un infarto decide di lasciare il lavoro e dedicarsi alla musica. Nel 2004 con l’album “Up Close & Personal” (disco con cui l’ho scoperto e visto per la prima volta in concerto al Rootsway Blues Festival) acquisisce il plauso di pubblico e critica, infatti viene nominato per il prestigioso W.C. Handy Award come miglior debutto discografico per quell’anno.
Nel 2006 Watermelon Slim & the Workers firmano per la canadese Northern Blues e pubblicano l’omonimo album “Watermelon Slim & the Workers” che riconferma l’importanza del gruppo nell’ambito modern blues. Nel 2007 pubblica un altro ottimo e pluripremiato album intitolato “The Wheel Man”, l’anno successivo No Paid Holidays e poi ancora il country oriented “Escape from the Chicken Coop”.
Nel 2010 è la volta di Ringers,album impregnato di country blues, honky-tonk e outlaw music, un ennesimo grande disco. Dopo la parentesi country si ripresenta nel 2011 con l’album Watermelon Slim & Super Chikan – Okiesippi Blues.
Nel 2013 Watermelon Slim torna a suonare coi fedeli Workers pubblicando l’album “Bull Goose Rooster”.

“Golden Boy” è il dodicesimo album nel quale è presente il blues in dose massiccia,ma anche rock, folk e gospel. Registrato al Song Shop in Winnipeg, prodotto da Bill con il cantautore canadese Scott Nolan, senza i Workers ma suonato da un gruppo di musicisti locali: Jay Jason Nowicki alla chitarra elettrica, Joanna Miller alla batteria, Gilles Fournier al contrabbasso, Jeremy Rusu al piano, mandolino e fisarmonica, Don Zueff al violino, mentre i cori sono opera di Jolene Higgins e Sol James.
“Pick up my Guidon” apre subito alla grande l’album: è un rock blues elettrico, hand claps, slide, voce cupa sopra i cori ed un bel tappeto sonoro creato dal pianoforte. Segue il traditional “You`re Going To need Somebody On Your Bond”, incisa solo voce e bottleneck guitar. Uno spettacolo.
“WBCN” è una ballata con la batteria che ha un incedere marziale ed un piano in sottofondo che parla di fatti realmente accaduti a Miami nel 1972 durante una manifestazione antinazista.
“Wolf Cry” comincia come un canto di nativi americani, ululati e percussioni compresi, poi parte una slide e la canzone prende corpo diventando un blues elettrico abbastanza atipico.
“Barretts privateers” è un’altra cover di una canzone popolare eseguita a cappella come i canti dei marinai, scritta dal cantante canadese Stan Rogers e considerata l’ inno non ufficiale della Royal Canadian Navy.
“Mean streets” è uno scarno blues sorretto dalla voce di Slim, una slide, le bacchette a tenere il tempo e l’armonica di Big Dave McLean per un brano che racconta le vicissitudini degli homeless. “Northern Blues” è un acoustic blues per sola chitarra e voce, scarno e tipico nel sound di Watermelon Slim.
“Cabbagetown” (quartiere di Toronto al quale recentemente anche i Delta Moon hanno dedicato un brano strumentale) è una delicata ballata a tempo di valzer che ricorda molto da vicino il sound di Tom Waits.
“Winners Of Us All” è un’altra stupenda ballata che parla della menzogna del sogno americano con pianoforte, clarinetto e spazzole sulla batteria quasi fosse un jazz tune malinconico ma allo stesso tempo accattivante.
Chiude il disco un rock blues di grande impatto, “Dark Genius” dedicato d John F. Kennedy.
E’ un artista al quale sono molto affezionato quindi ogni suo album merita a prescindere.

Voto:***1/2

Tracklist:

01. Pickup my guidon
02. You’re going to need somebody on your bond
03. WBCN
04. Wolf cry
05. Barretts privateers
06. Mean streets
07. Northern blues
08. Cabbagetown
09. Winners of us all
10, Dark genius

Novità Discografiche Autunno / Inverno 2017

uscite-discografiche-2015

Al consueto appuntamento, più o meno trimestrale, delle novità discografiche diamo uno sguardo alle uscite, ad ora annunciate, nei prossimi mesi ((nel frattempo se ne aggiungeranno sicuramente altre).

The Blow Monkeys – The Wild River *import* (Decimo studio album; singolo: “Crying for the Moon”)

Albert Castiglia – Up All Night

 

The Church – Man Woman Life Death Infinity

Marilyn Manson – Heaven Upside Down

JD McPherson – Undivided Heart & Soul

The Selecter – Dayligh

The White Buffalo – Darkest Darks, Lightest Lights

Courtney Barnett & Kurt Vile – Lotta Sea Lice

Beck – Color

L.A. Guns – The Missing Peace

Robert Plant – Carry Fire

Buffalo Killers – Alive And Well In Ohio

Europe – Walk The Earth (prodotto da Dave Cobb)

Bela Fleck & Abigail Washburn – Echo In The Valley

Margo Price – All American Made

Darius Rucker – When Was The Last Time

Turnpike Troubadours – A Long Way From Your Heart

Bootsy Collins – World Wide Funk

Joe Henry – Thrum

Gregory Porter – Nat ‘King’ Cole & Me (con the London Studio Orchestra e Terence Blanchard)

Paloma Faith – The Architect (Ospiti: John Legend, Samuel L. Jackson, Naomi Miller, Janelle Martin; singolo: “Crybaby”)

Bob Seger – I Knew You When

———–> Ancora  nessuna canzone disponibile sulle piattaforme del web (non si conosce neppure la copertina del disco)

Blake Shelton – Texoma Shore (first single: “I’ll Name the Dogs”)

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – Live At Red Rock

———–> ancora nessun supporto video e copertina del cd

Lee Ann Womack – The Lonely, The Lonesome & The Gone

Kid Rock – Nuovo Album 2017 (singolo: Tennessee Mountain Top)

Neil Finn – Out Of Silence (ex Crowded House)

Stereophonics – Scream Above The Sounds

The Corrs – Jupiter Calling (prodotto da T Bone Burnett)

Billy Ray Cyrus – Set The Record Straight ( ospiti: George Jones, Loretta Lynn, Ronnie Milsap, la figlia Miley Cyrus, Joe Perry, Bryan Adams)

Seal – Standards

Taylor Swift – Reputation

Barenaked Ladies – Fake Nudes

Charlotte Gainsbourg – Rest

Mavis Staples – If All I Was Was Black (prodotto da Jeff Tweedy; singolo: “If All I Was Was Black”)

U2 – Songs Of Experience

Buon Ascolto !!!