Greta Van Fleet – From The Fires (Republic Records, 2017)

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Greta Van Fleet è una band che si sta facendo conoscere.
Li ho scoperti per caso mentre ascoltavo la radio (evento a dir poco eccezionale per me) e stava passando la loro canzone “Highway Tune”. Sono rimasto sorpreso di scoprire che la band si è formata solo qualche anno fa e si tratta di ragazzi; dei giovani di grande talento: ovviamente la prima cosa che mi ha colpito è il paragone immediato tra il vocalist Josh Kiszka e un certo Robert Plant. Il sound è molto simile (ascoltate anche i riff di chitarra) e la voce è favolosa. Ad accompagnare Josh ci sono i suoi due fratelli, Sam (basso elettrico) e Jake (chitarra solista) e il loro amico Danny Wagner (batteria). Questi quattro ragazzi fanno del rock anni ’70 influenzato (molto) dai Led Zeppelin e mescolato (poco) ad elementi più moderni.
Il fatto che siano dichiaratamente derivativi potrebbe però non giocare a loro favore ma bisogna dargli tempo per misurarli sulla distanza.

Ad Aprile di quest’anno hanno pubblicato un EP intitolato “Black Smoke Rising” che conteneva il singolo di debutto, appunto “Highway Tune” che me li ha fatti conoscere ed altre tre canzoni che ritroviamo nella recentissima pubblicazione (dello scorso 10 Novembre 2017) di un nuovo doppio EP con otto canzoni intitolato “From the Fires”. Oltre ai quattro brani già editi nel precedente EP uscito ad Aprile, “From the Fires” contiene le nuove canzoni “Edge of Darkness” e “Talk on the Street”, e le due cover ” A Change Is Gonna Come ” di Sam Cooke e “Meet on the Ledge” dei Fairport Convention.
I nuovi brani sono stati registrati lo scorso settembre 2017 presso i Rust Belt Studios di Detroit e prodotti da Al Sutton e Marlon Young.
Che posso dire, sono stato favorevolmente impressionato: provate voi ad ascoltarli e poi fatevi un’idea.

Voto: ***1/2

From The Fires Tracklist:

1.”Safari Song”
2.”Edge of Darkness”
3.”Flower Power”
4.”A Change Is Gonna Come”
5.”Highway Tune”
6.”Meet on the Ledge”
7.”Talk on the Street”
8.”Black Smoke Rising”

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Wind River – un film di Taylor Sheridan (Usa, 2017)

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con Jeremy Renner (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Jon Bernthal (Matt), Gil Birmingham (Martin Hanson)

Sono molto restio a scrivere dei film che ho visto (e ne guardo molti) in quanto, a differenza della musica, non riesco ad esternare le mie emozioni oppure essere molto obiettivo, ma quando ti capita di vedere un gran film allora tutto diventa più semplice.

Dopo aver scritto la sceneggiatura dei film “Sicario”, “Hell or High Water” e del sequel di Sicario che uscirà prossimamente col titolo (provvisorio) di “Soldado”, Taylor Sheridan (anche nei panni di attore nella serie Tv Sons of Anarchy, dove interpretava il vice sceriffo David Hale) si cimenta nella regia del lungometraggio “Wind River”, un thriller ambientato sulla neve in una riserva indiana del Wyoming e che racconta la provincia americana, apparentemente tranquilla ma in realtà violenta ed ostile.
Il cadavere di una ragazza indiana viene rinvenuto in un campo innevato. Il ranger Cory Lambert l’ha scoperto ed insieme all’ agente scelto alle prime armi Jane Banner, inviato dall’ FBI per indagare, presto scoprono delle tracce di una pericolosa scia di sangue; i sospetti ricadono su un gruppo di lavoratori lontani da casa che devono scaricare le proprie voglie malsane diventando un branco violento e selvaggio, in quella piccola comunità di montagna lontana dalla civiltà.
La scoperta della verità rappresenta per il ranger il riscatto per la perdita della figlia adolescente e la conseguente crisi matrimoniale, mentre per la seconda l’affermazione di un’autorità che molti fanno fatica a riconoscerle.

Strutturato come un thriller e girato con molta eleganza, fa centro per le suggestive ambientazioni e la caratterizzazione dei personaggi ma in particolare rende drammatica e piena di tensione la caccia ai predatori che fanno scempio in una terra a loro estranea del sangue di giovani ragazze native americane. Complimenti a Jeremy Renner a suo agio nel ruolo del ranger ed a Elizabeth Olsen bella agente FBI. Gran bel film, supportato della perfetta colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis. Consigliato.

Voto: ***1/2

Giada Trebeschi – Il Vampiro di Venezia (Oakmond Publ., 2017)

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Pagine: 254
Genere: Thriller storico

Venezia, A.D. 1576 è il periodo di Natale. La peste ha decimato la città ed in una chiesa viene scoperto un omicidio avvenuto con uno strano modus operandi, inoltre sull’ isolotto del Lazzaretto Nuovo viene scoperta una Nachzehrer ovvero una masticatrice di sudari, un mostro che torna dai morti cibandosi di sangue umano.

Il medico botanico Nane Zenon, nonchè famoso alchimista interessato all’ occulto, subito chiamato dinanzi alla scoperta rende il vampiro inoffensivo inserendo un mattone in bocca per bloccare la mascella, impedendone così la masticazione. In città la notizia si sparge velocemente e sono in molti a credere che gli omicidi e la peste abbiano a che fare con i masticatori di sudari, quindi per volere del Doge, Nane Zanon affianca nelle indagini Orso Maria Pisani, magistrato e Signore di notte di Dorsoduro.

Pisani è un personaggio che sa il fatto suo, non crede ai vampiri né alle superstizioni e cercherà di scoprire la verità sui crimini efferati che avvengono nella città, la cui matrice sembra molto più reale ma non meno terrificante dei vampiri stessi.
Tra gli altri personaggi degni di menzione troviamo il medico ebreo Giacobbe Calimani medico legale, che di notte è costretto a tornare nel ghetto per via della sua origine,poi i fratelli Foscari, ed in particolare il levantino Adàmas, abile mercante sempre accompagnato dal fido Paulus, uno schiavo siriano dalla corporatura enorme. Ma il fascino misterioso di Diamante, alter ego femminile di Adàmas di cui dice di essere sua parente la cui bellezza, condita dal profumo intenso dell’ Argan, cattura tutti gli uomini che la incontrano.

Sullo sfondo di questo thriller storico dalle tinte fosche la città di Venezia che, nonostante il periodo tragico che sta vivendo, continua ad essere il principale riferimento dei mercanti che rendono la città viva durante il giorno con gli scambi commerciali in tutto il Mediterraneo, in contrapposizione agli intrighi ed ai segreti che animano la realtà notturna, con contorno di cortigiane e perversioni varie ben presenti nei palazzi dei ricchi patrizi.

Ho conosciuto la scrittrice alla presentazione del romanzo prima del concerto di Ana Popovic a Fiorenzuola D’Arda (PC) la scorsa estate durante uno degli appuntamenti della rassegna “Dal Mississippi al Po” e subito mi ha intrigato la trama resa ancor più appetibile dalle parole dell’ autrice.
In definitiva è una lettura che si discosta un poco dal solito filone al quale sono abituato ma ho apprezzato molto la lettura che è risultata decisamente interessante.

Note sul libro:

Il romanzo s’ispira al ritrovamento del cosiddetto vampiro di Venezia cioè lo scheletro di una donna con un mattone in bocca, risalente agli anni della grande peste di fine ‘500 e rinvenuto sull’ isola del Lazzaretto Nuovo durante gli scavi archeologici avvenuti nel 2006.

Note sull’ autore:

Giada Trebeschi nasce nel 1973 a Bologna. È autrice di romanzi, racconti brevi, saggi, sceneggiature e pièces teatrali. Due lauree, un dottorato in Storia, lavora all’ università come storico di professione per quasi dieci anni poi si dedica completamente alla scrittura. Nel 2012 esce in spagnolo il romanzo “La Dama Roja” e nel 2014 la versione italiana “La Dama Rossa” edito da Mondadori. Parla cinque lingue, ha vissuto a lungo in Svizzera ed in Spagna, mentre attualmente vive e lavora in Germania.

JD McPherson – Undivided Heart & Soul (New West Rec., 2017)

JD

Terzo disco per Jonathan David McPherson,in arte solo JD, artista dell’Oklahoma con un debole per la musica soul e rock’n’roll dei fifties ma rivisitati con un’ attitudine moderna ed attuale “sporcando” il genere vintage con accenni pop dei sixties, oppure il rozzo rock blues stile Black Keys come nel brano “Lucky Penny”:

il soul presente in “Hunting for Sugar” e la ballata melensa di “Jubilee”.
Inciso presso lo Studio B della RCA a Nashville (storica sala d’incisione utilizzata da leggende come Chet Atkins, Don Gibson, Willie Nelson ed Elvis) il disco si apre con “Desperate Love” una concessione al rock’n’roll di stampo 50’s scritta a quattro mani con il giovane collega Parker Millsap, e prosegue negli stessi territori con “Crying’s Just a Thing to Do” scritta insieme a Butch Walker (si odono echi di Eddie Cochran nei riff di chitarra) uno degli episodi più legati al rockabilly classico (che preferisco) con “Bloodhound Rock” brano arricchito da un sound beat smaccatamente british stile, alla Dave Edmunds, con una chitarra boogie che domina per metà del brano quando finalmente entra pure la voce del nostro, sorretta da un organo sixties.

Anche la title track risente dell’influenza di un certo pop rock british che a me risulta comunque poco irresistibile.
“On The Lips” mantiene sempre una struttura pop ma è influenzata dal surf mentre “Style (Is a Losing Game” ricorda i Kinks oppure, per fare un paragone più contemporaneo si può accostare ad un brano degli Strokes (infatti non è tra i miei brani preferiti). “Under the Spell of City Lights” è movimentato e risente ancora di un sound beat a metà strada tra pop e rock british style.
“Let’s Get Out Of Here While We’re Young” chiude l’album sulle note iniziali di un organo sixties poi la chitarra indirizza i suoi riff in territori surf e garage. Il ragazzo ha una voce notevole, i brani si fanno ascoltare e sono coinvolgenti, merito anche del gruppo che lo supporta, composto da Raynier Jacildo al piano e tastiere, Doug Corcoran alla chitarra ed al sassofono, Jimmy Sutton al basso e Jason Smay alla batteria ma si aggiungono anche diversi ospiti, tra i quali Jack Lawrence al basso, Allen Ollendorff alla chitarra e lo stesso co-produttore Dan Moland alla chitarra, basso e backing vocals, qui impreziosite dal duo vocale Holly Laessig e Jess Wolfe (Lucius) e dalla famosa Nicole Atkins.

Sinceramente preferivo il precedente album “Signs & Signifiers” più tradizionale e più ancorato al r’n’r classico col sound beat meno presente, ma è questione di gusti, ovviamente.
Decisamente vintage ma mai nostalgico, l’artista ci insegna che si può pescare nel grande bagaglio musicale del passato pur rimanendo interessanti e suonare freschi ed originali.

Voto: ***

Tracklist:

01. Desperate Love
02. Crying’s Just A Thing You Do
03. Lucky Penny
04. Hunting For Sugar
05. On The Lips
06. Undivided Heart & Soul
07. Bloodhound Rock
08. Style (Is A Losing Game)
09. Jubilee
10. Under The Spell Of City Lights
11. Let’s Get Out Of Here While We’re Young

Larry McMurtry – Lonesome Dove ( Einaudi Ed. ,2017)

Larry McMurtry

Traduzione di Margherita Emo
Collana Supercoralli
pag. 952

La riscoperta di un grande classico americano, un libro di culto che ha definito un genere: se si deve scegliere di leggere un solo western nella vita, questo è Lonesome Dove.
Uscito negli USA nel 1985 e l’anno successivo in Italia col titolo “Un volo di Colombe” edito da Mondadori è da tempo irreperibile sul mercato italiano, quindi torna ora in libreria con una nuova traduzione.

Leggenda e realtà, eroi e fuorilegge, indiani e pionieri, un’odissea attraverso le Grandi Pianure e la morte come sola compagna di viaggio, la malinconia di un’epoca al tramonto e l’eccitazione di una cavalcata selvaggia. L’avventura che non finirà mai: questo è il West.

In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei piú grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall’alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L’equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d’aiuto un vecchio compagno d’armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosí dà fuoco alla miccia dell’irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassú e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l’inizio di un’epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d’azzardo: decine di piccole storie che s’intrecciano tra loro ed escono dall’ombra della grande Storia americana. Lonesome Dove è un libro leggendario, il vero grande classico della letteratura western, l’opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un’epoca. Non a caso c’è il cinema all’origine del romanzo: all’inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosí il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per piú di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. Lonesome Dove negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l’inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati.

Note sull’ autore:

Larry McMurtry (Archer City, 3 giugno 1936) è un romanziere e sceneggiatore statunitense.
Oltre al già citato Premio Pulitzer per la narrativa per questo libro, ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale nel 2006 per il film “I segreti di Brokeback Mountain”. Per lo stesso film ha vinto il BAFTA al miglior adattamento nel 2005 e il Golden Globe per la migliore sceneggiatura nel 2006.
Da alcuni dei suoi romanzi sono stati tratti film di grande successo come “L’ultimo spettacolo”, “Voglia di tenerezza” e “Hud il selvaggio”.
Il figlio James è un noto cantautore americano di genere Americana e se volete potete abbinare la sua musica con la lettura dei romanzi del padre.

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats -Live at Red Rocks (Stax Records, 2017)

N.R. RED ROCKS

Uno dei migliori nuovi gruppi in ambito “americana” (ma non solo) è in procinto di pubblicare il primo live ufficiale dopo soltanto un disco all’attivo (a dire il vero, in aggiunta, lo scorso Novembre 2016 hanno pubblicato anche un E.P. con sei canzoni nuove), quel “famoso” disco omonimo del 2015 che conteneva la mitica S.O.B. (Son of a Bitch). Un concentrato di rhythm and blues, rock, country e soul. Ritmo e sudore sulla scia dei Blues Brothers, per intenderci.

Il live in uscita in questi giorni è stato inciso nel leggendario luogo di Red Rocks in Colorado ed il video sottostante è l’inizio del concerto con l’ intro della Preservation Hall Jazz Band di New Orleans (speriamo che venga pubblicata anche la versione in DVD). Finale con “Havin’ a Party” di Sam Cooke, puro R’n’B divertente ad alto tasso di adrenalina.
May God bless them !!

Tracklist:

1. Failing Dirge (2:30)
2. I’ve Been Failing with Preservation Hall Jazz Band (4:41)
3. Look It Here with Preservation Hall Jazz Band (3:31)
4. Intro (3:38)
5. Howling at Nothing (3:59)
6. Wasting Time (4:13)
7. Mellow Out (2:54)
8. Early Spring Till + Intro (4:03)
9. You Should’ve Seen the Other Guy (3:46)
10. I Need Never Get Old (5:58)
11. Shake (8:14)
12. Out on the Weekend (3:59)
13. Thank You (3:25)
14. I Did It (2:37)
15. Trying So Hard Not to Know (2:53)
16. S.O.B. with Preservation Hall Jazz Band (6:43)
17. S.O.B. Reprise (2:48)
18. Having a Party with Preservation Hall Jazz Band (6:47)

Tommy Castro & The Painkillers – Stompin’ Ground ( Alligator Rec., 2017)

Front

Tommy Castro è uno di quegli artisti che acquisti a scatola chiusa ogni suo nuovo album in quanto sai già che sarà di ottima qualità, col suo ottimo mix di musica rock, blues, R’n’B e Soul, capace di soddisfare e divertire ogni ascoltatore. Di casa presso l’etichetta Blind Pig Records sino al 2009 quando poi è approdato all’ ormai mitica Alligator Records è cresciuto qualitativamente ed il nuovo “Stompin Ground” segnala un ulteriore passo avanti rispetto il precedente “Method to my Madness” di due anni orsono, già di per se di ottima fattura.
Coadiuvato da Kid Andersen (chitarrista blues dei Nightcats, gruppo spalla di Rick Estrin) sia alla produzione che come chitarrista ritmico a supporto dei Painkillers, composti da Randy McDonald al basso e backing vocals , Bowen Brown alla batteria e Michael Emerson alle tastiere, ai quali si aggiungono le importanti backing vocals di Lisa Leuschner, il sax tenore di Nancy Wright e John Halbleib alla tromba.
“Nonchalant” è un rock blues con contaminazioni Rhythm’n’blues, complici i fiati, l’organo ed il piano che pompano in sottofondo su un sound corposo e molto seventies. “Blues All Around Me” a dispetto del titolo è molto rock anche se l’attitudine del gruppo traspare ed il brano si riempie di sonorità R’N’B, col sax che si lancia in un assolo sopra il ricco tappeto sonoro.
“Fear Is My Enemy” è un rock blues tosto, voce potente e cori femminili termina con splendidi assoli di Castro alla chitarra che molla numerosi fendenti, mentre la successiva “My Old Neighborhood” è una soul ballad stile Stax, da deep south,
con organo e fiati ad accompagnare la voce di Castro ed il sax che fa spesso capolino in vari momenti del piacevole brano. “Enough is Enough” è un boogie cantato con voce filtrata con un sound ZZTop meets George Thorogood, ottimo l’utilizzo della slide. Con la successiva “Love Is” invece si passa al funky con percussioni e basso che aprono ad un sound sensuale e coinvolgente.
“Rock Bottom” è un rock blues di Elvin Bishop suonato e cantato col primo ospite presente nel disco Mike Zito, altro chitarrista rock blues notevole e si misurano in un duello voce-chitarra torrido e notevole, col la band che li segue
con energia.”Soul Shake” è un rock’n’roll boogie tirato, al controcanto la voce dell’ ospite Danielle Nicole che fa salire la temperatura e non puoi rimanere fermo durante l’ascolto. Grande supporto della band, in particolare le tastiere ed il pianoforte in un finale orgiastico di suoni.
“Further on Down the Road” preso in prestito da Taj Mahal è un brano molto bello cantato e suonato alla grande col “solito” grande assolo di chitarra di Castro che presenta anche un’ottima interpretazione vocale.
“Them Changes” è rock blues quasi hard con l’ospite David Hidalgo dei Los Lobos a tirare bordate alla chitarra e al controcanto, su un brano firmato Buddy Miles (Jimi Hendrix) e si sente in particolare nel finale quando il duello tra i due manici si fa ancora più intenso. “Stick and Stones” ripresenta il sound tipico dei brani di Ray Charles, forse qui più energica dell’originale ma sempre molto ben interpretata. Chiude il lentaccio blues “Live Every Day” con l’armonica e la voce di Charlie Musselwhite mentre una chitarra alla John Lee Hooker accompagna i due protagonisti in questo talkin’ blues notturno e piacevole.
Ottimo disco da ascoltare in qualsiasi momento della giornata.

Voto: *** 1/2

Tracklist:

1 Nonchalant 3:55
2 Blues All Around Me 3:43
3 Fear Is The Enemy 3:34
4 My Old Neighborhood 5:43
5 Enough Is Enough 3:52
6 Love Is 4:40
7 Rock Bottom (feat. Mike Zito) 4:31
8 Soul Shake (feat. Danielle Nicole) 4:00
9 Further On Down The Road 4:17
10 Them Changes (feat. David Hidalgo) 4:47
11 Sticks And Stones 3:07
12 Live Every Day (feat. C. Musselwhite) 4:29