Larry McMurtry – Lonesome Dove ( Einaudi Ed. ,2017)

Larry McMurtry

Traduzione di Margherita Emo
Collana Supercoralli
pag. 952

La riscoperta di un grande classico americano, un libro di culto che ha definito un genere: se si deve scegliere di leggere un solo western nella vita, questo è Lonesome Dove.
Uscito negli USA nel 1985 e l’anno successivo in Italia col titolo “Un volo di Colombe” edito da Mondadori è da tempo irreperibile sul mercato italiano, quindi torna ora in libreria con una nuova traduzione.

Leggenda e realtà, eroi e fuorilegge, indiani e pionieri, un’odissea attraverso le Grandi Pianure e la morte come sola compagna di viaggio, la malinconia di un’epoca al tramonto e l’eccitazione di una cavalcata selvaggia. L’avventura che non finirà mai: questo è il West.

In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei piú grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall’alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L’equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d’aiuto un vecchio compagno d’armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosí dà fuoco alla miccia dell’irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassú e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l’inizio di un’epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d’azzardo: decine di piccole storie che s’intrecciano tra loro ed escono dall’ombra della grande Storia americana. Lonesome Dove è un libro leggendario, il vero grande classico della letteratura western, l’opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un’epoca. Non a caso c’è il cinema all’origine del romanzo: all’inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosí il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per piú di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. Lonesome Dove negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l’inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati.

Note sull’ autore:

Larry McMurtry (Archer City, 3 giugno 1936) è un romanziere e sceneggiatore statunitense.
Oltre al già citato Premio Pulitzer per la narrativa per questo libro, ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale nel 2006 per il film “I segreti di Brokeback Mountain”. Per lo stesso film ha vinto il BAFTA al miglior adattamento nel 2005 e il Golden Globe per la migliore sceneggiatura nel 2006.
Da alcuni dei suoi romanzi sono stati tratti film di grande successo come “L’ultimo spettacolo”, “Voglia di tenerezza” e “Hud il selvaggio”.
Il figlio James è un noto cantautore americano di genere Americana e se volete potete abbinare la sua musica con la lettura dei romanzi del padre.

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Nathaniel Rateliff & The Night Sweats -Live at Red Rocks (Stax Records, 2017)

N.R. RED ROCKS

Uno dei migliori nuovi gruppi in ambito “americana” (ma non solo) è in procinto di pubblicare il primo live ufficiale dopo soltanto un disco all’attivo (a dire il vero, in aggiunta, lo scorso Novembre 2016 hanno pubblicato anche un E.P. con sei canzoni nuove), quel “famoso” disco omonimo del 2015 che conteneva la mitica S.O.B. (Son of a Bitch). Un concentrato di rhythm and blues, rock, country e soul. Ritmo e sudore sulla scia dei Blues Brothers, per intenderci.

Il live in uscita in questi giorni è stato inciso nel leggendario luogo di Red Rocks in Colorado ed il video sottostante è l’inizio del concerto con l’ intro della Preservation Hall Jazz Band di New Orleans (speriamo che venga pubblicata anche la versione in DVD). Finale con “Havin’ a Party” di Sam Cooke, puro R’n’B divertente ad alto tasso di adrenalina.
May God bless them !!

Tracklist:

1. Failing Dirge (2:30)
2. I’ve Been Failing with Preservation Hall Jazz Band (4:41)
3. Look It Here with Preservation Hall Jazz Band (3:31)
4. Intro (3:38)
5. Howling at Nothing (3:59)
6. Wasting Time (4:13)
7. Mellow Out (2:54)
8. Early Spring Till + Intro (4:03)
9. You Should’ve Seen the Other Guy (3:46)
10. I Need Never Get Old (5:58)
11. Shake (8:14)
12. Out on the Weekend (3:59)
13. Thank You (3:25)
14. I Did It (2:37)
15. Trying So Hard Not to Know (2:53)
16. S.O.B. with Preservation Hall Jazz Band (6:43)
17. S.O.B. Reprise (2:48)
18. Having a Party with Preservation Hall Jazz Band (6:47)

Tommy Castro & The Painkillers – Stompin’ Ground ( Alligator Rec., 2017)

Front

Tommy Castro è uno di quegli artisti che acquisti a scatola chiusa ogni suo nuovo album in quanto sai già che sarà di ottima qualità, col suo ottimo mix di musica rock, blues, R’n’B e Soul, capace di soddisfare e divertire ogni ascoltatore. Di casa presso l’etichetta Blind Pig Records sino al 2009 quando poi è approdato all’ ormai mitica Alligator Records è cresciuto qualitativamente ed il nuovo “Stompin Ground” segnala un ulteriore passo avanti rispetto il precedente “Method to my Madness” di due anni orsono, già di per se di ottima fattura.
Coadiuvato da Kid Andersen (chitarrista blues dei Nightcats, gruppo spalla di Rick Estrin) sia alla produzione che come chitarrista ritmico a supporto dei Painkillers, composti da Randy McDonald al basso e backing vocals , Bowen Brown alla batteria e Michael Emerson alle tastiere, ai quali si aggiungono le importanti backing vocals di Lisa Leuschner, il sax tenore di Nancy Wright e John Halbleib alla tromba.
“Nonchalant” è un rock blues con contaminazioni Rhythm’n’blues, complici i fiati, l’organo ed il piano che pompano in sottofondo su un sound corposo e molto seventies. “Blues All Around Me” a dispetto del titolo è molto rock anche se l’attitudine del gruppo traspare ed il brano si riempie di sonorità R’N’B, col sax che si lancia in un assolo sopra il ricco tappeto sonoro.
“Fear Is My Enemy” è un rock blues tosto, voce potente e cori femminili termina con splendidi assoli di Castro alla chitarra che molla numerosi fendenti, mentre la successiva “My Old Neighborhood” è una soul ballad stile Stax, da deep south,
con organo e fiati ad accompagnare la voce di Castro ed il sax che fa spesso capolino in vari momenti del piacevole brano. “Enough is Enough” è un boogie cantato con voce filtrata con un sound ZZTop meets George Thorogood, ottimo l’utilizzo della slide. Con la successiva “Love Is” invece si passa al funky con percussioni e basso che aprono ad un sound sensuale e coinvolgente.
“Rock Bottom” è un rock blues di Elvin Bishop suonato e cantato col primo ospite presente nel disco Mike Zito, altro chitarrista rock blues notevole e si misurano in un duello voce-chitarra torrido e notevole, col la band che li segue
con energia.”Soul Shake” è un rock’n’roll boogie tirato, al controcanto la voce dell’ ospite Danielle Nicole che fa salire la temperatura e non puoi rimanere fermo durante l’ascolto. Grande supporto della band, in particolare le tastiere ed il pianoforte in un finale orgiastico di suoni.
“Further on Down the Road” preso in prestito da Taj Mahal è un brano molto bello cantato e suonato alla grande col “solito” grande assolo di chitarra di Castro che presenta anche un’ottima interpretazione vocale.
“Them Changes” è rock blues quasi hard con l’ospite David Hidalgo dei Los Lobos a tirare bordate alla chitarra e al controcanto, su un brano firmato Buddy Miles (Jimi Hendrix) e si sente in particolare nel finale quando il duello tra i due manici si fa ancora più intenso. “Stick and Stones” ripresenta il sound tipico dei brani di Ray Charles, forse qui più energica dell’originale ma sempre molto ben interpretata. Chiude il lentaccio blues “Live Every Day” con l’armonica e la voce di Charlie Musselwhite mentre una chitarra alla John Lee Hooker accompagna i due protagonisti in questo talkin’ blues notturno e piacevole.
Ottimo disco da ascoltare in qualsiasi momento della giornata.

Voto: *** 1/2

Tracklist:

1 Nonchalant 3:55
2 Blues All Around Me 3:43
3 Fear Is The Enemy 3:34
4 My Old Neighborhood 5:43
5 Enough Is Enough 3:52
6 Love Is 4:40
7 Rock Bottom (feat. Mike Zito) 4:31
8 Soul Shake (feat. Danielle Nicole) 4:00
9 Further On Down The Road 4:17
10 Them Changes (feat. David Hidalgo) 4:47
11 Sticks And Stones 3:07
12 Live Every Day (feat. C. Musselwhite) 4:29

Alessandro Zannoni – Nel Dolore ( A&B Editore, 2017)

Alessandro Zannoni

Pagine: 133
Editore: A & B (2017)
Collana: Melpomene

Torna finalmente il seguito di “Le Cose di cui sono capace” (uscito nel 2011) di Alessandro Zannoni, autore che noi italiani non ci meritiamo, e propone una scrittura dove il bene e il male si incontrano e diventano un meltin pot di perbenismo e perversione in stile pulp a tinte noir, condito da un linguaggio duro e sboccato ma venato di malinconia. Torna ovviamente Nick Corey, stesso nome del protagonista di “Colpo di spugna” di Jim Thompson, ma il suo nome vero è Nicola Coretti: è lo sceriffo italo-americano di una piccola cittadina texana, disilluso dopo aver perduto il suo amore. Ma in questo nuovo romanzo il suo amore, Stella, ritorna e Nick ricomincia a vivere, ritrova il suo equilibrio interiore e scaccia i propri demoni del passato. Stella è una tipa che beve, fuma e aggiusta moto. Sembra la protagonista di uno dei tanti libri di Joe Lansdale al quale, posso dire a mio modesto parere, Zannoni (oltre a James Crumley, lo stesso Jim Thompson ed altri) prende libera ispirazione.
Tra gli altri personaggi da ricordare la madre di Nick, Licita Salomon Torres, che scruta il cielo e legge il futuro nelle nuvole, parla un idioma ibrido e solitamente finisce le frasi con una bestemmia, più pulita di quelle che usa suo figlio, come “dio bene” (la userò pure io con buona pace di mia moglie che non mi rimprovererà più per le saltuarie bestemmie, ben più pesanti che ogni tanto mi scappano…) ed il vice Sam(uel) Peckimpah, altro omaggio ad un grande regista del cinema americano. Inoltre, qua e la, spuntano personaggi con nomi che sembrano usciti dall’enciclopedia della musica (per esempio un certo Elvis Costello è un venditore di fuochi d’artificio, Earl Slick è il cugino di Nick e sindaco della cittadina texana, Chuck Mangione affitta roulotte malandate e Jack White è un ex alcolizzato che segue il percorso degli alcolisti anonimi).
Il suo migliore amico Rudy viene ucciso e la situazione cambia: Nick, tra una chiamata e l’altra, nella routine del lavoro di sceriffo (esilaranti alcune scene di interventi per sedare le liti tra coniugi oppure tentati omicidi) deve scoprire chi ha fatto questa cosa ignobile e la sua sete di vendetta diventa una priorità, che verrà condivisa con un cane, un bull-terrier che si chiama Abramo (altro omaggio ai cani nei romanzi noir ed hard-boiled come ad esempio Fireball da “L’ultimo vero Bacio” di Crumley oppure Pansy, il cane di Burke, protagonista dei romanzi di Andrew Vachss, altro scrittore da riscoprire) e sarà tempo di tornare ad essere un giustiziere, un carnefice, in un vortice di violenza.
Letteratura nera cruda, spietata, densa di emozioni.

TRAMA:

La vita di Nick Corey, sceriffo della piccola cittadina texana di Bakereedge Pass, sembrava potesse scorrere tranquilla da quando Stella, il suo grande amore, è tornata a vivere con lui. I tempi della rabbia e del dolore, dell’alcol e della violenza, sembrano davvero finiti. Ma il destino non è benevolo: Rudy Loddenbróke, il suo miglior amico, col quale condivideva inconfessabili segreti, viene ucciso. Nick non ha il minimo dubbio su chi possa essere stato. Così, mentre con Stella tenta di imbastire una vita serena parlando di nuovo di matrimonio, indaga e cerca di fare uscire allo scoperto l’assassino. Grazie ad Abramo, uno strano cane incontrato per caso, Nick riesce a sventare una trappola micidiale che lo porterà di nuovo sulla strada della violenza lucida e spietata, quella che conosce bene, alla quale si appella per spianare ogni ostacolo tra lui e l’ordine delle cose, tra se stesso e la felicità che pretende di avere. I fatti prenderanno a rotolare senza freni in una discesa allucinata, e Nick Corey cadrà di nuovo nel suo inferno di ferocia, in balia delle sue paure e della sua voglia di vendetta. E non avrà pietà per nessuno, neppure per se stesso.

Bibliografia:

– Biondo 901 (Perdisa pop,2007);
– Imperfetto ( Perdisa Pop, 2009);
– Le cose di cui sono capace ( Perdisa Pop, 2011);
– Nero in Dissolvenza (esclusivo formato Ebook, 2015);
– Nel Dolore ( A&B, 2017).

Note sull’ Autore:

Alessandro Zannoni è in realtà uno scrittore già noto a un pubblico più vasto, per i suoi esordi letterari firmati con lo pseudonimo di Michelangelo Merisi (“Alla luce dei fatti”, “Nero in dissolvenza” e “Lo stretto necessario”)come il nome all’ anagrafe del pittore Caravaggio, ispiratosi a lui in quanto ha svolto in passato il lavoro di antiquario, specializzandosi in quadri antichi.
Per vivere e per avere il tempo di scrivere, ha lavorato anche in una darsena vicino a dove vive (Sarzana, La Spezia).
Da quest’anno scrive per il cinema (finalmente! sarà un ottimo connubio) e romanzi per ragazzi: il primo romanzo uscirà a Marzo 2018 per la Pelledoca Editore.

http://alessandrozannoni.strikingly.com

Chris Stapleton – Millionaire ——> Surfin’ on the Web

Dopo l’uscita lo scorso mese di Maggio 2017 dell’album “From A Room: Volume 1”, il prossimo 1° Dicembre uscirà il volume due di questo splendido autore country rock (spesso affiancato dalla moglie alla seconda voce) autentica rivelazione dal 2015 quando pubblicò Traveller che conteneva tra gli altri, il golden hit “Tennessee Whiskey”.
Il cantante del Kentucky ha iniziato la carriera come scrittore di canzoni per conto terzi (ricordo Swing di Trace Adkins (2006), Never Wanted Nothing More di Kenny Chesney (2007), Love’s Gonna Make It Alright di George Strait (2011), Another Try e Your Man di Josh Turner, Come Back Song di Darius Rucker (2010), Drink a Beer di Luke Bryan (2013) e Crash and Burn di Thomas Rhett (2015). Ha collaborato anche con Adele, Luke Bryan, Tim McGraw, Brad Paisley, Dierks Bentley, Vince Gill, Sheryl Crow e tanti altri). Nel 2007 ha iniziato come leader del gruppo The SteelDrivers che poi ha lasciato nel 2010 per fondare il gruppo Southern rock The Jompson Brothers, attivo sino al 2013. Dal 2015 inizia la carriera solista sotto la guida del nuovo Re Mida della consolle Mr Dave Cobb.

Di seguito il testo della canzone scritta dal cantante e chitarrista Kevin Welch.

They say “Love is more precious than gold”
Can’t be bought and it can’t be sold
I got love enough to spare
That makes me a millionaire

I got a woman with eyes that shine
Down deep as a diamond mine
She’s my treasure so very rare
She made me a millionaire

When we ride around, ride around this old town
In the beat-up car, with my windows down
People look at her and they look at me
Saying “That boy’s sure living in luxury”
Sweet luxury

Cause love is more precious than gold
It can’t be bought never could be sold
I got love enough to share
That makes me a millionaire

[Bridge]
When the kisses fall from everywhere
Life reaches on, millionaire
When the pocket’s are empty and the cover is bare
I still feel like a millionaire

Cause love is more precious than gold
It can’t be bought and it can’t be sold
I got love enough to spare
That makes me a millionaire

Buon ascolto.

Massimo

Van Morrison – Roll With The Punches (Caroline Rec., 2017)

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Ad un anno di distanza dal precedente album, intitolato “Keep me Singing” che comprendeva canzoni scritte da lui, il settantaduenne irlandese si ripresenta con una nuova pubblicazione dedicata alla musica blues, il genere che ha sempre dichiarato di amare di più, oltre al Soul: “sono entrato in contatto con il blues quando ero molto piccolo. La cosa che amo di questo genere è che non devi esaminarlo, solo suonarlo. Non ho mai analizzato troppo la mia musica, la compongo e basta. La musica deve essere solamente suonata ed è questo il modo in cui funziona il blues, è un’attitudine. Sono stato fortunato ad incontrare i più grandi: John Lee Hooker, Jimmy Witherspoon, Bo Diddley, Little Walter e Mose Allison. Li ho frequentati e ho assorbito ciò che facevano. Erano persone senza un grande ego e mi hanno insegnato moltissimo.”

Anche in questo disco troviamo cinque canzoni scritte da lui ma il resto è composto da brani molto famosi che Morrison rilegge alla sua maniera ed aggiunge anche canzoni meno note per rendere il disco più appetibile.Brani tratti dal repertorio di famosi artisti come Sam Cooke, Bo Diddley, Little Walker, T-Bone Walker, Doc Pomus, Lightnin’ Hopkins e Mose Allison. Inoltre da segnalare la presenza di alcuni ospiti in studio come Jeff Beck, Chris Farlowe e Paul Jones accanto alla band che accompagna Van the Man, ovvero Dave Keary alla chitarra, Paul Moran all’ organo, Lawrence Cottle al basso, Mez Clough alla batteria e Stuart McIllroy al piano.
Apre il disco il brano omonimo, scritto da Van ed il mood ricorda i blues di John Lee Hooker: dominato dalla chitarra, in sottofondo un piano, una slide e l’organo accompagnano il cantato caldo e coinvolgente di Morrison.
Altro brano autografo è la seguente “Transformation”, è una splendida ballata nello stile classico dell’irlandese con buone dosi di soul potenziate dai cori e dalla chitarra di Jeff Beck. Grande brano che ha il potere di farti viaggiare con la mente e trasmette grande pace e tranquillità all’ascoltatore.
Si torna al blues con la successiva “I Can Tell” di Bo Diddley, qui rivista in modo classico, sezione ritmica e chitarra di Jeff Beck che guidano il brano impreziosito da interventi del piano (importante la sua presenza),dei cori e da un’armonica. “Stormy Monday / Lonely Avenue ” è un medley tra due grandi classici cantato in coppia con Chris Farlowe e l’atmosfera si fa fumosa, da locale notturno nelle wee wee hours, il blues incontra il soul in uno dei momenti più alti del disco. Sul finale grande assolo di chitarra accompagnato da cori soul ed armonica.
“Going to Chicago” inizia con un bel lavoro di basso, poi l’armonica e la voce di George Fame su un sound rallentato e jazzato, notturno. “Fame” è un brano dalla struttura semplice, dal sound quasi pop che vede la partecipazione vocale dell’ex Manfred Mann band Paul Jones, brano orecchiabile arricchito da un’armonica che dona un tocco di blues.
“Too Much Trouble”, scritta da Morrison suona come un classico blues jazz degli anni ’50, batteria suonata con le spazzole e grandi interventi di tromba su un tappeto sonoro guidato da un ottimo pianoforte.

“Bring It On Home To Me” è uno di quei classici senza tempo che è impossibile non amare; Van la interpreta a modo suo: inizio solo voce e chitarra (di Jeff Beck)arpeggiata poi il brano cresce piano piano ed entrano i cori, il piano e la batteria, ma solo accennata. Assolo di Beck (richiesto da Van nel brano per ben due volte consecutive)è da pelle d’oca come del resto tutto il brano. Ennesima grande versione. “Ordinary People” ancora scritta da Van è un bluesaccio con la slide ed il piano sugli scudi, Morrison canta, come al solito, in modo superbo e gli risponde Chris Farlowe al controcanto. “How Far From God” tamburello e pianoforte ad aprire questo brano che ha il sapore dei vecchi blues suonati nei bordelli e nei jukejoint del sud degli States.
“Teardrops From My Eyes” è blues jazz raffinato riproposto all’altezza dei suoi predecessori, come Ray Charles e Louis Jordan. Ascoltare questa musica su un disco targato 2017 è ormai da considerare un’ eccezione. Il brano è superbo ed ha un sound corposo e caldo.
“Automobile Blues”, brano blues ripreso dal songbook di Lightnin Hopkins è cadenzato e scarno, con sezione ritmica, piano e armonica in primo piano, poi accenni di chitarra e tromba ad accompagnare la voce dell’irlandese.
“Benediction” di Mose Allison apre con un pianoforte e poi subito la voce di Van supportato dalla band ci regala un sound decisamente godibile con contrappunti dell’organo, dell’armonica e dei cori.
“Mean Old World” di Little Walter è classic blues con il piano grande protagonista, una chitarra arpeggiata ed ovviamente l’armonica a suggellare un altro grande brano.
“Ride On Josephine” è un r’n’r blues di Bo Diddley movimentato e (ovviamente) ben suonato, orecchiabile, con la voce di Van e l’armonica ancora una volta protagonisti nel brano,che scivola via lasciandoci con la voglia di rimetterlo da capo.
Con Van Morrison non si discute: altro grande disco che si aggiunge ai trentasei precedentemente incisi nella sua lunga carriera.

Voto: ****

Tracklist:

01. Roll With The Punches – (03:58)
02. Transformation – (03:31)
03. I Can Tell – (03:51)
04. Stormy Monday / Lonely Avenue – (05:30)
05. Goin’ To Chicago – (05:22)
06. Fame – (05:06)
07. Too Much Trouble – (03:04)
08. Bring It On Home To Me – (05:39)
09. Ordinary People – (04:41)
10. How Far From God – (03:47)
11. Teardrops From My Eyes – (03:53)
12. Automobile Blues – (03:39)
13. Benediction – (03:12)
14. Mean Old World – (04:59)
15. Ride On Josephine – (03:02)

Will Hoge – Anchors (Thirty Tigers Rec., 2017)

Cover

 

 

Seguo con molto interesse questo cantautore del Tennessee sin dal suo esordio, avvenuto all’inizio degli anni zero e proseguito con una serie di album che è un vero peccato siano rimasti nascosti al grande pubblico, nonostante alcuni siano stati pubblicati da etichette discografiche come Atlantic e Rykodisc , anche se mal supportati da promozioni quasi del tutto assenti. Nel corso degli anni comunque, Will Hoge si è fatto conoscere in giro per gli States andando in tour con una miriade di artisti tra i quali segnalo: Marc Broussard, ZZ Top, Jason Isbell, Edwin Mc Cain, Sheryl Crow e Keith Urban. Nel 2007 “Draw The Curtains” il suo quinto album è finalmente ben accolto da pubblico e critica ma sfortunatamente Will, a pochi mesi dalla pubblicazione, rimane vittima di un incidente stradale mentre è alla guida di uno scooter e viene ricoverato in ospedale in situazioni critiche e subirà uno stop di circa nove mesi. Dopo essersi ristabilito , torna studio a registrare altre canzoni che poi comporranno il seguente “The Wreckage” che uscirà nel Settembre del 2009. Seguono poi “Number Seven” del 2011 e l’album del 2013 ” Never Give In” che gli da un poco di notorietà negli States , in quanto un suo brano, “Strong” viene scelto dalla Chevy trucks per una pubblicità televisiva. Il disco successivo del 2015 è “Small Town Dreams” un  bell’album di americana country rock ma forse con un’impronta troppo commerciale. Infatti pure lui sembra accorgersene e decide di licenziare la band e partire per un lungo tour acustico in solitario durante il quale scrive molte canzoni ed alcune fanno parte di questa raccolta intitolata “Anchors”, un disco uscito a fine Agosto 2017. Per le registrazioni del disco  si circonda di bravi session men , tra i quali figurano Brad Rice (Ryan Adams) e Tom Donovan alla chitarra, Dominic Davis (Jack White) al basso e Jerry Roe (Rodney Crowell) alla batteria, poi Dave Cohen al piano ed il più conosciuto Fats Kaplin al violino, mandolino e pedal steel, Come ospite è presente Sheryl Crow che accompagna Will alla voce in “Little Bit Of Rust”, uno dei pezzi più country del disco, una bella ballata roots-rock con mandolino, violino ed assolo di slide. Il risultato è un album dalle coordinate rock di stampo classico, con Tom Petty (sigh!) e Bruce Springsteen in testa, ma non è un semplice emulo, dentro queste tracce si trova molta originalità e genuinità. A partire dal brano che apre l’album, “The Reckoning” una ballata rock con accenti country soul con la splendida voce di Will accompagnata da una serie di chitarre e dal mandolino che fanno il resto, creando un’ottima melodia. “The Grand Charade” è un’altra ballata acustica piena di malinconia , come spesso sono le canzoni di Hoge: oltre agli strumenti a corda ,un piano e dei fiati accennati  in sottofondo creano ancora un’altra melodia molto avvolgente. Di “Little Bit Of Rust” abbiamo già detto in precedenza, è orecchiabile ma di buon livello anche se non disdegnerebbe qualche passaggio radiofonico. “Cold Night In Santa Fe” è una ballata di stampo southern : piano in grande evidenza sostenuto da una chitarra elettrica che accompagna la voce che diventa la protagonista.” Baby’s Eyes”  è un gran bel brano che ha l’unica pecca di rimandare immediatamente a Tom Petty oppure ai Travelin’ Wilburys.
“(This Ain’t) An Original Sin” è un bel brano rock  ritmato e springsteeniano fino al midollo, un buon assolo di chitarra prende le distanze e dona un poco di originalità al brano che termina in un vortice di suoni e di cori.
“Through Missing You” è un ottimo esempio di canzone country cantautorale sullo stile di Chris Knight oppure James Ingram per fare i primi esempi che mi vengono in mente ed il sound pieno di pathos regge bene nonostante sia chiaramente un brano radiofonico, impreziosito da un bel assolo di slide. “Anchors” è un brano interiore anche se qui la strumentazione è ricca, regala emozioni all’ascoltatore. “Angel Wings” è uno dei momenti più alti del disco, è una ballata country supportata dalla pedal steel e ricorda i celebri brani di Bob Seger che Hoge canta con un’interpretazione da manuale. La successiva “17”,  inizia con un mandolino, nel cantato rimanda piacevolmente ancora a Bob Seger ma ad un certo punto la canzone cambia sonorità e si fa più soul e mescola elementi di Van Morrison nella voce e con l’ingresso dei fiati è un gran finale con una slide fantastica. “Young As We Will Ever Be” chiude un gran disco forse un poco derivativo: anche questa canzone rimanda al jingle jangle di Tom Petty con l’assolo di  chitarra alla Mike Campbell, ed è un gran bel sentire.  Will Hoge, a mio modesto parere, in passato ha fatto cose migliori , ma questo disco merita perchè suona spontaneo e genuino e senza volerlo ci regala sonorità che col tempo purtroppo saranno sempre più rare da ascoltare nelle nuove uscite discografiche.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1 The Reckoning
2 This Grand Charade
3 Little Bit of Rust
4 Cold Night in Santa Fe
5 Baby’s Eyes
6 (This Ain’t) An Original Sin
7 Through Missing You
8 Anchors
9 Angels Wings
10 17
11 Young as We Will Ever Be