Bruce Springsteen – Hello Sunshine – Nuovo Singolo

Eccolo finalmente il nuovo singolo di Bruce: come anticipato è un brano orchestrale (violini, viola e cello) con chiare influenze westcoastiane. Ad un primo ascolto non è affatto male con un sound malinconico avvolgente ed una steel guitar in sottofondo ma quello che risalta è la voce ancora potente ed espressiva.
Ed ora attendiamo l’album il prossimo 14 Giugno 2019.
Buon Ascolto!

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Bruce Springsteen – Western Stars (Columbia Records, 2019) – Anteprima.

Western Stars

Negli ultimi giorni si sono intensificati i rumors e gli interrogativi sul nuovo ipotetico album di Bruce, culminati nella pubblicazione di tre foto su instagram da parte dell’ entourage oppure dallo stesso Bruce senza essere accompagnate da alcun commento.
Ora è ufficiale e le fonti sono attendibili (tra le varie c’ è il sito ufficiale del Boss http://www.brucespringsteen.net), quindi ecco LA notizia: Bruce Springsteen pubblicherà un nuovo album in studio chiamato “Western Stars” il prossimo 14 giugno tramite Columbia Records.
Il singolo, udite udite, “Hello Sunshine”, ed il relativo video sarà disponibile allo scadere della mezzanotte di oggi, Giovedì 25 aprile 2019.
È il primo album dei Boss in cinque anni. Il disco trae “l’ispirazione in parte dai dischi pop del sud della California della fine degli anni ’60 e dei primi anni ’70”, secondo un comunicato stampa emesso dall’entourage di Springsteen.
Tutto ciò intriga in quanto la scena del Sud California di quel periodo era caratterizzata dal grande songwriting, dalle armonie vocali ed una grande influenza country-rock.

“Questo disco è un ritorno alle mie registrazioni soliste con canzoni ispirate ai personaggi e arrangiamenti orchestrali del cinema”, ha detto Springsteen in una dichiarazione. “Questo disco lo reputo un gioiello.”

David Sancious, membro della E Street Band nei primi anni ’70, Charlie Giordano e Soozie Tyrell, sono presenti nel nuovo album, così come anche Patti Scialfa. Un nuovo membro aggiunto nelle session è Jon Brion, che suona le tastiere e farfisa. Springsteen ha parlato di “Western Stars”, dicendo che è stato registrato prima degli spettacoli “Springsteen on Broadway”, che si sono svolti da Ottobre 2017 a Dicembre 2018.

“Questo disco è influenzato dalla musica pop del sud della California degli anni ’70”, ha detto Springsteen “Glen Campbell, Jimmy Webb, Burt Bacharach, questo tipo di dischi. Non so se la gente ascolterà quelle influenze, ma era quello che avevo in mente. Mi ha dato qualcosa e l’ ispirazione per scrivere “.

Ron Aniello ha prodotto l’album, mentre è stato mixato da Tom Elmhirst.

Di seguito la tracklist:

1. Hitch Hikin’
2. The Wayfarer
3. Tucson Train
4. Western Stars
5. Sleepy Joe’s Café
6. Drive Fast (The Stuntman)
7. Chasin’ Wild Horses
8. Sundown
9. Somewhere North of Nashville
10. Stones
11. There Goes My Miracle
12. Hello Sunshine
13. Moonlight Motel

All songs written by Bruce Springsteen.

Appuntamento quindi dopo la mezzanotte per ascoltare il nuovo singolo, incrociamo le dita!!!

Stay Tuned and enjoy !!!

Massimo

Novità Discografiche Maggio 2019

uscite-discografiche-2015

Di seguito un elenco di artisti che sono in procinto di pubblicare un nuovo disco:

Kevin Morby – Oh My God (il 26 Aprile)

Anders Osborne – Buddha and The Blues (il 26/04, primo di una trilogia annunciata per il 2019)

Kiefer Sutherland – Reckless & Me

Jackie Greene – Live from town hall

King Gizzard and the Lizard Wizard – Fishing For Fishies

Johnny Shines – The Blues Came Falling Down (disco inedito del grande bluesman)

Bruce Hornsby – Absolute Zero

Bad Religion – Age Of Unreason

Big Thief – U.F.O.F.

Rhiannon Giddens – There Is No Other

10 Maggio

Lisa Hannigan and Stargaze – Live in Dublin

Mavis Staples – We Get By (prodotto da Ben Harper)

Mac De Marco – Here Comes The Cowboys

17 Maggio

Jimmie Vaughan – Baby Please Come Home

The National – I Am Easy To Find

Cash Box Kings – Hail To The King

24 Maggio

The Waterboys – Where the Action Is

Morrissey – California Son

Joan Is A Police Woman – Joanthology

Black Mountain – Destroyer

Stray Cats – 40 (in occasione del 40° anniversario della nascita del famoso trio rockabilly)

Justin Townes Earle – The Saint Of Lost Causes

31 Maggio

Kenny Wayne Shepherd – The Traveler

Soundwalk Collective – The Peyote dance (Feat. Patty Smith)

Inoltre :

Dylan LeBlanc – Renegade (ATO Records) il 07 Giugno;

Peter Perrett – Humanworld (7 giugno 2019)

CALEXICO AND IRON & WINE – Years To Burn ( 14 Giugno)

Palace – Life After (in pubblicazione il 12 Luglio)

Lloyd Cole – Guesswork ( il 26 Luglio 2019)

Hiss Golden Messenger – Nuovo disco (ancora senza titolo)

Logan Ledger – omonimo (prodotto da T-Bone Burnett, uscita prevista dopo l’estate);

Infine, fonti più o meno attendibili darebbero per certa la pubblicazione di un nuovo album di Bruce Springsteen per inizio Giugno 2019 ma nel momento in cui sto scrivendo (ndb: 18 Aprile 2019) non sono in possesso di sono maggiori dettagli.

Stay Tuned!!!

Bye,

Massimo

Ina Forsman – Been Meaning To Tell You (Ruf Records, 2019)

Ina Forsman

Ho notato (ma me lo hanno anche fatto notare!) che per qualche motivo recondito molto spesso i dischi per i quali scrivo sono di artisti maschili. Bene, è arrivato il momento di sfatare ogni dubbio, anche perchè scrivere di questa cantante è un vero onore oltre che un vero piacere.
Ina Forsman arriva dalla fredda Helsinky e pur essendo molto giovane ha già maturato una certa esperienza sin da quando, alcuni anni orsono, a soli diciassette anni partecipò al talent finlandese “Idols” ed interpretò la canzone di Etta James “All I Could Do Was Cry” vincendolo senza problemi.
Il bluesman finlandese Helge Tallqvist la ingaggiò subito come cantante per un lungo tour in Europa e successivamente approdò ad Austin, in Texas, dove registrò il suo fantastico disco d’esordio (Ina Forsman, 2016), non sto esagerando, se non ci credete cercatelo e non ve ne pentirete.
Circa tre anni dopo si rifà viva con questo nuovo album registrato sempre ad Austin sotto l’egida guida di Mark ‘Kaz’ Kazanoff, sassofonista e produttore blues e jazz americano (ha suonato con una miriade di musicisti tra i quali ricordiamo Hound Dog Taylor, Magic Sam, Muddy Waters, James Cotton ed Otis Rush) che per l’occasione ha riunito un gruppo di session men di alto livello come Red Young al piano (Eric Burdon, Marcia Ball, Delbert McClinton) Brannen Temple alla batteria (Eric Burdon, Robben Ford, Jimmie Vaughan), Laura Chavez alla chitarra (ottima chitarrista nella band della defunta Candye Kane), Chris Maresh al basso (Sue Foley, Eric Johnson) e la sezione fiati dei Texas Horns, guidati in qualità di leader proprio da Kazanoff.

“Been Meaning To Tell You” prosegue quanto di buono ci aveva offerto il precedente disco d’esordio, ovvero un repertorio di black music marcatamente blues e jazz al quale qui si aggiunge una buona dose di funky e qualche concessione al pop che comunque non guasta certo l’esito finale.
Il punto di forza è ovviamente la voce della protagonista, calda ed avvolgente
ma nello stesso tempo fresca, potente e vitale.
Ma la Forsman non è solo una voce, infatti dimostra anche del talento nello scrivere: le canzoni qui presenti sono tutte scritte da lei e nonostante la giovane età mostra doti compositive non comuni.

Il disco si apre con la ballata gospel “Be My Home” per pianoforte, organo e voce nella quale la Forsman si afferma come talento vocale straordinario, in particolare per la maturità ormai raggiunta e rimanda alla grande Amy Winehouse.

“Get Mine” cambia rotta e ci presenta un divertente brano funky cantato con brio su una melodia carica di suoni prodotti da percussioni, organo, basso, fiati e cori. Si cambia ancora registro ed è la volta di “All Good” un seducente brano soul con eleganti influenze jazz dove sono ancora forti i richiami ad Amy Winehouse, mentre “Genius” è ottimo un R’n’B stile sixties come ormai non se ne sentono più. Tutto ottimamente suonato, come nella successiva “Watcha Gonna Do” un funky soul seducente e ritmato. La successiva “Why You Gotta Be That Way” mescola soul vintage e moderno “Hip Pop” (neologismo ?) con accenni jazz con un’eleganza che forse possiede oggigiorno soltanto Macy Gray in questo ambito.
“Miss Mistreated” è una ballata blues ma il cantato è potente e puro soul, da brividi. “Figure” è un altro brano lento per sola voce e piano che riporta alla mente ancora una volta la grande Amy.
“Who Hurt You” è un piacevole soul pop con influenze funky (leggi sezione ritmica) e r&b con interventi vari grondanti fiati. “Every Single Beat” è uno swing elegante e ritmato, cantato come se il testo fosse uno scioglilingua, mentre “Chains” sembra una moderna work song, voce accompagnata da cori gospel ed hand claps , organo e piano in sottofondo ed un assolo di tromba posto nel finale che surriscalda l’atmosfera.
Chiude questo ottimo lavoro un coraggioso brano blues cantato a cappella (solo voce), “Sunny” che rimanda ad un periodo ormai remoto, dove forse ebbe tutto inizio per questo genere musicale, nato sulle sponde del Mississippi. Chapeau.

Voto: ****

Tracklist:

1 Be My Home 2:56
2 Get Mine 3:59
3 All Good 4:49
4 Genius 3:43
5 Whatcha Gonna Do 3:54
6 Why You Gotta Be This Way 3:29
7 Miss Mistreated 4:26
8 Figure 4:40
9 Who Hurt You 4:19
10 Every Single Beat 4:57
11 Chains 3:32
12 Sunny 3:34

John Fusco – John Fusco & The X-Road Riders (Checkerboard Lounge Rec., 2019)

John Fusco

John Fusco è un artista atipico. Proveniente dal Connecticut, esordisce come sceneggiatore del film “Crossroads” (datato 1986, ispirato dal suo amore per il Delta blues e diretto da Walter Hill) che è ancora studente universitario ed in seguito ha anche scritto entrambi i film “Young Guns” oltre che diverse serie tv (tra le quai ricordiamo “Marco Polo” prodotta da Netflix); nel frattempo si è sempre interessato alla musica ed in passato è stato anche cofondatore della band blues del New Haven, The Travis McComb Band nella quale suonava l’organo Hammond B3, che riscosse un discreto successo locale ma poi lasciò preferendo la carriera di sceneggiatore, che comunque gli permise di conoscere molti musicisti come Jackson Browne, Ry Cooder, Steve Vai ed il bluesman Sonny Terry tra gli altri.
Nel frattempo si è dedicato anche alla scrittura di tre romanzi, inoltre sembra abbia pronta nel cassetto una biografia sulla vita di Elvis.
Negli ultimi anni, Fusco è tornato alla musica ed ha pubblicato il suo debutto “The X-Road Riders” lo scorso mese di Febbraio, ed ascoltandolo si rimane molto colpiti per l’ ottimo livello compositivo e musicale che raggiunge il disco. È impressionante anche constatare che ha una gradevole voce rauca e soulful particolare, che ben si adatta al genere rock blues di matrice sudista.
In questo disco collabora con Cody Dickinson dei North Mississippi Allstars, ed è composto da dieci brani (con una sola cover), guidati dalla voce e dall’organo di Fusco ma anche dalla chitarra, dal dobro, dal piano ed ovviamente dalla batteria di Dickinson. I due suonano come se fossero insieme da sempre e non da solo poco più che un anno.
Un buon esempio di questo risultato lo si può sentire nel brano “Drink Takes the Man”, che è basato su un riff dell’ organo di Fusco su una base blues rock con i bei vocalizzi delle coriste. Ma è con “Rolling Thunder” che si apre il disco e l’ organo Hammond è subito in evidenza come nelle migliori band rock blues dei seventies, poi subentra la voce di John (che ricorda molto quella di Gregg Allman) su un sound southern rock denso di slide guitar e condito dalle backing vocals femminili.

“Poutine” ha una melodia più vicina alla Big Easy: il ritmo si fa più sincopato, con backing vocals sullo sfondo, in compagnia dell’organo, della chitarra ed i fiati a riempire il sound grondante di umori del sud degli States.
Armonica e drumming della batteria in “Hello Highway” forniscono al brano una semplicità affascinante. Anche la cantante Sharisse Norman contribuisce con le voci di sottofondo, che donano alla traccia e all’intero album gran belle sensazioni.
“A Stone’s Throw” ricorda molto i brani dei Black Crowes oppure del nuovo gruppo di Rich Robinson, The Magpie Salute e John Fusco con estrema semplicità ci consegna un altro ottimo brano che se acquistasse maggiore visibilità farebbe gridare al miracolo decine di critici musicali ed addetti ai lavori.
“I got Soul” è aperto da un’armonica ed è un brano dal piglio classic blues,con in sottofondo un sax, che si propone anche in un ottimo assolo e si mescola con l’organo ed i cori di contorno.
Tutti i pezzi del disco si incastrano perfettamente: “Can’t Have Your Cake” è dolce e quasi acustica, con una melodia che ricorda lontanamente “Tangled Up in Blue” di Bob Dylan. “Boogie on the Bayou” ha un groove composto da un piano elettrico decisamente sensuale ed un leggero drumming di batteria.
Siamo ancora una volta nei pressi del Delta del grande fiume e sembra di respirare l’aria malsana ed umida del bayou descritto nella canzone, condita da continui assoli di slide ed una melodia che richiama a forza i grandi del southern rock come Allman Brothers Band, Lynyrd Skynyrd e ZZ Top.

“Once I Pay This Truck Off” è una ballata aperta da un’acustica, voce roca di Fusco, poi entrano gli altri strumenti e si trasforma in una canzone quasi epica dal sapore southern,
“Crossroad Blues”, è proprio la cover del brano di Robert Johnson, ma viene stravolta e rivisitata e suona come fosse un brano dei North Mississippi Allstars, con lo stesso tipo di energia caotica ed incontrollata, quasi jam band. Aprono i vocalizzi di Sharisse, poi entra prepotente la slide dell’ospite
Luther Dickinson, il fratello di Cody, che accompagna la voce potente di Fusco che viene interrotta da un graditissimo assolo della slide accompagnato da hand claps e cori gospel e poi dal rapper Al Kapone che interviene nel bel mezzo della canzone con un rap che non stona affatto. Ottima quanto originale versione.

E’ una raccolta di ottime canzoni ma forse l’unico difetto che si può trovare consiste che manca di più coesione tra i vari brani, tuttavia è innegabile il talento di Fusco, mentre i fratelli Dickinson ormai sono una certezza e la loro capacità di collaborare e creare sinergie in modo così semplice ed efficace con qualsiasi artista è ormai cosa alquanto rara. Questo disco di debutto è ottimo e diverte molto l’ascoltatore, speriamo di sentire in futuro altri album a suo nome.

Voto: ***1/2

Tracklist:

01. Rolling Thunder (4:39)
02. Drink Takes The Man (4:17)
03. Poutine (3:59)
04. Hello, Highway (3:39)
05. A Stone’s Throw (5:38)
06. I Got Soul (3:08)
07. Can’t Have Your Cake (3:51)
08. Boogie On The Bayou (4:37)
09. Once I Pay This Truck Off (3:27)
10. Crossroad Blues (4:33)

Vandoliers – Forever ( Bloodshot Rec., 2019 )

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Gruppo di Dallas formatosi nel 2015, composto dal leader Joshua Fleming alla voce, chitarra ed autore di tutti i brani, Dustin Fleming alla chitarra elettrica, Mark Moncrieff al basso, Travis Curry al violino, Guyton Sanders alla batteria e percussioni ed dal multistrumentista Cory Graves alla tromba, piano ed organo.
“Forever” è prodotto da Adam Hill (Low Cut Connie, The Bo-Keys, Deer Tick) e registrato presso gli American Recording Studios di Memphis,ha un sound che mescola sonorità roots rock, country e tex-mex, alle quali si aggiungono qua e là sferzate di punk rock.
E’ il loro terzo album (non conosco i precedenti) ed è un dischetto senza molte pretese ma che gioca un ruolo fondamentale ascoltarlo durante un viaggio in auto.
I Vandoliers sono un sestetto dallo stile molto derivativo, infatti tra le loro influenze citano senza problemi anche sul loro sito, band cow-punk degli anni 80 e 90 come gli Old 97’s, Jason and the Scorchers e True Believers.
La voce rauca e graffiante di Fleming unita al buon utilizzo delle background vocals annesse a loro volta ad un’energia contagiosa come nel brano “Sixteen Years” sono una vera dichiarazione d’intenti,

in particolare quando il punk rock subentra senza soluzione di continuità sul country sudicio anni ’70 nei brani “Tumbleweed” e “Miles and Miles”, oppure quando esplorano il border con temi tex mex, complice la tromba ed il violino in “Fallen Again” fino al combat rock sgangherato di “Bottom Dollar Baby”. C’è pure spazio per una grande ballata malinconica come “Cigarettes in the Rain”; ecco allora che gli accostamenti fatti dalla critica USA ai Texas Tornados, Social Distortion e Calexico risultano quanto mai azzeccati.

Voto: ***

Tracklist:

1 Miles and Miles
2 Troublemaker
3 All on Black
4 Fallen Again
5 Sixteen Years
6 Shoshone Rose
7 Bottom Dollar Baby
8 Cigarettes in the Rain
9 Nowhere Fast
10 Tumbleweed