Anderson East – Encore ( Elektra / Warner Rec., 2018)

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Anderson East (il suo vero nome è Michael Cameron Anderson) ritorna dopo l’ottimo esordio per una major del 2015 “Delilah” https://wp.me/p3cehQ-1dG prodotto dal re Mida della consolle Dave Cobb.
Cobb è presente anche in questo nuovo disco che attendevo da tempo, in quanto l’artista dell’ Alabama ha la capacità di proporre un suono distinto e versatile, che scava in profondità sino alle radici per colmare il divario tra il vecchio revival del southern soul marchiato Muscle Shoals ed un pizzico di suoni moderni che (tranne forse in un caso) non inficiano nel complesso lo splendido lavoro svolto. Inciso nel famoso RCA Studio A di Nashville con Chris Powell alla batteria, Brian Allen al basso, Philip Towns alle tastiere ed una sezione fiati a completare il tutto, East mantiene le promesse e ci regala un album superbo, che si apre con “King for a Day”, una canzone R&B dal fascino ipnotico che vede ospite il cantautore del Kentucky Chris Stapleton alla chitarra elettrica (che è anche autore del brano, scritto con la moglie Morgane e lo stesso East), un incontro tra due fantastici artisti non può che generare un brano dal suono spirituale edificante. I due, peraltro molto vicini anche come generi musicali proposti, Chris in bilico col country mentre Anderson più influenzato dal soul, come le atmosfere presenti in questo brano ed i fiati che si incrociano con i cori gospel, pronti a reggere l’ interpretazione vocale di East. Musica che ti squarcia l’anima.

“This Too Shall Last” è una ballata soul più convenzionale, che vede la partecipazione di Ryan Adams, ma altrettanto di grande livello, con sezione ritmica, organo e pianoforte in sottofondo e la voce di East in primo piano, supportata dai cori femminili gospel e gran finale con assolo di chitarra (che purtroppo sfuma precocemente).

“House is a Building” inizia con un pianoforte e la sola voce di Anderson poi affiancata da fiati ed archi in sottofondo a riempire di suoni R&B e Soul, mai troppo invadenti, con un sassofono tenore a chiudere il brano.
Con “Sorry You’re Sick” (cover di un brano del grande Ted Hawkins) si cambia registro e la musica diventa più vitale ed energica: handclaps, mellotron, fiati ed un turbinio di altri strumenti ci fanno venir voglia di ballare al ritmo di questo brano che si può considerare un moderno gospel con influenze funky ed R&B (ascoltate il finale col solo organo da chiesa battista…).
“If You Keep Leaving Me” è il primo vero brano dell’album improntato sulle sole capacità vocali di East, che ci riporta agli albori della musica moderna periodo fifties; il suono è paragonabile a grandi artisti del calibro di Wilson Pickett e Van Morrison (per fare due nomi che mi vengono subito in mente) ma indubbiamente c’è anche molta personalità in questo ancor giovane autore.

Altro cambio di fronte e con “Girlfriend” al sound già conosciuto si fonde un funky pop inaspettatamente moderno e con spunti elettronici dovuti alla presenza del famoso produttore svedese Avicii. Questo significa che si vuole guardare alle classifiche ed alle vendite ma in questo caso non lo ritengo un male, anzi mi auguro che Anderson East abbia successo, visto che ha tutte le carte in regola per piacere a schiere di fans accanite ( ma occhio che nel frattempo si è fidanzato con la famosa cantante country Miranda Lambert). A dare una certezza a quanto detto ci pensa il brano “All On My Mind”, già pubblicato in anteprima lo scorso mese di Agosto e scritto a più mani, tra cui il famoso artista britannico Ed Sheeran che ha sponsorizzato la canzone facendo diventare Anderson un nuovo artista da seguire, anche dalle nuove generazioni di ascoltatori.

Il brano infatti, accanto alle sonorità classiche ha un tocco moderno che comunque non guasta molto il risultato finale (forse è più immediato ma mi risulta difficile riascoltarlo; a quello possiamo però rimediare con la versione acustica, che forse avrebbe fatto una migliore figura nel disco, ma giudicate voi).

“Surrender” è un ritorno a sonorità sixties alla Wilson Pickett, un brano potente e di forte impatto che gronda southern soul sudaticcio con i fiati a fare da contorno. “Without You” ha una linea melodica classica e la ballata si muove sinuosa tra gli archi ed i cori gospel ma ad emergere è sempre la voce di Anderson, vera punta di diamante.
L’album volge al termine con una cover di “Somebody Pick Up My Pieces” di Willie Nelson che è l’ennesima conferma di un artista ormai maturo che rivisita il brano con un suono pieno con cori gospel, percussioni, fiati ed una strumentazione completa che supporta la sua splendida voce. Versione magistrale.
East chiude il disco con la traccia introspettiva “Cabinet Door”, dal sound spoglio, voce e pianoforte, un omaggio a Ben Folds che il cantautore in precedenza ha più volte citato come fonte d’ispirazione.
Un talento vocale unico nel suo genere. Il modo migliore per iniziare il nuovo anno.

Voto: ***1/2

Tracklist:

01. King For A Day (Anderson East, Chris Stapleton, Morgane Stapleton)
02. This Too Shall Last (Anderson East, Natalie Hemby, Aaron Raitiere)
03. House Is A Building (Anderson East, Natalie Hemby, Aaron Raitiere)
04. Sorry You’re Sick (Ted Hawkins)
05. If You Keep Leaving Me (Anderson East, Chris Stapleton, Aaron Raitiere)
06. Girlfriend (Anderson East, Dave Cobb, Aaron Raitiere, Avicii)
07. Surrender (Anderson East, Aaron Raitiere, Adam Hood)
08. All On My Mind (Anderson East, Ed Sheeran, Johnny McDaid, Aaron Raitiere)
09. Without You (Anderson East, Steve McEwan)
10. Somebody Pick Up My Pieces (Willie Nelson)
11. Cabinet Door (Anderson East, Jillia Jackson)

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri ( USA/ G. B. – 20th Century Fox, 2017)

locandina

Un film di Martin McDonagh.
Con Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Abbie Cornish, Lucas Hedges.
Genere: Commedia drammatica.
Durata 115 min.

Una commedia drammatica condita da robuste dosi di black humor, che ricorda molto lo stile del periodo d’oro dei fratelli Coen (Fargo, Il Grande Lebowsky, Fratello dove sei e Non è un paese per vecchi) tanto da avere come protagonista proprio la moglie di Joel Coen, Frances McDormand.
Mi ha favorevolmente impressionato tutta la storia, che si svolge nella profonda provincia americana, dove molti odiano ancora i neri (tuttavia nel film il regista mostra che si sono anche integrati nella società di questo paesino del Missouri)ed impera l’omofobia tra le forze di polizia.

Al suo terzo film (dopo il positivo “In Bruges” ed il deludente ” 7 Psicopatici”), Martin McDonagh riesce ad insinuare in maniera egregia la tragedia all’interno della commedia nera ma con spunti che fanno riflettere, come il razzismo ancora insito tra le pieghe della società americana (ma qui sfonda una porta aperta) e la storia di una madre disperata, che “pretende” giustizia da parte delle forze di polizia che sinora si sono dimostrati distratti, svogliati ed interessati a perseguitare gli omosessuali oppure “a torturare persone di colore”, come è l’ accusa che macchia l’agente Dixon (Sam Rockwell), un bamboccione succube della anziana madre ed amante della bottiglia e della violenza gratuita.

Ora, ovviamente, per chi non ha ancora visto il film suggerirei di non proseguire oltre anche se non si tratta di un vero giallo o thriller, ma la storia ha un percorso con un finale che è un peccato perdersi.

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Ad Ebbing, cittadina del Missouri, Angela Hayes una ragazzina sedicenne è stata violentata e uccisa sette mesi prima e la madre Mildred è disperata per la perdita ed incazzata con la polizia locale, la quale sembra non faccia abbastanza per indagare sul delitto e consegnarle il colpevole.
Quindi, amareggiata, decide di commissionare dei manifesti da apporre su tre cartelloni pubblicitari che stazionano in disuso proprio sulla strada dove la figlia ha perso la vita in maniera così drammatica, con messaggi diretti allo sceriffo locale Bill Willoughby.
Dopo la loro affissione, anche se la Drinkwater road è ormai poco utilizzata in quanto esiste la nuova superstrada per l’accesso più veloce al paese, i tre manifesti provocheranno reazioni contrastanti tra i cittadini rivelando il meglio e il peggio della comunità; tuttavia riusciranno a far riaprire il caso, proprio come voleva Mildred. Richiamati al loro dovere sia dai manifesti che dalla stampa, che in un primo momento si schiera a fianco di Mildred, i poliziotti adottano misure repressive, criminalizzando chi vuole soltanto giustizia.
Contro ogni logica, chi cerca una soluzione e comprende appieno il dramma di Mildred è proprio lo sceriffo Willoughby (W. Harrelson), ma l’uomo non ha molto tempo a disposizione perché è gravemente malato di cancro al pancreas e sta per morire.
I suoi pensieri positivi tuttavia, li farà pervenire alle persone interessate tramite tre lettere scritte di suo pugno prima della sua dipartita.

Il destino cambierà l’ordine delle cose e Mildred e Dixon diventeranno una strana coppia, accomunati nell’essere entrambi fanatici e intolleranti e sceglieranno nel finale di intraprendere una strada che potrebbe virare alla violenza gratuita: una denuncia ed una critica diretta alla società americana.

Condito da un linguaggio sboccato ed irriverente (da oscar la “ramanzina” che Mildred/McDormand fa al reverendo, Padre Montgomery – presentatosi a casa sua come portavoce dei cittadini, per cercare di farla ragionare e fargli togliere i manifesti – che accomuna i Crips ed i Bloods, le gang di strada di Los Angeles ed i loro affiliati, ai preti colpevoli, in egual misura, per i loro reati impuniti di pedofilia sulla base di improbabili leggi emanate negli anni ’80 per combattere la criminalità) ed inframmezzato da una non sottile vena comico- grottesca, il fresco vincitore di quattro Golden Globe (miglior film, migliore sceneggiatura, miglior attrice Frances McDormand e miglior attore non protagonista Sam Rockwell) è scritto e girato molto bene dal regista e sceneggiatore Martin McDonagh e recitato alla grande da un cast di attori in stato di grazia.
Un grande film. Da vedere assolutamente.

Voto: ****

The Blasters – concerto al Cine Teatro Macallè di Catelceriolo (Al) il 04 Maggio 2018

The Blasters

Un comunicato per tutti gli amanti del rock americano intriso di blues, roots rock e rockabilly: il prossimo Venerdì 4 Maggio è confermato il concerto dei mitici The Blasters gruppo storico dei fratelli Phil & Dave Alvin,poi divenuto un quartetto per la dipartita, ormai circa trent’anni orsono, di Dave che ha proseguito con una carriera solista di tutto rispetto (ma negli ultimi anni i due fratelli si sono riavvicinati, registrando due dischi essenzialmente blues di ottima caratura).
Per chi ancora non li conoscesse vi linko https://wp.me/p3cehQ-ow una sorta di monografia del gruppo pubblicata in occasione della ristampa del disco “Testament” del 2014 ma originariamente pubblicato nel 2002 e scoprirete l’incredibile forza e potenza di questa fantastica band di Los Angeles che ormai è entrata nella storia del rock.
Se non li avete mai visti vi assicuro che ne vale la pena.
Apriranno lo show gli amici “Mandolin Brothers” grande gruppo di Voghera (PV) che suona dell’ottimo roots blues rock.
Ci vediamo la sera del 04 Maggio al Macallè, non mancate !! (per chi non riuscisse ad esserci per vari motivi, informo che in Italia faranno un’altra data, il 2 Maggio a Chiari (BS), all’ Auditorium Toscanini).

Venerdì 04 Maggio 2018 The Blasters Live
The Original Kings of American Music !
Cinema Macallè – Alessandria, Castelceriolo
Ingresso € 25 Posto Unico in Piedi
Info 389 422 61 72

The Blasters
Phil Alvin – voce e chitarra
Bill Bateman – batteria
John Bazz – basso
Keith Wyatt – chitarra solista

Jeff Johnson – Lucky Supreme (Fanucci Ed., 2018) – Libro da segnalare-

Johnson_Lucky_Supreme

Traduttore: Tessa Bernardi
Collana: Time Crime
In pubblicazione il 17 gennaio 2018

Un noir definito perfetto da Joe R. Lansdale.

In una Portland plumbea e in balìa di una selvaggia gentrificazione, Lucky Supreme, lo squallido negozio di tatuaggi, resta un’istituzione. Il locale vanta decenni di storia ed è ormai un’enorme croce nera sulla mappa mentale della brulicante vita notturna della Città Vecchia. Ma per quanto tempo ancora riuscirà a sopravvivere? Al suo interno, Darby Holland, quarantenne tormentato da demoni del passato pronti a condurlo sull’orlo della pazzia, nasconde preziosi bozzetti e segreti inconfessabili. E se finora Lucky Supreme si è rivelato il luogo ideale per tenerli al sicuro, quando uno dei suoi disegni gli viene rubato e riappare in California, Darby è costretto a utilizzare ogni mezzo, lecito e non, per difendere il suo locale, la sua reputazione e, non ultima, la sua salute mentale. Ciò che ancora non sa, però, è di avere a che fare con gente con la quale è meglio non scherzare. In un mondo popolato da indimenticabili abitanti della
notte, in cui denaro, bugie e crimine la fanno da padroni, Darby dovrà contare su tutte le proprie abilità e su una buona dose di fortuna per poter rimanere in vita…
Un noir di pura adrenalina, una corsa contro il tempo dalla prima all’ultima pagina.

Note sull’autore:

Jeff Johnson è uno scrittore, artista e musicista originario di Houston, Texas. Autore di diversi racconti e romanzi di successo, attualmente vive a Portland, nell’Oregon. Con Lucky Supreme, primo romanzo della trilogia crime di Darby Holland, fa il suo esordio in Italia, nel catalogo Fanucci Editore.

Grayson Capps – Scarlett Roses ( Royal Potato Family Rec., 2017)

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Purtroppo non ho fatto in tempo ad acquistare questo disco altrimenti sarebbe entrato sicuramente nella lista dei migliori dello scorso anno, ma lo terrò a mente per il 2018. Sono passati sei anni dall’ ultimo album solista di Grayson Capps (nel frattempo si è dedicato al supergruppo Willie Sugarcapps composto anche da Will Kimbrough, Corky Hughes e Sugarcane Jane), ma per “Scarlett Roses” ne è valsa davvero la pena attendere.
Autore ormai maturo, Grayson si muove con liriche piene di vita vissuta su un sound che pesca a piene mani dalla tradizione del sud degli States con accenni southern rock, country e blues.

Grayson Capps sembra essersi ormai sistemato nella Mobile Bay in Alabama con la sua famiglia, dopo il periodo passato a New Orleans e Nashville. “Scarlett Roses” è un album a tratti riflessivo e le tematiche affrontate sono intime, personali legate alla ristretta cerchia familiare ed alle amicizie. La title track è una notevole ballata roots rock e Capps spiega “la canzone mi è venuta durante un vortice di sogni che mescolano emozioni su un vecchio amore, sui propri figli e sui genitori anziani; è una cosa interessante, che accade quando ti lasci andare in quello stato di trance rilassato e ipnotico. Inizi a cantare e tutti questi testi cominciano ad affiorare ed arrivano da posti diversi”:

“Ti ho visto navigare sull’oceano
Verso una terra per trovare i tuoi sogni
Hai allungato le rose color scarlatto
E le hai gettate nell’oceano
E loro sono volate ancora da me”

L’album, se deve essere inserito in un genere, è Country Rock/Americana ed i toni un poco più “ruvidi” sono una concessione del collaboratore di lunga data Corky Hughes alle chitarre. La produzione è condivisa tra Hughes, Capps e Trina Shoemaker, la sua compagna, che in precedenza ha lavorato con artisti di un certo livello come Sheryl Crow, Brandi Carlile, Rodney Crowell e Dixie Chicks.

La successiva “Hold Me Darlin'” è una languida e pigra ballata del sud con la slide guitar sugli scudi mentre “Bag Of Weed” è un viaggio raccontato alla maniera di un John Hiatt oppure James McMurtry con i personaggi che incontra e simpatizza con loro mentre si confidano su come lottano nella loro quotidianità. Questa movie song è puro country rock nella melodia e nelle intenzioni. Il cantante dell’Alabama ha spiegato che serve come antidoto ai testi country Nashville che hanno poca rilevanza per lui (e non solo per lui…).
Si prosegue con il blues di “You Can’t Turn Around” dove la protagonista è la chitarra di Corky Hughes e spadronegga in tutto il brano a fare da sottofondo alla voce aspra di Capps.
“Thanksful” ha una melodia accattivante su un sound prettamente southern rock dominato ancora dalla chitarra di Hughes mentre la successiva “New Again” si apre con un’armonica poi la voce di Grayson si dipana in una melodia triste ma piacevole e fa alcune considerazioni sull’ invecchiare:

“Sto invecchiando, i miei amici sono morti
Non ho mai potuto dirgli addio,
I morti non ti mancano quando se ne sono andati
Anche io salirò e morirò,
ma per ora sono ancora vivo”

“Hit Em Up Julie” riporta al ruvido blues dei suoi esordi mentre “Taos” è un tosto blues paludoso e psichedelico che macina miglia su miglia dalla Louisiana, fino al New Mexico. La canzone si conclude e sfuma in un lento feedback.
Road song da ascoltare mentre l’asfalto scivola via sotto le ruote dell’ auto.
“Moving On” mette in risalto la bella voce di Capps leggermente rauca, che regala una melodia magnifica e dimostra il suo carattere: un country rock intriso di armonie vocali ed un’ armonica che ogni tanto si insinua su un ritmo ondulato, supportato da una splendida base acustica.
Primo grande disco del nuovo anno (anche se uscito lo scorso mese di Dicembre 2017, ma non facciamo i pignoli….).

P.S.= Se vi capita andate a (ri)scoprire il film “Una Canzone per Bobby Long” del 2004 con John Travolta e Scarlett Johansson, ambientato in una New Orleans periferica, tratto dal libro del padre di Grayson (che si intitola “On Magazine Street” presumibilmente in buona parte autobiografico), che Ronald Everett Capps ha dedicato ad “un essere imperfetto” tormentato da una serie di demoni interiori e dedito all’alcol. Bene, qui potete trovare altre splendide canzoni di Grayson che ha curato la colonna sonora, come la canzone che da il titolo al film ” A love song for Bobby Long” e “Washboard Lisa”.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1. Scarlett Roses
2. Hold Me Darlin
3. Bag Of Weed
4. You Can’t Turn Around
5. Thankful
6. New Again
7. Hit Em Up Julie
8. Taos
9. Moving On

Golden Globe 2018

Ribloggo il post del blogger Alessandro/ poP World che seguo, in merito ai vincitori dei Golden Globes 2018, premiazione avvenuta questa notte ora italiana.

La 75ª cerimonia di premiazione dei Golden Globes si è svolta nelle prime ore della notte del 8 Gennaio (orario italiano) ed ha avuto luogo al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California. Lo show celebrativo è stato condotto dal comico e conduttore televisivo Seth Meyers. La premiazione è stata trasmessa da Sky Atlantic in Italia. Stanotte (mezzanotte […]

via “Golden Globes 2018” — PoP World

Michael Connelly – Il lato oscuro dell’addio ( Piemme Ed., 2018)

Connelly

Pagine 372
Editore: Piemme
Pubblicazione il 16 Gennaio 2018

Da uno dei più grandi narratori contemporanei,una vicenda suggestiva e incalzante con protagonista ancora una volta Harry Bosch.

Harry Bosch ha sempre avuto un rapporto di odio/amore con il dipartimento di polizia di Los Angeles, ma ora quel rapporto è finito. Harry è in pensione. Quello che non è finito, invece, è il suo rapporto con le indagini, la “missione”, come l’ha sempre definita, la scoperta della verità. E quindi decide di collaborare con la polizia di San Fernando, un territorio autonomo all’interno della città di Los Angeles, e di inventarsi un nuovo ruolo, quello di investigatore privato. Ma anche questa volta non c’è niente di convenzionale nel modo in cui sceglie di svolgere il suo lavoro. Harry non ha un ufficio, non si fa pubblicità ed è molto selettivo nei confronti dei suoi clienti. Ma quando Whitney Vance, un uomo ricchissimo e molto solo, vicino allo scadere dei suoi giorni, vuole scoprire se davvero non esistono eredi a cui lasciare la sua fortuna, Bosch accetta di aiutarlo. Anche perché forse questi eredi esistono davvero: quando era giovane Whitney si era innamorato perdutamente di una ragazza messicana, che poi era stato costretto a lasciare dalla sua famiglia. Ma lei aveva un segreto. Ha così inizio una ricerca mozzafiato. In gioco c’è una sterminata fortuna, e Bosch capisce subito che la sua missione può essere rischiosa per lui, ma soprattutto per la persona che sta cercando. Tutto questo sullo sfondo di una città con cui Bosch ha un rapporto sentimentale e radici profonde, di cui anche questa volta ci descrive i panorami indimenticabili, dalla piccola San Fernando segnata dalla cultura ispanica, ai grandi grattacieli del mondo del business, alla villa di Vance, ricordo grandioso di un mondo passato.

«Harry Bosch è uno degli ultimi eroi romantici.»
The New York Times

Note sull’ autore:

E’ una delle più grandi star della narrativa americana, Michael Connelly raggiunge il primo posto in classifica con ogni suo nuovo romanzo. I lettori italiani lo hanno accolto con entusiasmo fin dal primo libro pubblicato “Debito di sangue” da cui è stato tratto un film, diretto e interpretato da Clint Eastwood. Abbiamo imparato a conoscere il detective Harry Bosch, indimenticabile protagonista di molti suoi thriller, tra cui “Il ragno”, vincitore nel 2000 del Premio Bancarella. In anni più recenti, Connelly ha ideato un nuovo protagonista, Mickey Haller, che svolge la sua attività dal sedile posteriore di una Lincoln oltre che in tribunale, e che, nell’ adattamento cinematografico ha il volto del grande Matthew McConaughey.
Connelly è stato spesso in Italia, tra le presenze eccellenti di numerosi festival: il Festivaletteratura a Mantova, il Noir in Festival a Courmayeur, dove gli è stato conferito il Raymond Chandler Award, e il Festival Internazionale delle Letterature a Roma.
Nel 2016 è stata trasmessa in Italia la serie televisiva Bosch, interpretato da Titus Welliver e con la sceneggiatura curata dallo stesso Connelly.
Tra i suoi ultimi romanzi pubblicati in Italia da Piemme: “La strategia di Bosch”, “Il passaggio” ed “Il dio della colpa”.

http://www.michaelconnelly.com