Remembering Willy DeVille (Aug. 25th, 1950 – Aug. 6th, 2009)- 9th Anniversary

Willy De V.

Un saluto al grande Willy DeVille nel nono anniversario della sua scomparsa. Un artista che, al pari di Bruce,ha dato tanto al sottoscritto e per celebrarlo utilizzo le parole di un ottimo giornalista e scrittore musicale, Blue Bottazzi (come avevo già fatto in passato) che, per presentare il libro di Mauro Zambellini “Love and Emotion – Una storia di Willy DeVille” scriveva in prefazione :

“Quella di Willy DeVille è una storia rock. Anzi, una storia blues. DeVille aveva tutto: aveva la voce, aveva il fascino, aveva le canzoni. Aveva la band, i mitici Mink DeVille. Aveva i produttori, Jack Nitsche, Mark Knopfler, Doc Pomus, Jim Dickinson. Aveva il culto del pubblico italiano e di quello francese, che lo idolatravano. Aveva lo show, l’unico che se la giocasse con la E Street Band di Bruce Springsteen. Aveva l’ammirazione di Ahmet Ertegun patron della Atlantic, la fiducia di etichette del calibro di Polydor, Capitol, FNAC e quella di Carlo Ditta e la sua Orleans Records. Aveva la stoffa di Chuck Berry, dei Drifters e dei Ramones tutti assieme. Eppure non gli riuscì mai di conquistare il pubblico americano, evidentemente più sensibile alle melodie radiofoniche degli Eagles. Ovunque andasse, con chiunque si mettesse, si portava dietro la sua bad luck, la sua maledizione di un vampiro nato per fare rock’n’roll. Se n’è andato prima di invecchiare, strappato non da un’overdose di rock’n’roll ma da una malattia incurabile. Persino dopo morto questo grande artista americano non ha ancora trovato in patria il riconoscimento che si merita…”.

Willy 5

Thom Chacon – Blood in The USA (Appaloosa Rec./IRD, 2018)

Thom Chacon

Nato nel sud della California e cresciuto a Sacramento, Thom Chacon ha sangue messicano da parte del padre, di professione giornalista, mentre la madre libanese era maestra d’asilo, in una famiglia che conta ben cinque sorelle.
Trasferitosi a Los Angeles prima di compiere vent’anni, Thom inizialmente cercò di farsi notare nella scena musicale della metropoli, poi realizzò rapidamente che per vivere aveva bisogno di un lavoro più concreto e per qualche tempo si dedicò ad accudire ai cavalli in un allevamento.
In seguito Thom decise di trasferirsi a Durango, in Colorado, alla ricerca di altre avventure all’aria aperta, ma in particolare, di concentrarsi sul suo songwriting. Ancora oggi Thom, quando non è in tour fa da guida ed accompagna le persone a cavallo tra le montagne del Colorado e del New Mexico per lunghe escursioni in campeggio ed a pesca.

La natura cinematografica delle sue canzoni deriva non solo dal suo stile di vita ma trae anche influenza dalla sua colorita storia familiare: suo cugino di secondo grado, Bobby Chacon fu due volte campione di boxe nella categoria dei pesi piuma e suo nonno fece il vice sceriffo a Silver City, nel New Mexico e fece parte di coloro che catturarono il mitico fuorilegge Billy the Kid.

Thom è un bravo cantautore e lo aveva già dimostrato nel 2013, con l’ottimo disco d’esordio (qui trovate il link della mia recensione https://wp.me/p3cehQ-5y ). Nel suo ultimo album, “Blood In The USA” (ennesimo plauso alla nostrana Appaloosa Records) Thom Chacon continua ad offrire il suo racconto americano nella tradizione di Kris Kristofferson, Bob Dylan e Bruce Springsteen; le narrazioni cinematografiche si concentrano sul lavoro, sulla famiglia e sulle persone dimenticate dalla società. Con una chitarra acustica e una voce leggermente arrochita, Thom sembra quasi essere il protagonista dei vari personaggi che crea sulla carta.
Le tematiche delle sue canzoni sono radicate nel presente di questi Stati Uniti targati Donald Trump nonostante le canzoni risalgano a circa tre anni orsono. Thom racconta l’America povera e disillusa con canzoni ridotte all’osso (soltanto nove canzoni per ventisette minuti) costruite intorno ad una chitarra acustica, un’armonica e poco altro, dove i protagonisti sono gli emarginati, le persone senza più un lavoro, i contadini disperati e gli immigrati messicani che cercano una via di fuga al confine,come nella bellissima “I Am An Immigrant”.
E’ un folk dal sapore antico, cantato con voce roca e profonda che ricorda Ryan Bingham e pure il John Mellencamp dei nostri giorni, ma si ispira chiaramente anche ai songwriters del recente passato come John Prine, Steve Earle, Townes Van Zandt oltre ai già citati Dylan, Kristofferson e lo Springsteen più intimista.

Visto di recente sul palco del “Buscadero Day” lo scorso 22 Luglio 2018 a Pusiano (Co), è stata un’esperienza emozionante, accentuata dal fatto che ad accompagnarlo alla batteria c’era l’amico Daniele Negro (in prestito dai Mandolin Brothers) e, nonostante sia ormai da tempo un professionista, forse era il più emozionato, neanche troppo distratto dalla presenza di Violante Placido, guest sul palco.
In quell’ occasione Thom è stato premiato come migliore artista emergente, segno che la rivista musicale italiana, un’altra volta è avanti anni luce rispetto alle concorrenti straniere europee.

Voto: 7,0

Tracklist:

1 I Am An Immigrant 4:11
2 Union Town 2:19
3 Blood In The USA 2:44
4 Easy Heart 2:30
5 Something The Heart Can Only Know 2:40
6 Empty Pockets 4:07
7 A Bottle, Two Guitars And A Suitcase 3:08
8 Work At Hand 2:09
9 Big As The Moon 3:55

Novità Discografiche Settembre / Ottobre 2018

uscite-discografiche-2015

Prima della sosta estiva mi sembra doveroso dare un’ occhiata alle future uscite discografiche che riguardano un poco tutti i generi musicali :

31 AGOSTO:

Big Red Machine – Big Red Machine (Justin Vernon dei Bon Iver ed Aaron Dessner dei The National);

Anna Calvi – Hunter

Iron & Wine – Weed Garden (EP con sei canzoni)

The Kooks – Let’s Go Sunshine

Amos Lee -My New Moon

Madeleine Peyroux – Anthem (produttore: Larry Klein; singolo: “On My Own”)

Megan Trainor – Treat Myself

07 SETTEMBRE:

Ben Danaher – Still Feel Lucky

Macy Gray – Ruby

Lenny Kravitz – Raise Vibration

Kathy Mattea – Pretty Bird

Paul McCartney – Egypt Station

Rudimental – Toast to Our Differences

Paul Simon – In the Blue Ligh

William Elliott Whitmore – Kilonova

Bob Seger & The Last Heard – Heavy Music: The Complete Cameo Recordings 1966-67

Swamp Dogg – Love, Loss, and Auto-Tune

14 SETTEMBRE:

Asleep At The Wheel- New Routes

Cedric Burnside – Benton County Relic

Alejandro Escovedo – The Crossing

Good Charlotte – Generation Rx

Nile Rodgers & Chic – It’s About Time (singolo: “Till the World Falls)

Uriah Heep – Living The Dream

Paul Weller – True Meanings

Willie Nelson – My Way

Richard Thompson – 13 Rivers

21 SETTEMBRE

Joe Bonamassa – Redemption

Josh Groban – Bridges

Amy Helm – This Too Shall Light

Slash feat. Myles Kennedy and the Conspirators – Living The Dream

Billy F. Gibbons – The Big Bad Blues

Graham Parker – Cloud Symbols

28 Settembre:

Paul Collins – Out Of My Head

Mudhoney – Digital Garbage

Tom Petty – An American Treasure (4 CD Box set di materiale raro ed inedito)

Rod Stewart – Blood Red Roses

Tony Joe White – Bad Mouthin

Joe Strummer – Joe Strummer 001 ( 2 CD con 12 canzoni inedite del periodo post Clash)

Ottobre (1° pt.):

Blues Traveler – Hurry Up & Hang Around

Cat Power – Wanderer

Eric Church – Desperate Man

Echo & The Bunnymen – The Stars, The Oceans & The Moon

Jackie Greene – The Modern Lives – Vol 2

Nazareth – Tattooed On My Brain

Tom Odell – Jubilee Road

Colter Wall – Songs Of The Plains (produttore: Dave Cobb)

Elvis Costello & The Imposters – Look Now

Buona estate !!!!

Massimo

Jim Knipfel – Esequie ( Bompiani Ed., 2018)

Esequie

Pagine 272
Editore: Bompiani
Traduzione: Beatrice Gatti
Collana: Letteraria straniera

Sinossi:

Leonard Koznowski, sceriffo della Contea di Kausheenah, ha pochi compiti precisi: sedare le risse, multare chi guida in stato di ebbrezza, non multare chi va a caccia fuori stagione e tenere d’occhio Gus, che quando cade la prima neve invece di spargere il sale sulle strade rinsalda l’amicizia di lunga data con il whiskey. A sconvolgere questa pacifica routine è un duplice omicidio: Klaus Unterhumm, impresario delle pompe funebri, e il suo assistente Kirby Mudge vengono trovati morti dal medico legale. Colpo d’arma da fuoco a distanza ravvicinata. Ma l’arma non si trova e gli indizi sono scarsi e confusi. Nel tentativo di indagare Koznowski si renderà conto che i suoi concittadini non sono quello che sembrano: sono molto peggio.

Jim Knipfel (nato nel 1965)appartiene alla corrente di autori della nuova generazione perduta, che col suo primo libro “Slackjaw” ha scandalizzato l’America raccontando di se stesso quando era un ragazzino alcolizzato, misantropo e punk che si è provocato ben tredici tentativi di suicidio prima dei 18 anni. Il suo talento nello scrivere per fortuna l’ha aiutato a superare la fase critica ed è stato elogiato anche da Thomas Pynchon (come recita anche la prima di copertina di questo romanzo)affermando che è un narratore nato, con un acuto spirito di osservazione e senso dell’umorismo.
Esequie, che ha come protagonista uno sceriffo di una piccola cittadina del Wisconsin che indaga su alcuni omicidi avvenuti tra impresari di pompe funebri (una storia vera di omicidi che scossero la comunità dal 1978: nella realtà fu la comunità di Hudson, sempre nel Wisconsin, dove è nato e cresciuto lo scrittore). Knipfel riesce a coniugare alla perfezione realtà e finzione con un misto di atmosfere care ai fratelli Cohen oppure a David Lynch.
Lo sceriffo, suo malgrado, scoprirà che la comunità cittadina è piena di intrighi malsani, di sette religiose, di abusi sessuali che sfociano nella pedo-pornografia e trapianti di organi: chiaramente, tutto questo si può avere spendendo un sacco di dollari.

Knipfel ci descrive il Midwest americano dove a fianco delle sterminate praterie non ci sono solo fattorie e bovari ma centri commerciali e fast food neanche troppo distanti dalla realtà anzi, ormai questa ha superato di gran lunga ogni fantasia ed immaginazione.

Per leggere un estratto del libro, ecco il link di amazon : https://www.amazon.it/Esequie-Jim-Knipfel/dp/8845297314/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1530869472&sr=1-170

Buddy Guy – The Blues Is Alive and Well (Rca Records, 2018)

Cover

Forse l’ultimo dei grandi bluesmen ancora in circolazione, a ottantuno anni ha ancora tanta voglia di suonare e fare musica, come dimostra questo suo nuovo lavoro che comprende ben 15 brani, più di un ora di ascolto prodotta da Tom Hambridge e che vede la partecipazione di ospiti illustri come Mick Jagger, Keith Richards, James Bay e Jeff Beck.
“A Few Good Years” apre il disco e la chitarra è subito protagonista con lunghi assoli rarefatti e d’atmosfera con la voce potente di Buddy ed un organo in sottofondo come un classico brano blues. “Guilty as Charged” è classico blues di Chicago solo da ascoltare con un piano che accompagna i lunghi assoli di chitarra del nostro. “Cognac” si avvale di Jeff Beck e Ketih Richards in qualità di super ospiti ed il risultato è un capolavoro di classic blues elettrico della durata di quasi cinque muniti e mezzo con le tre chitarre che si intersecano e creano un train sonoro di grande qualità. La canzone che da il titolo al disco è ben costruita e ben suonata ma è la voce di Buddy Guy che mantiene la potenza del passato e la presenza dei fiati arricchisce il sound. “Bad Day” è uno shuffle dallo stile classico: accenni di armonica e poco altro servono per mantenere una qualità sonora ed una classe ormai per pochi.”Blue No more” è uno slow blues di grande qualità col piano sugli scudi e l’ospite James Bay che presta la sua voce. “Whiskey for Sale” ha suoni più moderni (echi vocali, fiati e drum loop a creare un sound finto R&B), per fortuna ci pensa la chitarra slide che affonda diversi assoli da antologia. “You Did The Crime” vede ospite all’armonica Mick Jagger ed è un altro grande brano slow classic blues di Chicago: intro strumentale con piano chitarra ed armonica, avvolgente e notturno, poi entra la voce del bluesman ed il sound diventa più corposo e risulta fluido e coinvolgente.

“Old Fashioned” è un errebi di grande presa con i fiati in evidenza ma non raggiunge i livelli qualitativi dei brani precedenti come la successiva “When My Day Comes”, uno slow blues dignitoso ma nella norma ( comunque impressiona la vocalità di questo artista ultraottantenne), mentre la cover di Sonny Boy Williamson (ma resa famosa da Muddy Waters) “Nine Below Zero” viene riletta in maniera impeccabile. “Ooh Daddy” è un boogie blues che corre spedito e fa la sua figura, mentre “Somebody Up There” è un slow blues di grande impatto. “End of the line” classic blues con i fiati costruito su misura per Buddy Guy è trascinante e gli assoli di chitarra sono di gran classe.
Chiude il disco “Milking Muther for Ya” brano che sembra inciso in presa diretta con la voce di Guy in primissimo piano è un divertissement che dura meno di un minuto; è un modo originale per terminare un disco, tra l’altro dalla durata molto lunga (oltre un’ora di musica).
Comunque, il blues è vivo e sta benone.

Voto: ***1/2

Tracklist:

1 A Few Good Years
2 Guilty As Charged
3 Cognac (ospiti Jeff Beck e Keith Richards alle chitarre)
4 The Blues Is Alive And Well
5 Bad Day
6 Blue No More (ospite alla voce e chitarra elettrica James Bay)
7 Whiskey For Sale
8 You Did The Crime (ospite all’armonica Mick Jagger)
9 Old Fashioned
10 When My Day Comes
11 Nine Below Zero
12 Ooh Daddy
13 Somebody Up There
14 End Of The Line
15 Milking Muther For Ya