Novità Discografiche Maggio – Giugno 2017

Uscite Discografiche

Oltre ai dischi in uscita segnalati nel post dedicato precedentemente, si aggiungono altre novità interessanti:

Chris Stapleton – From A Room: Volume I (dopo il grande successo del suo esordio discografico avvenuto nel 2015 con l’album “Traveller” c’è molta attesa per il nuovo album di questo grandissimo cantautore; primo singolo “Broken Halos”)

Garland Jeffreys – 14 Steps To Harlem (produttore: James Maddock)

Trombone Shorty – Parking Lot Symphony (produttore: Chris Seefried; singolo: “Here Come the Girls”)

The Afghan Whigs – In Spades (produttore il frontman Greg Dulli; singolo: “Demon in Profile”)

Diana Krall – Turn Up The Quiet (produttore: Tommy LiPuma)

Taj Mahal / Keb’ Mo’ – TajMo (ospiti: Bonnie Raitt, Joe Walsh, Sheila E., Lizz Wright; singolo: “Don’t Leave Me Here”)

Jade Jackson – Gilded ( prodotto da Mike Ness dei Social Distortion)

Erasure – World Be Gone

Selwyn Birchwood – Pick Your Poison

Rascal Flatts – Back To Us (singolo: “Yours If You Want It”)

Fastball – Step Into Light (Nuovo album a sei anni dal precedente)

Pokey LaFarge – Manic Revelations

Linkin Park – One More Light (singolo: “Heavy”)

Gov’t Mule – Revolution Come …..Revolution Go!

Justin Townes Earle – Kids In The Street (produttore: Mike Mogis; singolo: “Champagne Corolla”)

John Moreland – Big Bad Luv (mixato da Tchad Blake)

Graziano Romani – Soul Crusader Again (secondo album tributo a Bruce Springsteen; il video seguente non fa riferimento al nuovo disco ma al disco tributo a Bruce “Light of Day” uscito nel 2003)

The Charlatans – Different Days (ospiti : Johnny Marr, Paul Weller, Anton Newcombe, Ian Rankin, Kurt Wagner, Sharon Horgan)

Banditos – Visionland (producers: Israel Nash & Ted Young; singolo: “Fine Fine Day”)

Chuck Berry – CHUCK ( Album postumo. Purtroppo non ha avuto la possibilità di esserci per la pubblicazione del suo nuovo album a ben 40 anni di distanza dal precedente in quanto è morto il 18 Marzo scorso all’età di 90 anni; singolo: “Big Boys”)

Big Bad Voodoo Daddy- Louie Louie Louie (un tributo alla musica di Louis Armstrong, Louis Jordan e Louis Prima)

Steve Earle – So You Wanna Be An Outlaw

Fleet Foxes – Crack-Up (singolo: “Third of May / Odaigahara”)

Alison Moyet – Other (produttore: Guy Sigsworth)

Jason Isbell and the 400 Unit – The Nashville Sound (produttore: Dave Cobb; singolo: “Hope the High Road”)

Nickelback – Feed The Machine (produttori: Nickelback, Chris Baseford; singolo: “Feed the Machine”)

Tindersticks – Minute Bodies: The Intimate World of F. Percy Smith (colonna sonora del film tributo, diretto da Stuart A. Staples – Tindersticks)

North Mississippi Allstars – Prayer For Peace

Dan Auerbach – Waiting On A Song (ospiti: John Prine, Duane Eddy, Jerry Douglas, Pat McLaughlin, Bobby Wood, Gene Chrisman dei Memphis Boys; singolo: “Shine on Me”)

Gregg Allman – Southern Blood

Anche stavolta è tutto, alla prossima lista (e finalmente sarà già estate !!!!)

James Lee Burke – Il Sale Della Terra (Unorosso Ed., 2017)

James lee burke

In pubblicazione il 20 Aprile 2017
Traduttore: Daniela Di Falco
Pagine: 608
Editore Parallelo45 Edizioni – Unorosso
Collana: Hoboken

Finalmente dopo una lunga attesa durata due anni, lo scrittore americano James Lee Burke, tra i miei autori preferiti, troverà nuovamente spazio in Italia con la traduzione del suo romanzo “Lights of The World”, ancora inedito nel nostro paese, pubblicato da Unorosso (progetto editoriale della casa editrice Parallelo45 Edizioni).
James Lee Burke, ottant’anni anni compiuti lo scorso 5 Dicembre, è un grande scrittore di bestseller americani di genere noir e polizieschi, che hanno come protagonista Dave Robicheaux (ma ha pubblicato anche la saga sugli Holland per ora inedita in Italia, a parte il romanzo “Terra Violenta” pubblicato in Italia nel 2000) e sono ambientati quasi tutti in Louisiana, con le atmosfere affascinanti della New Orleans creola ma negli ultimi romanzi esplora anche le terre incontaminate del Montana come in questo libro (guarda caso lo scrittore vive e si divide tra questi due stati).
Negli Stati Uniti Burke è un autore pluri-premiato, vincitore di due prestigiosi Edgar Award e un Grand Master Award alla carriera. In Italia, le pubblicazioni si sono fermate al 2015 col romanzo “Creole Belle” e prima ancora era dal 2009 con “Il prezzo della Vergogna” (titolo originale Swan Peak, edito in USA nel 2008) pubblicato da Fanucci Editore, che aveva sostituito Meridiano Zero, Gialli Mondadori e precedentemente Baldini e Castoldi; poi qui da noi si erano perse le tracce: il motivo dipende unicamente dal fatto che Burke, pur essendo un grande romanziere, in Italia ha sempre avuto poca visibilità e quindi poco successo, solo uno zoccolo duro di fan attende con trepidazione la pubblicazione dei suoi libri.
Per nostra fortuna la piccola casa editrice piacentina, che ne ha acquisito i diritti, preferisce di gran lunga la qualità degli autori alle vendite.

Trama:

Lo sceriffo detective della Louisiana Dave Robicheaux e il suo amico di lunga data e socio Clete Purcel sono in viaggio nello spettacolare Montana, quando una serie di eventi sospetti li porta a credere che la loro vita e quella delle loro famiglie siano in pericolo.
In contrasto con la tranquilla bellezza del Flathead Lakem, i rilassanti larici e abeti,le luci estive e colorate della terra dei ranch, una presenza velenosa si nasconde nelle grotte tra le colline, intenta a distruggere vite innocenti.
Alafair Robicheaux viene quasi uccisa da una freccia durante un’escursione solitaria su un sentiero. Successivamente la figlia di Clete, Gretchen Horowitz, che i lettori hanno conosciuto nel precedente bestseller di Burke, Creole Belle, si scontra con un poliziotto locale, generando conseguenze disastrose. Poco dopo Alafair crede di incontrare un volto familiare in città, ma come è possibile che il sadico serial killer Asa Surrette possa gironzolare libero per le strade di Montana?
Surrette perpetrò una serie di omicidi efferati, nel periodo in cui la pena capitale fu messa fuori legge nel suo stato natale del Kansas. Anni prima, Alafair, avvocato e scrittrice (guarda caso la famosa e reale scrittrice Alafair Burke, è davvero la figlia di James Lee) intervistava Surrette in carcere, con l’obiettivo di dimostrare la sua colpevolezza per altri crimini ammissibili per la pena di morte. Più recentemente, un furgone di trasferimento dal carcere, che trasportava Surrette, ebbe un incidente e si pensò che il killer fosse morto: ma Alafair non ne era poi così sicura.

Dicono di “The Light of the World”/ “Il sale della Terra”:

“Già designato per il Grand Master by the Mystery Writers of America, Burke meriterebbe altri titoli per la brillantezza letteraria nella sua serie su Dave Robicheaux.” Light of the world è un romanzo straziante che sviscera la natura del male e mette Dave Robicheaux contro il cattivo più diabolico che abbia mai affrontato.
– Plain Dealer (Cleveland)

Nel corso degli anni, la voce di James Lee Burke è cresciuta in maniera messianica, i suoi libri sono più biblici. E in LIGHT OF THE WORLD è ancora più forte. … i personaggi curiosamente folli sono la specialità di Burke.”
– The New York Times Book Review

“Dave Robicheaux di James Lee Burke, detective della omicidi fin troppo umano dai bayou della Louisiana, apparve più di 25 anni fa in “Pioggia al neon”. Era evidente, anche allora, che Burke aveva creato un personaggio straordinario, la cui profondità, complessità e voce suggestiva faceva sì di tornare a leggerlo. LIGHT OF THE WORLD è il 20° capitolo in questo sempre più ambiziosa serie, e riafferma lo status di Robicheaux come una delle creazioni di maggior successo della narrativa criminale contemporanea.”
– Washington Post Book World

“Dave Robicheaux è un uomo d’azione, con l’occhio di un pittore e la lingua di un poeta.”
– The Wall Street Journal

“Ho da tempo esaurito il mio vocabolario striminzito di superlativi sulla squisita prosa di James Lee Burke e sulle sue trame in movimento. … Una volta ancora, Burke ci racconta il meglio e il peggio del mondo.”
– Margaret Cannon Globe and Mail (Canada)

“Suggestivo, lirico, e inquietante. … Robicheaux è un uomo complesso, riflessivo, ferito e violento, a differenza di qualsiasi protagonista nella narrativa di genere moderna.”
– The Pittsburgh Post-Gazette

“Questo magnifico nuovo romanzo sembra la chiave di volta di una carriera formidabile, un mondo fantastico irto di riferimenti Elisabettiani e assimilabile ad una tragedia greca”.
– The Providence Journal-Bulletin

“LIGHT OF THE WORLD è un Burke vintage: un complotto assassino, eroi imperfetti ma buoni, cattivi ripugnanti, un acuto sentore di storia e filosofia e prosa che mette il lettore in soggezione. … LIGHT OF THE WORLD brilla grazie alla capacità di Burke di rappresentare il meglio e il peggio della specie umana, e di farlo con un occhio attento, costante ed un cuore generoso.”
– Jay Strafford Richmond Times-Dispatch

“Robicheaux è probabilmente il personaggio più originale e interessante nella letteratura poliziesca contemporanea.”
– The Houston Chronicle

“Si può chiamare Burke uno scrittore noir, ma io lo chiamo un tesoro nazionale – che non è solo un maestro di trame sopraffine, ricche di prosa e personaggi dolorosamente reali, lui è uno scrittore che guarda senza battere ciglio alla violenza nella cultura americana, ad ogni livello personale o sociale. … Nonostante momenti di disperazione, Dave Robicheaux è un eroe massiccio”
– Tampa Bay Times

“Il terrore si scatena quando un serial killer evaso torna in cerca di vendetta… Anche se i racconti di Burke coinvolgono alcuni dei personaggi più vili e situazioni violente della narrativa popolare, il suo lavoro va oltre quello che i critici definisco il suo genere.”
– The Sacramento Bee

“Il romanzo più audace e più complesso di Burke fino ad oggi, nello stesso tempo una storia di crimine superba e un capolavoro letterario da un autore che è stato nominato Mystery Writers of America Grand Master.”
– Associated Press

“Burke produce il suo più forte concentrato, e forse il suo più straziante, studio della malvagità umana, riflessa attraverso le convenzioni del romanzo poliziesco.”
– Kirkus Recensioni

“Una meditazione potente sulla natura e sul Male. … Prende allo stomaco, le dita voltano pagina freneticamente perchè il Burke tanto onorato (due Edgars, un Guggenheim Fellowship) è un maestro narratore.”
– Publishers Weekly

“I fan saranno entusiasti di trovare ancora Robicheaux e Clete Purcel uniti in una intensa battaglia tra il bene e il male. Un serial killer che dovrebbe essere morto, ex detenuti, stupratori, trappole e il male che alberga nelle grotte di collina, tutto mixato in, forse, la più grande prova di forza della carriera di Burke.”
– ShelfAwareness.com

“Il 20° romanzo con Robicheaux di James Lee Burke è senza dubbio il migliore della sua prolifica carriera. … Burke è al vertice delle sue doti letterarie.”
– The Louisville Courier-Journal

Note sull’ autore:

James Lee Burke è nato a Houston, Texas nel 1936 ed è cresciuto sulla costa del Golfo tra Texas-Louisiana. Ha frequentato il Sud Louisiana Institute e in seguito ha conseguito la laurea in inglese e un master presso l’Università del Missouri rispettivamente nel 1958 e 1960.
Nel corso degli anni ha lavorato alla Sinclair Oil Company, e come geometra, giornalista, professore universitario inglese, assistente sociale a Los Angeles, e istruttore negli US Job Corps.
Lui e sua moglie Pearl, conosciuta durante gli studi di specializzazione, sono sposati da 48 anni. Hanno quattro figli: Jim Jr., assistente procuratore degli Stati Uniti; Andree, psicologo; Pamala, produttrice TV ed Alafair ( come la ragazzina trovata da Robicheaux nel suo secondo romanzo e poi diventata la figlia adottiva del protagonista) professoressa di diritto e scrittrice di quattro romanzi.

Curiosità:

il suo romanzo The Lost Get-Back Boogie (del 1986, inedito in Italia) è stato respinto 111 volte in nove anni da diversi editori, ma al momento della pubblicazione, la Louisiana State University lo ha nominato per il premio Pulitzer.

Bibliografia::

– Serie di Dave Robicheaux:

Pioggia al neon (The Neon Rain, 1987) (Baldini & Castoldi, 1998 – Meridiano Zero,
2007)
Prigionieri del cielo (Heaven’s Prisoners, 1988) (Baldini & Castoldi, 1994)
Black Cherry Blues (Black Cherry Blues, 1989) (Mondadori, 1993) (vincitore Edgar
Award 1990)
Autunno caldo a New Orleans (A Morning for Flamingos, 1990) (Mondadori, 1994)
Piccola notte cajun (A Stained White Radiance, 1992) (Mondadori, 1996)
L’occhio del ciclone (In the Electric Mist with the Confederate Dead, 1993) (Mondadori, 1997 – Fanucci, 2009)
Rabbia a New Orleans (Dixie City Jam, 1994) (Baldini & Castoldi, 1997) (Hammett
Prize 1995)
L’angelo in fiamme (Burning Angel, 1995) (Baldini & Castoldi, 1998)
La palude dell’odio (Cadillac Jukebox, 1996) (Mondadori, 1999)
Sunset Limited (Sunset Limited, 1998) (Meridiano Zero, 2004) (vincitore Gold
Dagger Award 1998)
Il mio nome è Mae Robicheaux (Purple Cane Road, 2000) (Mondadori, 2001)
La ballata di Jolie Blon (Jolie Blon’s Bounce, 2002) (Meridiano Zero, 2005)
(finalista Edgar Award 2003)
Ultima corsa per Elysian Fields (Last Car to Elysian Fields, 2003) (Meridiano
Zero, 2005)
Ti ricordi di Ida Durbin? (Crusader’s Cross, 2005) (Meridiano Zero, 2006)
Prima che l’uragano arrivi (Pegasus Descending, 2006) (Meridiano Zero, 2008)
L’urlo del vento (The Tin Roof Blowdown, 2007) (Fanucci, 2008)
Il prezzo della vergogna (Swan Peak, 2008) (Fanucci, 2009)
(The Glass Rainbow, 2010) – Inedito in Italia
(Creole Belle, 2012) Unorosso/Parallelo45 Edizioni, 2015
(Light of the world, 2013) – Il Sale Della Terra Unorosso/Parallelo45 Edizioni,
2017

– Serie di Billy Bob Holland:

Terra violenta (Cimarron Rose, 1997) (Mondadori, 2000) (vincitore Edgar Award
1998)
(Heartwood, 1999) – Inedito in Italia
(Bitterroot, 2001) – Inedito in Italia
(In the Moon of Red Ponies, 2004) – Inedito in Italia

– Serie di Hack Holland:

(Lay Down My Sword and Shield, 1971) – Inedito in Italia
(Rain Gods, 2009) – Inedito in Italia
(Feast Day of Fools, 2011) – Inedito in Italia
(House of the Rising Sun, 2015) – inedito in Italia

– The Holland Family (con protagonista Hackberry Holland):

Wayfaring Stranger (2014) – inedito in Italia
The Jealous Kind (2016) – inedito in Italia

Altri romanzi:

(Half of Paradise, 1965) – Inedito in Italia
(To the Bright and Shining Sun, 1970) – Inedito in Italia
Two for Texas (Two for Texas, 1982) (Meridiano Zero, 2004)
(The Lost Get-Back Boogie, 1986) – Inedito in Italia
(White Doves at Morning, 2002) – Inedito in Italia

Raccolte di racconti:

(The Convict and other stories, 1985) – Inedito in Italia
(Jesus Out to Sea, 2007) – Inedito in Italia

Rhiannon Giddens Freedom Highway (Nonesuch Records, 2017)

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Rhiannon Giddens è cresciuta. Accantonato momentaneamente (?) il progetto dei Carolina Chocolate Drops si è decisa a dare una svolta solista ed il secondo album Freedom Highway è il disco della sua maturità artistica. Inciso in soli otto giorni a Breaux Bridge in Louisiana con la supervisione di Dirk Powell, musicista country e bluegrass, ha un impianto sonoro che pesca nella tradizione, supportando la voce di estrazione classica della Giddens.
“At the Purchaser’s Option” apre il disco con un banjo protagonista assieme alla voce della Giddens su un brano folk sudista (musicalmente mi ricorda un poco il Mellencamp degli ultimi anni) mentre con la successiva “The Angels Laid Him Away” si torna indietro di un secolo col folk blues di Mississippi John Hurt.
“Julie” altro brano folk quasi ostico,con accenni hillbilly per solo voce, banjo e violino a raccontare una storia sulla schiavitù. “Birmingham Sunday” di Richard Farina, è invece delicata e ben suonata col pianoforte protagonista ed un coro quasi gospel a rendere più armonioso il brano.
“Better Get It Right the First Time” è un ottimo brano deep soul anni ’60 con tanto di fiati reso più moderno da un talkin’ rap che non stona affatto.
“We Could Fly” è puro folk, limpido e cristallino nel quale risalta la bella voce di Rhiannon. “Hey Bébé” affonda nei bayou appena fuori dalla Big Easy con washboard, spazzole sulla batteria e una tromba di chiara estrazione jazz. “Come Love Come” è un brano slow blues elettrico con una ritmica incalzante.

“The Love We Almost Had” cambia registro e presenta un brano di swing patinato mentre la successiva “Baby Boy” sorretta da un violino gotico ed un banjo in sottofondo è una ballata folk triste, resa più drammatica con le voci di Lalenja Harrington e Leyla McCalla che accompagnano il cantato della Giddens.
Intermezzo strumentale per “Following the North Star” e poi la title track “Freedom Highway”, famoso inno dei diritti divili degli Staples Singers qui rivisitato col supporto di Bhi Bhiman ed una brass band chiude un album eterogeneo e molto politicizzato, ricco di culture e suoni diversi.
A distanza di sessant’anni un album come questo ha ancora ragione di esistere ed è quanto mai di grande attualità.

^ Voto: ****

Tracklist:

01. At the Purchaser’s Option – (04:16)
02. The Angels Laid Him Away – (02:31)
03. Julie – (04:27)
04. Birmingham Sunday – (06:13)
05. Better Get It Right the First Time – (03:23)
06. We Could Fly – (04:52)
07. Hey Bébé – (03:19)
08. Come Love Come – (05:19)
09. The Love We Almost Had – (04:17)
10. Baby Boy – (04:28)
11. Following the North Star – (01:55)
12. Freedom Highway – (04:49)

^ N.B. = Da questo post in avanti i voti saranno sostituiti con le stellette, di seguito la legenda:

* scarso
** insufficiente
*** sufficiente
**** buono
***** ottimo

Chris Stalcup & The Grange – Downhearted Fools ( Dirtleg Rec., 2017)

Chris Stalcup

  

 

Si potrebbe aprire e chiudere il post con poche semplici parole: definendo questo artista della nuova corrente di alternative country che, assieme a Sturgill Simpson e Chris Stapleton (giusto per fare un paio di nomi), sposa con grande disinvoltura tradizione e verità. Verità intesa come vita quotidiana e “Downhearted Fools” è un sentito omaggio alla classe operaia e lo fa con questo disco senza molte pretese ma che è un gioiellino da custodire con cura, sempre in bilico tra country e rock’n’roll, tra strade e amori finiti e promesse di un futuro migliore ma solo immaginario, consapevole che la realtà è ben diversa. Stalcup si fa aiutare dai fidi The Grange, composti da Michael Westbrook (chitarre), Paul Barrie (batteria) e Phil Skipper (basso) che creano un sound debitore a gruppi cardine nel genere Americana come i Del Fuegos, Drive By Truckers, Steve Earle e Georgia Satellites guidati dalla voce aspra di Chris che mi ricorda quella dello misconosciuto Joshua Black Wilkins. Ho ascoltato a lungo il disco, che si apre con “Ogeechee River” ariosa ballata country con la steel guitar sugli scudi, mentre la successiva “(Dont let me) Die Lonely” è un country rock suonato come farebbero i Drive by Truckers di Patterson Hood con in mente gli Stones. Poi è il turno della title track, splendido esempio di canzone rock di stampo chitarristico come solo nel sud degli states riescono a fare. “Get You off my mind” è un honky tonk bello carico che emana passione e sudore, mentre la successiva “Pete and Clyde” bella cavalcata chitarristica di circa sette minuti e mezzo dedicata alle gesta di due outlaw sbandati nel sud degli states povero e ben lontano dal “american dream” bugiardo, anche se tutt’ora ambito da molti. “Burnin’ Up These Highways” parte con gli accordi di un’acustica e la voce svogliata di Stalcup che racconta di un amore finito, col taglio di una ballata triste e malinconica ma al contempo romantica. “Bad Kisser”, altra canzone sopra i cinque minuti di durata, è ancora una ballata con la batteria dall’andamento marziale, incentrata sui problemi adolescenziali, l’imbarazzo di non sapere come comportarsi nelle prime esperienze con l’altro sesso, risultando goffi e pudici. “Moonshinin'” è una canzone country dal sound delicato ma deciso e quasi rock e la successiva “You, My First Love”, una ballata con chitarra acustica e batteria suonata con le spazzole è ancora un ritorno ai ricordi della sua giovinezza, capitolo importante dei suoi racconti. Chiude la lunga (quasi otto minuti) “However You Want Me” che parte in sordina per poi trasformarsi in una cavalcata rock chitarristica densa di irruenza southern rock, accompagnata nel finale da un piano che ti smuove l’anima e dona a questo disco un senso di integrità, musica fuori dal tempo che si basa sulla propria esperienza per stabilirne la legittima proprietà.

Voto: 6/7

Tracklist:

01. Ogeechee River 04:54
02. (Don’t Let Me) Die Lonely 04:58
03. Downhearted Fools 03:54
04. Get You Off My Mind 04:26
05. Pete And Clyde 07:25
06. Burnin’ Up These Highways 06:15
07. Bad Kisser 05:20
08. Moonshinin’ 05:12
09. You, My First Love 05:15
10. However You Want Me 07:56

Aura Xilonen Arrojo – Campione Gringo (Rizzoli Ed.,2017)

AURA

Traduttore: B. Arpaia
Collana: Rizzoli best
Anno edizione: 2017
Pagine: 336 pagine

In questo mirabolante, picaresco, drammatico romanzo d’esordio Aura Xilonen inventa una lingua nuova e potentissima per tratteggiare una storia in cui non c’è nulla di inventato.
“Il mio pugile messicano sbriciola il Muro di Trump” dice la giovane scrittrice.
L’odissea di un clandestino che insegue il mito dei dollari dei “gringos”. Il romanzo di una scrittrice messicana sul popolo dei migranti: miseria, violenze, solitudine. Che nessuna barriera può fermare.
Il protagonista, Liborio, è un giovane messicano che emigra illegalmente negli Stati Uniti e si fa strada restituendo le botte prese con pugni micidiali. A Donald Trump, che vuole sigillare il confine con il Messico per fermare quelli come lui, forse non piacerebbe. Eppure, a suo modo gli sta facendo pubblicità rendendo attuali le sue disavventure.
Un campione di boxe che parla spanglish una lingua meticcia (che in italiano però perde forza, senza dover colpevolizzare il traduttore) che mescola castigliano e inglese da strada con vocaboli inventati oppure sin troppo colti.

«E allora mi viene in mente, mentre i coattoni seguono la bella ragazza per bulleggiarla e sfotterla dicendole cose sozze, che posso andarmene all’altro mondo se do una lezione a tutti quei facching bastardi. Ma sono nato morto e non ho manco un briciolo di paura.»
Liborio parla così. Ed è così che pensa. A sedici anni ha dovuto lasciare il Messico, una terra che non gli ha dato nulla se non pena e istinto di sopravvivenza, in seguito a una rissa in cui, puro incidente, ha ucciso qualcuno. È fuggito sulla rotta seguita da tanti altri, superando a nuoto il Río Bravo, e dal quartiere gringo nel quale è precipitato ora ci racconta la sua Aura Xilonen inventa una lingua nuova e potentissima per tratteggiare una storia in cui non c’è nulla di inventato: veri sono i problemi sociali, vera la solitudine, vera la miseria dei migranti in un paese dove sempre e sempre di più sono costretti ai margini; ma veri sono anche l’amore, gli incontri, i piccoli miracoli cui vanno incontro. Liborio è un concentrato di tutto questo, ed è nel suo vernacolo colorato e vivacissimo, pungente, efficace che ci descrive i vuoti e le infelicità dell’infanzia, l’arrivo nella “terra promessa” e il primo impiego clandestino in una piccola libreria che lo nutre di parole incomprensibili e stupende al tempo stesso. Fino all’ incontro con la bella Aireen. È per lei, oltre che per se stesso, che Liborio vuole resistere, e saranno i pugni e i guantoni a indicargli la strada: lì, sul ring, il campione è lui.

Ho finito di leggerlo giusto ieri sera: dopo un inizio che disorienta (in alcuni momenti ho pensato di non andare più avanti e passare a leggere altro) poi la storia ha iniziato ad insinuarsi ed ha preso vita, è subentrato l’interesse ed infine mi ha conquistato, con questa strana scrittura, tuttavia piena di sentimento e la realtà di una vita ai margini ma che a volte riesce ad emergere. Un’ ottima lettura.

Voto: ***1/2
 

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Aura Xilonen è nata in Messico nel 1995 ed ha vissuto due anni in Germania. Studia Cinematografia alla Benemérita Universidad Autónoma de Puebla, scrive e dirige film e cortometraggi. «Campione gringo», il suo romanzo d’esordio, ha vinto nel 2015 il premio messicano «Mauricio Achar». Vive a Puebla, Messico.

Hurray for the Riff Raff – The Navigator (ATO Records, 2017)

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Hurray for the Riff Raff è un collettivo di artisti che sino a poco tempo fa ha faticato non poco ad emergere ed attirare l’attenzione, suonando un poco ovunque, dalle metropolitane alla strada sino ai grandi teatri degli States, grazie al carisma del principale loro punto di riferimento, la cantante Alynda Lee Segarra.
Figlia del Bronx, a 17 anni Alynda Segarra lascia casa suggestionata dai racconti di Woody Guthrie e dalla sua indole punk finisce a New Orleans.
La città che, nonostante alcuni grossi problemi cronici, è sempre in crescita costante dal punto di vista artistico, e qui con il suo gruppo Hurray for the Riff Raff si fa un nome dando voce ad un folk ribelle dentro la tradizione per quanto riguarda la musica, ma decisamente moderno e fuori dai canoni per i temi trattati.

The Navigator, il nuovo album è stato creato come un concept, crea una storia nata dalle proprie origini portoricane, col personaggio (in parte autobiografico) di Navita Milagros Negrón, una ragazza di strada cresciuta in una città che somiglia molto a New York. Navita torna dopo circa quarant’anni solo per trovare la sua gente esiliata ed emarginata. Un meltin’ pot di generi folk, blues, country, rock, gospel e ritmi world di Puerto Rico ad evocare la poesia di strada ed il romanticismo da ghetto degli insuperabili Mink DeVille.
The Navigator è un viaggio attraverso l’identità di una razza e di una cultura, che per allargare i propri orizzonti si fa produrre dall’inglese Paul Butter inserendo i percussionisti Juan Carlos Chaurand e Gregory Rogove, alcuni musicisti portoricani ed un coro doo wop del New Jersey che apre l’album con la canzone “Entrance” dal sapore gospel-street. “Living in the city” è un arioso folk dal sapore soul con echi musicali dei primi Mink DeVille di fine anni settanta. “Hungry Ghost” ha un sound quasi dark, con la voce particolare di Alynda (che ha affinità con la voce di Patty Smith) ci regala una canzone fuori dagli schemi.
“Life to Save” è un’indolente ballata country dal sound pieno e corposo, mentre “Nothing’s Gonna Change That Girl” una stupenda ballata soul orchestrale che richiama un sound quasi dimenticato degli anni ’50 ma riproposto spesso da Willy De Ville nei suoi album (guarda caso, pure lui di origine portoricana).
“The Navigator” è una canzone lenta, languida e notturna dalla ritmica e dal sound caraibico, in particolar modo cubano.

“Halfway There” è un ottimo folk blues acustico, dolente e corale, mentre la successiva e bellissima “Rican Beach” è un miscuglio di ritmi funky, chitarre jazz (ricordano Marc Ribot) ed un tappeto di percussioni caraibiche che sono un autentico dono per le nostre orecchie.

“Fourteen Floors” è un’intensa ballata pianistica con finale di percussioni,”Settle” è poetica e nel sound primeggiano gli archi che impreziosiscono la canzone.”Pa’lante” ha un intro pianistico su un talkin’ di Alynda e la canzone prende forma con un crescendo significativo.
Il folk latino di “Finale” chiude a tutti gli effetti un disco ricco di suoni, musiche e storie che si intrecciano tra loro come una piece teatrale.

Voto:7,5

Tracklist:

1. Entrance
2. Living In The City
3. Life To Save
4. Hungry Ghost
5. Nothing’s Gonna Change Girl
6. The Navigator
7. Halfway There
8. Fourteen Floors
9. Rican Beach
10. Settle
11. Pa’lante
12. Finale

http://www.hurrayfortheriffraff.com/