Jake Hinkson – Inferno in Church Street (Edizioni Del Capricorno, 2018)

Jake Hinkson

Collana La Metà Oscura
Pagine 224
Traduzione di Roberto Marro

Desidero segnalare con particolare interesse questo libro, esordio letterario di Jake Hinkson, pubblicato per la prima volta nel Gennaio 2012 ed ora disponibile anche in Italia edito da “Le Edizioni del Capricorno”.

“Inferno in Church Street” è un libro crudo e spietato nel condividere verità che ognuno di noi in realtà tiene ben nascoste dentro di sé in quanto nel mondo esterno come ormai sappiamo impera l’ipocrisia; la maggior parte delle persone dice solo cose che possono piacere agli altri per attirarsi le simpatie, ma in realtà, nella loro testa i pensieri sono ben altri.
Mi è piaciuto molto, in quanto riesce a far emergere la vera natura della maggior parte delle persone e non fa che accrescere la voglia di staccarsi da tutto questo mondo “social”, composto da gente in realtà piena di pregiudizi e ignoranza ma che è pronta a salire sul pulpito in ogni occasione.

Protagonisti del libro sono due personaggi controversi: Paul, un ladruncolo che ha appena perso l’ennesimo lavoro e rapina le persone che gli sembrano inermi per raggranellare qualcosa pur di sopravvivere e sceglie come sua prossima vittima Geoffrey, all’apparenza un uomo mite, obeso ed inoffensivo.
Non andrà certo come prevedeva Paul, che sarà costretto da Geoffrey, in cambio dei tremila dollari che ha nel portafoglio, ad ascoltare la sua storia durante un viaggio di circa cinque ore in auto, che vuole rilasciare come sorta di testamento, quasi a liberarsi da un passato decisamente ingombrante.

La scrittura di Hinkson diventa subito il suo tratto distintivo: risulta nitida anche quando descrive situazioni torbide ed oscure. Non si fa problemi a descrivere in modo decisamente negativo la religione, in questo caso la chiesa metodista, un mezzo utilizzato per arricchire chi ne sta ai vertici.
“La religione è il lavoro più geniale mai inventato, perché nessuno perde soldi fingendo di parlare all’ uomo invisibile che sta lassù. Le persone credono già in lui…Se non riesci a far soldi nel business della religione, meglio che lasci perdere.”(un estratto da pag. 27).
Un pugno nello stomaco ai bigotti ed a coloro che appartengono ad un credo religioso. Goffrey diventa diacono di una congregazione metodista e con queste idee si insinua nella comunità e scatena l’inferno. E’ il tipo di persona all’apparenza normale che si rende simpatico agli occhi dei concittadini di Little Rock in Arkansas, ma che poi non si fa nessuno scrupolo a raggiungere il proprio fine con ogni mezzo.

Un libro noir nel vero senso del termine, come ormai non se ne scrivono più, figlio di una scrittura degna di Jim Thompson, spesso nominato a sproposito, ma lo accosterei per certi versi anche a Charles Willeford, e stavolta le affinità le troverete senza problemi.

Voto: ****

Note sullo scrittore:

Jake Hinkson (nato nel 1975) è uno dei più importanti scrittori del nuovo noir americano. Dopo aver frequentato diverse scuole di scrittura creativa, oggi insegna all’ Academy for the Arts di Chicago, dove vive. Collabora regolarmente con diverse riviste (Los Angeles Review of Books, Mental Floss, Mystery Scene, Criminal Element, Tor, Noir City), ha pubblicato un saggio sul cinema noir (The Blind Alley: Investigating Film Noir’s Forgotten Corners) e tre romanzi: Inferno in Church Street (titolo originale “Hell on Church Street”) nel 2012 che vinse il Prix Mystère de la Critique nel 2016 in Francia, The Posthumous Man (2012) e No Tomorrow (2015) probabilmente di prossima pubblicazione anche in Italia.

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Patrick Sweany – Ancient Noise ( Nine Mile Records, 2018)

Patrick Sweany - Ancient Noise

Patrick Sweany tramite il suo particolare sound rock blues, che ormai è un distintivo marchio di fabbrica, acquista nuova linfa e forza come nei brani iniziali di questo nuovo “Ancient Noise”, proponendoci uno swamp blues in odore di gospel in “Old Time Ways” oppure inasprirsi nella successiva ed ìpnotica “Up and Down”.

Ma Sweany ha anche l’altra faccia della medaglia altrettanto interessante (se non più intrigante) e riesce a mutare l’inquietudine iniziale con la fantastica ballata “Country Loving” dominata dal piano, con slide e cori gospel.

Con la successiva “No Way No How” si torna al blues sudista, condito da una chitarra e da un organo funky in sottofondo; l’aspra “Outcast Blues” è guidata dalla bella voce di Patrick e da un sound coinvolgente, che staziona in territori swamp blues.
“Steady” è un’altra ballata d’atmosfera, leggera e delicata mentre “Get Along”
infarcisce i suoni già conosciuti con aggiunta di giuste dosi di soul e R&B rendendo il brano estremamente piacevole.
“Baby Every Night” è la tipica ballata del sud degli States, irresistibile per la sua bellezza indolente, mentre con “Play Around” resti intrappolato in un brano di rara eleganza ed armonia, dove si incontrano ancora il soul ed il R&B
anni ’60 con una struttura quasi orchestrale,

che in chiusura addirittura amplifica in “Victory Lap” altro brano incantevole dove convivono la ballata soul ed il rock blues del finale concitato. Nel mezzo, il cambio di marcia di “Cry of Amede” ottimo rock swamp blues di matrice sudista.

Patrick Sweany è un artista quasi sconosciuto dalle nostre parti che mi tengo ben stretto. Altro ottimo lavoro, come d’altronde tutta la sua discografia.

Voto: ****

Tracklist:

1 Old Time Ways
2 Up and Down
3 Country Loving
4 No Way No How
5 Outcast Blues
6 Steady
7 Get Along
8 Baby Every Night
9 Play Around
10 Cry Of Amede
11 Victory Lap

The Bonnevilles – Cascina Bellaria – Sezzadio (Al) – Live 15/09/18

The Bonnevilles

Non parlo quasi mai dei concerti ai quali assisto in quanto reputo quasi inutile scrivere di artisti nella loro versione live quando parli già dei loro dischi, anche perchè in questo ambito abbiamo ormai raggiunto in generale un ottimo livello (non ricordo di aver visto negli ultimi anni un concerto mediocre). In questo caso invece dei loro dischi non ne ho mai parlato (come di molti altri artisti) forse per mancanza di tempo, ma meritano anche se suonano musica di nicchia. Il genere si avvicina a quello che prediligo, ovvero un rock blues rozzo, malsano e di derivazione punk. Il duo, composto da Andrew Mc Gibbon Jr. (chitarra e voce) e Chris Mc Mullan (batteria), ricorda gruppi come The Black Keys e The White Stripes degli esordi ma anche sonorità care ai North Mississippi AllStars, Cedric Burnside (nipote di R.L.) e Lightin’ Malcolm, Left Lane Cruisers, per citarne alcuni e altre cose legate alla Fat Possum Records; solo che loro provengono dalla cittadina di Lurgan, non lontano da Belfast in Irlanda Del Nord, ma vi assicuro che di sonorità irish non se ne sentono (anche se in altro ambito sono le benvenute!), però avrete certo a che fare con la classica irruenza sonora che ne deriva da coloro che vivono in quei luoghi.

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Un’ora e mezza abbondante di concerto, tosto e divertente nella splendida cornice della Cascina Bellaria, un punto illuminato nel mezzo del nulla,nella notte e nel buio delle campagne alessandrine, che propone (con grande passione unita ad una grande dose di coraggio), ogni anno d’estate un ottimo programma di concerti con gruppi e band che provengono da ogni parte del mondo.

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A volte, basta volerlo, è possibile proporre ottima musica non di tendenza quasi ovunque basta non pensare ai facili guadagni; con questa musica in Italia rischi solo di rimetterci. Serve solo una gran passione (oltre allo spazio dove poter concretizzare i tuoi sogni….).

https://www.cascinabellaria.com/it/

Se pensate che dopo la data di Sezzadio (Al) i The Bonnevilles andranno a suonare in Spagna in città come Barcellona, Valencia, Madrid, Bilbao c’è poco da aggiungere.

Il duo ha proposto gran parte del repertorio estratto dai loro quattro dischi con particolare attenzione a “Arrow Pierce My Heart” del 2016 che me li fece conoscere ed al nuovo “Dirty Photographs”. Ho fatto alcuni video ma purtroppo il mio blog non li supporta in quanto non sono “premium” (….che si fottano….) allora non mi resta che pubblicare qualche video pescato sul tubo.

Buon Divertimento e buona domenica.

John Mellencamp – People Other’s Stuff nuovo disco in uscita a Novembre 2018

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Una bella notizia circola da ieri sul web: John Mellencamp si appresta a pubblicare un nuovo disco dal titolo “Other People`s Stuff” ed uscirà il 16 novembre su etichetta Republic Records e sarà supportato da un tour all`inizio del prossimo anno ma non sarà altro che il proseguimento dell’attuale tour in corso in questo periodo in Canada, che si concluderà il 14 Novembre 2018.
Il tour del prossimo anno comincia ovviamente da casa sua in Indiana con uno show al Morris Performing Arts Center di South Bend il 7 Febbraio 2019.
Poi ci saranno una serie di date sparse negli States (e speriamo in seguito anche in Europa). Ogni biglietto acquistato online sarà accompagnato da una copia fisica del nuovo disco “Other People`s Stuff”. I dettagli sul nuovo disco dovrebbero essere disponibili a breve.

Ruston Kelly – Dying Star (Rounder Rec., 2018)

Ruston Kelly

Appena scoperto per caso dal sottoscritto, sono stato attratto dalle sue canzoni, più leggere rispetto i miei standard, ma sarà il periodo o chissà che altro, il disco che Ruston Kelly ha appena pubblicato mi piace molto e mette in risalto il suo raffinato songwriting. Denso di struggenti melodie e di arrangiamenti azzeccati, con inserimenti di armonica e pedal steel, le ben 14 canzoni che compongono “Dying Star” sono cantate dalla calda voce di Kelly, che evoca subito artisti come Jackson Browne al quale unisce sonorità più moderne stile Ryan Adams.

Ruston Kelly presenta le sue ottime potenzialità in brani come “Son Of A Highway Daughter” con un sound che rimanda a gruppi folk rock come Lumineers (per i quali ha aperto alcuni concerti nel tour dello scorso anno); “Jericho”, bella canzone intimistica oppure “Big Brown Bus” (che vede il contributo di Tim Kelly, padre di Ruston alla pedal steel) è un intrigante country-soul pop, genere sperimentato anche dalla moglie Kacey Musgraves, bella e brava artista ben conosciuta negli States.

L’indiscussa attrattiva principale di “Dying Star” come dicevo, è il songwriting di Kelly, che fa da ponte tra i giochi di parole di “Music Row” e la nuda vulnerabilità al pari di cantautori come Lucinda Williams ed il già citato Ryan Adams. Ruston non è un novellino: in passato ha scritto canzoni per Tim McGraw, Josh Abbott Band e altri ancora, inoltre ha debuttato lo scorso anno con un disco auto-prodotto intitolato “Halloween” che ha ottenuto consensi a livello nazionale, in particolare per la canzone “Black Magic” che ha fatto da colonna sonora alla stagione finale della serie TV americana “Scorpion” prodotta dalla CBS.

Kelly nella maggior parte dell’album riflette ed esorcizza i demoni del passato, (leggendo online i suoi trascorsi, risulta che nel 2016 è stato in riabilitazione a seguito ad abuso di sostanze illecite) ed il suo più grande dono è il modo in cui tratta la disperazione con dignità, permettendo ai suoi personaggi di essere guidati su strade oscure (come ad esempio in “Mockingbird”) ma continua ad offrire loro una seconda possibilità, di redenzione e poter quindi ritornare a casa.

“Dying Star”, buttato nella mischia delle innumerevoli uscite discografiche, corre il rischio di passare inosservato, ma il ragazzo ha stoffa da vendere e scommetto che riuscirà ad emergere.
Forse l’unica cosa sbagliata è il titolo scelto (stella morente) “Dying Star” è decisamente un bel disco, senza una canzone fuori posto.

Voto: ****

Tracklist:

1 Cover My Tracks
2 Mockingbird
3 Son Of A Highway Daughter
4 Paratrooper’s Battle Cry
5 Faceplant
6 Blackout
7 Big Brown Bus
8 Mercury
9 Anchors
10 Just For The Record
11 Trying To Let Her
12 Jericho
13 Dying Star
14 Brightly Burst Into The Air

Kevin Gordon – Tilt & Shine (Crowville Media Rec., 2018)

Kevin Gordon - Tilt & Shine

Ascoltando le interessanti storie incluse nei racconti che compongono le canzoni di questo nuovo disco di Kevin Gordon, uscito a distanza di tre anni dal precedente, si riesce a capire il perchè viene definito, anche da molti suoi colleghi (Lucinda Williams, Buddy Miller e lo scrittore di musica Peter Guralnick, oltre ad avere alcune sue canzoni interpretate da artisti come Keith Richards, Levon Helm, Irma Thomas tra gli altri) come uno degli artisti più raffinati, letterati e talentuosi d’America.

Il suono della sua Gibson del ’56 produce un groove intrigante di swamp blues e sound della Sun Records, vintage ma anche imprevedibile come i testi che Kevin ama scrivere e cantare, ma è pure merito del produttore/chitarrista Joe McMahan (Patrick Sweany,Shelby Lynne & Allison Moorer) in grado di mantenere il suono crudo e ben radicato, come nell’iniziale ed inquietante “Fire At The End Of The World” con un riff del delta che ricorda RL Burnside ma anche i CCR e racconta la storia di Billy e del suo amico di 17 anni che partono per New Orleans alla ricerca dell’ “ostrica con dentro la perla”, accompagnati da una sinistra energia che le aleggia intorno. “Saint On A Chain” è più introspettiva col suo testo ambiguo, mentre “One Road Out (Angola Rodeo Blues)” col fraseggio duro e sudicio alla ZZ Top canta di carcerati alle prese con un pericoloso rodeo. il rock and roll alla Chuck Berry di “Right On Time” è vibrante anche se la storia su impenitenti nottambuli non è certo nuova, Gordon rinvigorisce il tutto con testi taglienti ed incisivi.
“DeValls Bluff” è un racconto inquietante su un ex detenuto che si aggira nei boschi, supportato da una musica lenta, a tratti onirica, che ti avvolge come la nebbia delle paludi della Louisiana. “Drunkest Man in Town” è un boogie blues sporcato da una chitarra tagliente ma reso elegante dal pianoforte in sottofondo.

La tristezza di essere lontano dai propri cari è dentro la ballata acustica “Rest Your Head” mentre la voce di Gordon si incrina per l’emozione quando canta “le ore e le frustrazioni non diventano nient’altro che dollari di carta di dimensioni sottili”.
In chiusura “Get It Together”, su un sound prettamente r’n’r blues canta della battaglia costante in età adulta, che evidenzia il divario tra sapere cosa devi fare e farlo davvero. Originariamente la resa doveva essere più rozza, quasi punk, ma sul disco finisce per essere una canzone di speranza, quasi positiva. Una cosa molto rara per questo cantastorie dalla pungente ironia capace con la sua musica di creare atmosfere tipicamente sudiste con storie popolate da giovani in cerca di una via di fuga, membri del Ku Klux Klan, macchine rubate, fucili nascosti in un MacDonald’s dopo uno show degli ZZ Top e personaggi reali come il bluesman Jimmy Reed e il folk singer indiano comanche Brownie Ford.
Alcune saranno anche storie vere, ma è il modo in cui Gordon elabora le sue parole per far riflettere sulla realtà, senza alcun cliché, che aiuta la musica a risuonare molto tempo dopo che l’ultima nota è sfumata.
Questo rende “Tilt e Shine” un ulteriore esempio di come il talento di Gordon continua a migliorare. Forse un giorno sarà ricompensato con un riscontro commerciale, che merita senza ombra di dubbio.

Voto: ****

Tracklist:

1 Fire at the End of the World
2 Saint on a Chain
3 One Road out (Angola Rodeo Blues)
4 Gatling Gun
5 Right on Time
6 DeValls Bluff
7 Drunkest Man in Town
8 Rest Your Head
9 Get It Together

Joe Thomas – Paradise City ( Carbonio Editore, 2018)

Joe Thomas Paradise City

Editore: Carbonio
Collana:Cielo Stellato
Data uscita:11/10/2018
Traduttore:Sandro Ristori

Mi sono segnato nella lista dei libri da leggere anche questo che uscirà il prossimo mese (quindi ho tempo di finire con calma quello che sto leggendo ora e presto ne scriverò un post in quanto merita) perchè mi intriga la storia e perchà si svolge nella controversa città di Sao Paulo in Brasile, nazione che sta vivendo un momento storico molto delicato negli ultimi anni, con la crisi economica e i recenti scandali legati alla corruzione sempre più diffusa che stanno portando a un aumento notevole della criminalità.

Trama:

Mario Leme, investigatore della Policia Civil di Sao Paulo, non è più lo stesso da quando un tragico incidente ha sconvolto la sua vita: l’amatissima moglie Renata è rimasta uccisa l’anno prima da una bala perdida, un proiettile vagante, durante una sparatoria tra polizia e trafficanti di droga. Renata era un’attivista, un avvocato coraggioso che si dedicava agli ultimi e aveva il suo studio proprio nella favela dove ha perso la vita: Paraisopolis, un inferno di violenza e criminalità. Ma un giorno, proprio in quella favela, Leme assiste a un altro incidente mortale: un SUV sbanda e si ribalta. Sul corpo della vittima però scorge delle ferite da proiettile, un attimo prima che la polizia militare lo porti via in tutta fretta. Un omicidio fatto passare per incidente. Da quel momento Leme è attanagliato dal dubbio che anche quello di Renata sia stato in realtà un omicidio… Un libro avvincente: un thriller ad alta tensione che ci trasporta in un Brasile vero, senza sconti. Il primo di una serie con protagonista la tentacolare città di Sao Paulo, con il suo connubio sconvolgente di bellezza e squallore.